28 Ottobre 2026
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Voti in cambio di presunti posti al cimitero: ecco perché Flavio Stasi è finito agli arresti domiciliari

Il sindaco di Corigliano Rossano è accusato di scambio elettorale politico-mafioso per le Comunali del 2024. Secondo la Dda di Catanzaro avrebbe accettato, attraverso un intermediario, i voti procurati da un presunto esponente della ‘ndrangheta rossanese, promettendo in cambio assunzioni

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Flavio Stasi finisce agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico all’alba del 28 ottobre, nell’operazione antimafia che i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza conducono nella Sibaritide.
L’accusa è di scambio elettorale politico-mafioso, aggravato dalla sua elezione. Secondo la Dda di Catanzaro, alle comunali dell’8 e 9 giugno 2024 il sindaco, ricandidato, avrebbe accettato la promessa di voti da parte di Annibale Matalone, ritenuto esponente di spicco della ‘ndrangheta rossanese.
Il contatto sarebbe passato attraverso Vincenzo Curia. In cambio dei voti Stasi avrebbe promesso di far assumere Matalone e i suoi familiari al Comune, nel cimitero o in enti collegati all’amministrazione. Il gip ritiene che ci siano gravi indizi e dispone i domiciliari per Stasi e Curia, mentre Matalone va in carcere.

Il presunto procacciatore di voti

Per l’accusa Matalone, 60 anni, farebbe parte della locale di ‘ndrangheta di Rossano. La Procura sostiene che il suo gruppo appoggiasse la coalizione avversaria e che lui abbia sostenuto Stasi di nascosto, contro quell’indicazione.

Il pranzo del 6 maggio

A un mese dal voto Matalone pranza con Curia e con un altro indagato, e il captatore installato sul suo telefono registra la conversazione. Secondo l’accusa sarebbe Curia a riferirgli che il sindaco è interessato a lui. Racconta che Stasi lo conosce, che ha il suo numero e che stava per chiamarlo, ma che lui lo ha fermato in tempo: “Ma tu sei malato di testa”.
Matalone pone le sue condizioni: “Glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro”. Si parla di tre assunzioni previste al cimitero. Curia, titolare di un’agenzia funebre secondo la Procura, gli consiglia di puntare su quel posto.
La sera stessa l’altro commensale racconta ai familiari che Matalone sarebbe stato “mandato a chiamare” dal sindaco. Aggiunge che Matalone vorrebbe un posto fisso per sé e per il figlio, da ottenere prima del voto. Per la Procura e per il gip l’iniziativa del contatto sarebbe partita da Stasi.

Davanti al comitato elettorale

Il 16 maggio Matalone telefona a Curia. Curia gli dice che sta lasciando il sindaco al comitato elettorale di via Telesio, a Rossano, e gli dà appuntamento lì davanti. Le telecamere riprenderebbero Curia e Stasi arrivare insieme in auto. Poco dopo Curia attraversa la strada e parla con Matalone, mentre il sindaco si allontana salutando chi si trova sull’altro marciapiede.
Infine Curia e Matalone escono insieme dall’inquadratura. Per il gip le immagini, lette insieme alla telefonata, provano un incontro tra Matalone e Curia subito dopo che Curia ha accompagnato il sindaco.

La campagna

Il 21 maggio Matalone confida ad alcuni conoscenti di votare e far votare Stasi, di avergli già procurato “una ventina di voti” e di aspettarsi “un occhio di riguardo”.
Alla vigilia delle elezioni, in un salone di parrucchiere, un cliente riferirebbe che “lo zio”, come viene chiamato Matalone, ha detto che è meglio se vince Stasi.
Il 9 giugno Matalone consegna un fac-simile di scheda con il nome del sindaco.
L’11 giugno, a scrutinio chiuso, dice alla moglie di essersi impegnato in segreto e di essere stato “mandato a chiamare”.

Le conclusioni dell’accusa

La Procura scrive che tra Stasi e Matalone non sono state intercettate conversazioni dirette. Ricava la promessa e l’accettazione per via indiziaria dai dialoghi tra Curia e Matalone, dall’impegno elettorale crescente di Matalone e dalla sicurezza con cui parlava dei benefici in arrivo per sé e per la famiglia.
Per gli inquirenti la consapevolezza del sindaco sul peso criminale del suo interlocutore deriverebbe dal fatto che l’iniziativa del contatto era sua e dalla cautela con cui i protagonisti evitavano di parlarsi apertamente.
Le carte non documentano assunzioni, ma per l’accusa il reato si consuma con la sola promessa. Il gip accoglie questa impostazione. Sceglie i domiciliari invece del carcere perché il tempo trascorso dai fatti attenua le esigenze cautelari.

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