Presenze fantasma dal servizio, dipendenti fuori dal posto di lavoro senza registrare le assenze con il badge e in un caso un’auto aziendale utilizzata più volte per fini personali. Con le accuse, a vario titolo di truffa e di peculato, il gup del Tribunale di Catanzaro Fabiana Giacchetti ha rinviato a giudizio 11 autisti dell’Amc, coinvolti nell’ambito dell’inchiesta sull’assenteismo dei dipendenti della società di trasporto pubblico del capoluogo, mentre gli avvocati difensori Helenio Cartaginese, Antonio Migliaccio, Rita Cellini, Giuseppe Carvelli, Arturo Bova e Giuseppe Vetrano avevano chiesto il non luogo a procedere alcuni sulla base della restituzione del “maltolto” e altri per aver dimostrato documentalmente la presenza in sevizio. In aula non si sono costituiti parte civile Amc e il Comune di Catanzaro individuati come parte parte offesa dalla Procura.
I nomi dei rinviati a giudizio
Vanno a processo Nicola Badolato, 62 anni di Catanzaro; Gianfranco Cacia, 55 anni di Catanzaro; Rodolfo Chillà, 56 anni di Catanzaro; Francesco Galati, 69 anni di Catanzaro; Domenico Rotella, 57 anni di Catanzaro; Giovanni Chiaravalloti, 63 anni di Catanzaro; Massimo Celi, 66 anni di Catanzaro; Vito Mazza,64 anni di Catanzaro; Pasquale Ciriaco, 61 anni di Taverna; Pietro Rubino, 48 anni di Girifalco e Ieso Rocca, 67 anni di Montepaone. L’udienza dibattimentale inizierà il prossimo14 ottobre.
L’auto di servizio usata per fini personali
Tutti rispondono per truffa, tranne Chiaravalloti che risponde di peculato in qualità di incaricato di pubblico servizio, quale dipendente dell’Amc società, avendo la disponibilità per ragioni del suo incarico del veicolo aziendale, lo avrebbe utilizzato reiteratamente per fini diversi da quelli di servizio. In particolare tra il 27 gennaio e il 24 febbraio 2023 avrebbe usato la jeep per 16 volte e per finalità di natura personale.
Il profitto degli autisti e il danno per l’Amc
Secondo le ipotesi accusatorie gli autisti con artifici e raggiri, consistiti nell’essersi allontanati dal posto di lavoro, omettendo di certificare l’assenza attraverso il regolare utilizzo dei sistemi di rilevazione delle presenze, avrebbero indotto in errore l’Ente pubblico procurando a sé stessi un ingiusto profitto e un correlato danno patrimoniale per l’Amc. Un indebito guadagno variabile a seconda dei minuti di assenza ingiustificata dal servizio, che nel caso di Nicola Badolato ammontano a 435 minuti, pari a 84,17 euro; per Gianfranco Cacia, 102 minuti, pari a 21,15 euro; per Rodolfo Chillà 602 minuti, pari a 98,75 euro; per Francesco Galati, 797 minuti, pari a 134,17; per Domenico Rotella, 1.197 minuti, pari a 200,40 euro; per Giovanni Chiaravalloti, 2.386 minuti, pari a 514,75 euro; per Massimo Celi, 460 minuti, pari a 75,53 euro; per Vito Mazza, 559 minuti, pari a 81,95 euro; per Pasquale Chiriaco, 1.207 minuti, pari a 186,51 euro; per Pietro Rubino, 2.247 minuti, pari a 331,45;per Ieso Rocca, 150 minuti per un importo di 29, 82 euro.









