Lascia il carcere Vincenzo Godano, coinvolto nell’inchiesta Ghenos, che mira a far luce su un’organizzazione dedita al traffico di reperti archeologici frutto di scavi clandestini eseguiti in importanti giacimenti archeologici calabresi, da Roccelletta di Borgia a Monasterace a Capocolonna. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, accogliendo l’istanza dell’avvocato Salvatore Iannone ha annullato l’ordinanza vergata dal gip Roberta Cafiero, rimettendo in libertà l’indagato, accusato di essere al vertice del gruppo, colui che avrebbe organizzato le operazioni di scavo, avvalendosi di “forza lavoro” nel sito di interesse di volta in volta individuato, predisponendo tutte le accortezze del caso.
Vincenzo Godano, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbe tenuto i rapporti con il gruppo dei siciliani con il suo gancio Michele Consolato Nicostra mentre Roberto Filoramo si sarebbe adoperato per piazzare “i reperti” trovati durante gli scavi per venderli. Beni acquistati e rivenduti sul mercato per agevolare la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto e consolidarne l’egemonia e il controllo. L’inchiesta della Procura di Catanzaro, che ha portato a11 misure cautelari, di cui due in carcere e 9 ai domiciliari e a complessivi 15 indagati (LEGGI) si inserisce nel solco di un’altra indagine della Dda di Catanzaro, denominata “Jonny”, che ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta di Isola capo Rizzuto. Il business della famiglia Arena avrebbe ricompreso il traffico di reperti archeologici provento di scavi illeciti, forniti direttamente da Vincenzo Godano a Francesco Arena (LEGGI).









