31 Luglio 2026
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Narcotraffico nel Lametino, la Dda di Catanzaro chiede oltre un secolo di reclusione per 10 imputati (NOMI)

Cinque le assoluzioni invocate davanti al Tribunale collegiale di Lamezia dal pm antimafia. Prossima udienza a settembre

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Dieci condanne a pene comprese tra i 30 e i 2 anni di reclusione e cinque assoluzioni sono state chieste dal pubblico ministero antimafia Giuseppe Cozzolino al termine della requisitoria per i 15 imputati, che hanno scelto il rito ordinario nell’ambito del processo Arengo, nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il narcotraffico  a Lamezia Terme, che portò nel 2024 a 14 misure cautelari con le accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dell’uso delle armi, detenzione, cessione di marijuana e cocaina.

Le richieste di pena 

La pubblica accusa in aula davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Lamezia, presieduto da Angelina Silvestri ha chiesto condanne complessive per oltre un secolo. In particolare ha invocato per Concetto Trovato, di Lamezia, 30 anni di reclusione; Giuseppe Bova, di Lamezia 22 anni di reclusione; Francesco Bova, di Curinga 10 anni di reclusione; Alfredo Gigliotti, di Lamezia 10 anni e sei mesi di reclusione; Manuel Saladino, di Lamezia, 2 anni di reclusione e 6mila euro di multa; Francesco De Fazio, di Lamezia 3 anni di reclusione e 6mila euro di multa; Marco Ventura, di Lamezia 8 anni di reclusione; Tommaso Boca, di Feroleto Antico, 16 anni e 9 mesi di reclusione; Ottavio Stranieri, di Pinopoli, 13 anni di reclusione; Salvatore Cuiuli, di Pianopoli, 7 anni di reclusione.

Le richieste di assoluzione 

Ha invece chiesto l’assoluzione nei confronti di Antonio Michienzi, di Curinga;  Antonio Pulitano, di Pianopoli; Rosa Trovato, di Lamezia; Barbara Bova, di Lamezia e Rosaria Mete di LameziaL’udienza è stata aggiornata al prossimo 8 settembre, giorno dell’inizio delle arringhe difensive degli avvocati, nel cui collegio compaiono, tra gli altri, i nomi di Teresa Bilotta, Francesco Gambardella, Antonio Muscimarro, Antonio Larussa, Gianluca De Vito, Ramona Gualtieri ed Elisabetta Sacco. 

I ruoli

Secondo le ipotesi accusatorie il sodalizio criminale avrebbe avuto una specifica struttura e i  membri compiti ben precisi operanti nei territori di Curinga, Lamezia, Pianopoli, Serrastretta e Feroleto Antico. I ruoli apicali nelle mani di Concetto Trovato e Giuseppe Bova, deputati a gestire direttamente la filiera della distribuzione di droga, impartendo direttive ai collaboratori per pianificare tutte le attività. Entrambi si sarebbero occupati in prima persona degli approvvigionamenti del narcotico, di nascondere le riserve, del taglio e del confezionamento della sostanza stupefacente, da immettere poi nel mercato. Francesco Bova, padre di Giuseppe, facente parte dell’associazione, sempre secondo il castello accusatorio, avrebbe avuto il compito di coltivare piantagioni di marijuana per conto del gruppo.

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