Nel 2024 la Calabria si conferma la regione con la più alta incidenza massonica d’Italia: secondo i dati ufficiali del Grande Oriente d’Italia (Goi), sono 2.606 gli iscritti, in crescita rispetto ai 2.584 del 2023. Una cifra impressionante se confrontata con gli 1.088 preti cattolici secolari attivi in tutta la regione.
Il primato spetta alla provincia di Vibo Valentia, dove si conta un massone ogni 289 uomini adulti: il valore più alto d’Italia, molto sopra la media nazionale di 1 ogni 1.057 maschi. Distribuendo gli iscritti in base al numero di logge Goi presenti in ogni provincia si ottengono queste stime: Cosenza (26 logge) con una circa 1000 massoni; Reggio Calabria (18 logge) con 700 affiliati; Catanzaro (16 logge) con 620 iscritti; Vibo Valentia (5 logge) e oltre 200 adesioni; Crotone (2 logge) con un ottantina di iscrizioni.
Un dato che parla da solo: un massone ogni 289 maschi calabresi adulti. In molte comunità, soprattutto del Vibonese, è più facile trovare un “fratello” che un parroco.

Il mosaico delle obbedienze e logge fantasma
Il Goi domina, ma non è solo. In Calabria operano almeno tre grandi obbedienze: Grande Oriente d’Italia (GOI): con 67 logge attive (26 solo a Cosenza), è l’obbedienza più numerosa. Gran Loggia Regolare d’Italia (GLRI): riconosciuta dalla massoneria anglosassone, conta una ventina di logge, di cui 15 solo nella provincia di Reggio. Gran Loggia d’Italia degli ALAM: la più “italiana”, con almeno quattro Orienti attivi in regione.
Accanto a queste, una galassia di obbedienze minori e logge spurie: realtà non ufficialmente riconosciute, spesso legate a circuiti opachi o addirittura indagate per infiltrazioni mafiose.
Le logge attive: mappa e nomi
Le logge GOI sono presenti in tutte le province calabresi. Ecco alcuni dei nomi più ricorrenti. Provincia di Cosenza: Francesco Saverio Salfi, Bruzia, Bernardino Telesio, Prometeo, Fratelli Bandiera, XX Settembre 1870, Fenice Bruzia, Umanità e Patria, Quatuor Coronati, Giovanni Bovio, Uomini Liberi, Risorgimento, Giuseppe Mazzini, Oreste Dito, Giuseppe Garibaldi, Gioacchino Murat, Randolfo Pacciardi, Antonio Jerocades, Paolo Ungari, Domenico Romeo, Bereshith, Eduard Eugeen Stolper, Luigi Minnicelli, Francesco Galasso; Provincia di Reggio Calabria: Ettore Ferrari, Giovanni Bovio, Pitagora, Giuseppe Logoteta, Albert Schweitzer, San Giorgio, Rhegion, Mazzini-Mori, I Figli di Zaleuco, Michele Bello, Domenico Romeo, Giuseppe Garibaldi, Eadem Resurgo, Pitagora-Ventinove Agosto; Provincia di Catanzaro: Tommaso Campanella, Il Nuovo Pensiero, Giordano Bruno, Giovanbattista Martelli, La Fenice, San Giovanni, Gli Eccellenti di Menesteo, Federico II, Melchisedek, Martiri delle Grazie-Peppino Anania, Fratellanza Italiana, Benjamin Franklin, Francesco De Luca, Placido Martini; Provincia di Vibo Valentia: Michele Morelli, Giosuè Carducci, Monteleone, Gioacchino Murat, Benedetto Musolino; Provincia di Crotone: I Pitagorici, Mediterraneo.

Massoneria e classe dirigente: chi sono i “fratelli”
Secondo le analisi de Il Sole 24 Ore, la maggioranza degli iscritti al Goi in Calabria fa parte della classe dirigente locale. I “fratelli” sono spesso medici, avvocati, ingegneri, commercialisti, funzionari pubblici, imprenditori, politici locali, direttori generali di Asp, sindaci, consiglieri regionali, rettori universitari.
Un caso emblematico: nella visita ispettiva del 2013 all’ASP di Cosenza, risultarono 23 dirigenti su 220 iscritti a logge massoniche. La rete massonica funziona come una cerniera silenziosa tra potere, carriera e influenza.
Storia occulta: dal Risorgimento alla scissione del ’93
La massoneria calabrese nasce nel XIX secolo, nel solco post-unitario. Durante il fascismo fu vietata e costretta alla clandestinità. Con la nascita della Repubblica, grazie alla legge del 25 giugno 1946, le logge ripresero le attività pubbliche. Negli anni Sessanta e Settanta crebbe il numero degli affiliati, con un forte coinvolgimento di esponenti politici. Nel 1993, la svolta: Giuliano Di Bernardo, calabrese di Polistena, abbandonò il GOI e fondò la GLRI, portando via diverse logge.
La deriva oscura: massoneria deviata e ‘ndrangheta
La Calabria è anche terra di contaminazioni pericolose. Il confine tra massoneria regolare e massoneria deviata è labile, sfumato, poroso. Già negli anni ’90, i Ros e alcune procure antimafia parlarono di logge frequentate da boss mafiosi, politici, faccendieri. Nel 2017, la Commissione Parlamentare Antimafia chiese e ottenne gli elenchi degli iscritti alle logge in Calabria e Sicilia. Emerse una rete di iscritti con ruoli sensibili, in settori come sanità, giustizia, amministrazioni locali. Il rischio? Una super-elite segreta capace di condizionare la politica regionale, bloccare il cambiamento, mediare tra clan.
Le indagini della Dda di Catanzaro hanno ricostruito, in vari procedimenti, rapporti strutturali tra cosche e logge. A Vibo, Lamezia Terme, Gioia Tauro si sono trovate logge create ad hoc per garantire coperture a boss, accessi facilitati alla burocrazia, canali di intermediazione per appalti e favori. Il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, ex clan Vrenna, dichiarò: “La ’ndrangheta ha un rispetto assoluto per la massoneria. La cerca. Cerca gli avvocati, i notai, i professionisti legati alle logge. Perché sa che da lì passa il potere vero”.
Pur diversi, massoneria e ‘ndrangheta condividono alcuni codici simbolici e organizzativi: rituali di affiliazione, gerarchie rigide, linguaggi cifrati, fedeltà assoluta. Questo favorisce collusioni, contaminazioni, scambi di favore. In certe logge si parlava apertamente di “risolvere problemi” grazie alla fratellanza, di “entrare” per proteggere aziende o posizioni pubbliche. Alcuni investigatori hanno parlato di una vera e propria P2 calabrese: una regia invisibile tra mafia, burocrazia e politica.
Una regione in servizio permanente effettivo di fratellanza
La Calabria sembra essere in servizio permanente effettivo di massoneria. Le logge non sono più solo luoghi di crescita iniziatica o culturale, ma strumenti per orientare il potere reale. In una terra in cui la sanità è commissariata, i comuni vengono sciolti per mafia e la giustizia è sotto pressione, la massoneria regolare e deviata gioca spesso un ruolo di cerniera tra potere legale e potere parallelo. Chi è dentro è “coperto”. Chi è fuori, spesso, è tagliato fuori dai giochi che contano.









