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27 Maggio 2026
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Operazione “Kleopatra”, la Cassazione annulla l’ordinanza di custodia in carcere per Giovanni De Luggo

La Suprema Corte accoglie il ricorso dei legali Contestabile ed Esposito sull'identificazione del presunto utilizzatore dei dispositivi crittografati nel maxiprocesso contro il narcotraffico della cosca Gallace

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Con una decisione che rimette radicalmente in discussione l’impianto cautelare a carico di uno degli indagati, la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Catanzaro nei confronti di Giovanni De Luggo.
La pronuncia della Suprema Corte accoglie i motivi di censura sollevati dalla difesa, azzerando la misura restrittiva precedentemente disposta nell’ambito del maxiprocedimento denominato “Kleopatra“.

Le accuse della Dda e il maxicarico di cocaina dalla Colombia

L’inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, punta a smantellare un presunto e ramificato canale di approvvigionamento di sostanze stupefacenti legato alla cosca Gallace di Guardavalle.
Nel capo d’imputazione provvisorio, a De Luggo e ad altri numerosi indagati viene contestato il reato di traffico internazionale di stupefacenti, con le aggravanti dell’ingente quantità, della transnazionalità e del metodo mafioso per aver agevolato il clan di Guardavalle.

La vicenda specifica ruota attorno all’importazione dal Sudamerica di un carico di complessivi 50 chilogrammi di cocaina.
Lo stupefacente, occultato nei vani motore di alcuni container frigo carichi di banane, era partito dal porto di Turbo, in Colombia, a bordo della motonave “AS Filippa” ed era giunto nello scalo marittimo di Livorno il 24 marzo 2020. Di questo carico, circa 40 chili suddivisi in 36 panetti vennero sequestrati dalle forze dell’ordine a Livorno il 26 marzo, mentre i restanti 10 chili rimasero nascosti in un secondo container ripartito verso altre destinazioni.
Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, mentre i vertici dell’organizzazione si occupavano di finanziare e pianificare la spedizione con i referenti in Colombia, a Giovanni De Luggo – in concorso con altri indagati – veniva contestato il ruolo di presunto “recuperatore”, ossia di aver preso parte ai tentativi di esfiltrazione e recupero della sostanza stupefacente, prima presso una ditta bolognese e successivamente all’interno dello stesso porto di Livorno.

Il nodo dell’identificazione e il ricorso della difesa

La posizione cautelare di De Luggo era stata già oggetto di valutazioni contrastanti da parte dei giudici di merito. In prima battuta, il Giudice per le indagini preliminari di Catanzaro aveva rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura, evidenziando come l’indagato fosse coinvolto in un singolo episodio isolato e rimarcando il fatto che fossero ormai trascorsi cinque anni dal fatto storico, elemento che faceva scemare l’attualità delle esigenze cautelari.
Successivamente, la Procura Distrettuale aveva proposto appello ai sensi dell’articolo 310 del codice di procedura penale e il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva ribaltato la decisione del Gip, disponendo la custodia cautelare in carcere per l’indagato.
Contro questo provvedimento restrittivo hanno proposto ricorso immediato in Cassazione i legali di fiducia di De Luggo, gli avvocati Guido Contestabile e Daniele Esposito. I difensori hanno incentrato il ricorso su forti elementi di criticità probatoria, in particolare contestando la reale identificazione di De Luggo quale effettivo utilizzatore del telefono criptato emerso nel corso delle indagini tecnologiche sul traffico di droga.
La fondatezza delle tesi difensive ha trovato pieno riscontro non solo nella decisione della Suprema Corte, ma anche nella stessa Procura Generale presso la Corte di Cassazione, che ha formalmente chiesto l’accoglimento del ricorso dei difensori, ritenendo fondate le censure relative alla mancata certezza sull’identità dell’utilizzatore del dispositivo crittografato.
A seguito di questo annullamento con rinvio, il Tribunale del Riesame di Catanzaro dovrà ora esprimersi nuovamente sul caso, uniformandosi ai rilievi espressi dai giudici di legittimità.

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