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20 Maggio 2026
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Soldi per scarcerare un boss con l’aiuto di un giudice, definitive tre condanne e due assoluzioni (NOMI)

La Corte di cassazione ha respinto il ricorso della Dda di Catanzaro formulato contro l'avvocato Veneto e Marcellino

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Diventa definitiva l’assoluzione del noto avvocato penalista Armando Veneto, coinvolto nell’inchiesta sui presunti soldi dati nelle mani di un magistrato per ottenere in cambio la scarcerazione di alcuni capi e gregari della cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco. Lo ha deciso la Corte di cassazione che ha confermato il verdetto dei giudici di appello di Catanzaro, respingendo il ricorso della Dda e accogliendo le tesi difensive del professore Vincenzo Maiello e dell’avvocato Beniamino Migliucci. 

 I giudici di piazza Cavour hanno anche confermato l’assoluzione dei giudici di secondo grado per Rosario Marcellino, (difeso dall’avvocato Letterio Rositano), su cui la Direzione distrettuale antimafia aveva proposto ricorso in Cassazione. Definitive invece le condanne di tre imputati, la Suprema corte per loro ha confermato il verdetto di secondo grado: Domenico Bellocco, alias Micu u Longu, condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, Giuseppe Consiglio, 4 anni e 8 mesi di reclusione e il collaboratore di giustizia Vincenzo Albanese a 1 anno e 8 mesi.

Le originarie ipotesi di accusa

Secondo le originare ipotesi di accusa formulate dalla Procura distrettuale, gli imputati, accusati a vario titolo di corruzione in atti giudiziari con l’aggravante delle modalità mafiose, avrebbero dato danaro o comunque avrebbero svolto il ruolo di intermediari nella dazione di soldi al magistrato Giancarlo Giusti (deceduto) per ottenere in qualità di giudice relatore ed estensore del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria l’annullamento di alcune ordinanze di misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Dda reggina.

Corruttori e intermediari

I fatti contestati risalgono al mese di agosto 2009: Giusti avrebbe accettato una somma complessiva di 120mila euro da Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco, 41 anni, i tre da favorire, definiti dalla Dda “corruttori”, ciascuno dei quali avrebbe dato 40mila euro per ottenere la libertà, attraverso l’intercessione con Giusti da parte dei Puntoriero, di Domenico Bellocco, 43 anni, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio e l’avvocato Veneto.  Fatto aggravato dalla mafiosità per agevolare le attività della cosca di ‘ndrangheta dei Bellocco  “e in particolare per consentire il ritorno in libertà di tre esponenti di spicco della cosca e per agevolare la stessa  in un momento di grave difficoltà generato dall’esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di capi e gregari del clan disposta dal gip del Tribunale di Reggio su richiesta della locale Dda a seguito dell’esecuzione di alcuni provvedimenti di fermo di indiziato di delitto nell’ambito di un’ indagine volta a disarticolare la struttura organizzativa della cosca”.

Il sostegno alla cosca

L’avvocato Veneto, secondo la Direzione distrettuale antimafia, in forza del rapporto di amicizia con Giusti, proprio per il loro ruolo di intermediari nella dazione di danaro,  “avrebbero fornito un concreto apporto al rafforzamento, alla conservazione e alla prosecuzione della cosca Bellocco”. Ipotesi di accusa su cui la Cassazione ha messo il suo sigillo scagionando definitivamente il penalista (LEGGI).

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