Il caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci continua ad alimentare il confronto politico. A intervenire è il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che chiede una pausa per il conduttore di Report fino a quando la vicenda non sarà chiarita dalla magistratura. “Fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi, fra Ranucci e Lavitola, che erano costanti, amichevoli, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda”, ha dichiarato Salvini durante un punto stampa a margine di un sopralluogo tecnico al cantiere Rfi del nodo ferroviario Pigneto, a Roma.
Il leader della Lega ha quindi risposto affermativamente quando gli è stato chiesto se ritenesse necessario uno stop di Ranucci alla conduzione di Report. “Io non ce l’ho con Ranucci”, ha precisato Salvini, sostenendo però che in questa fase sarebbe opportuno attendere gli sviluppi dell’inchiesta.
“Gli italiani meritano chiarezza”
Nel ragionamento del ministro pesa soprattutto l’arresto di Valter Lavitola, che secondo l’impostazione accusatoria riportata negli atti investigativi sarebbe il presunto mandante dell’attentato ai danni di Ranucci.
Salvini ha ricordato la solidarietà manifestata dopo l’attacco e il successivo sviluppo dell’indagine, ponendo interrogativi sui rapporti tra il giornalista e l’ex editore e politico. “C’era stato un attentato, solidarietà unanime, sconcerto, e adesso emerge che uno dei suoi più cari amici è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante”, ha affermato.
Da qui la richiesta di attendere il lavoro della magistratura: “Fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno chiarezza, io ritengo che sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso”. Salvini ha inoltre sollevato una serie di interrogativi sulle circostanze della vicenda: “Qualcuno ha sbagliato? Qualcuno ha sottovalutato? Qualcuno ha tramato? Qualcuno ha organizzato?”.
La difesa di Ranucci: “È tre volte vittima”
Alle parole di Salvini si contrappone la posizione dell’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. Il difensore respinge la rappresentazione del giornalista come soggetto coinvolto nella vicenda e sostiene che Ranucci debba essere considerato, al contrario, una vittima sotto più profili. “Sigfrido Ranucci è tre volte vittima”, afferma De Vita, riferendosi all’attentato, al presunto tradimento da parte di un amico e a quella che definisce una “strumentalizzazione”.
Il legale parla inoltre di una “massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico” che, attraverso congetture e insinuazioni, avrebbe tentato di trasformare la vittima dell’attentato in un possibile beneficiario, consapevole o inconsapevole, dell’azione. De Vita annuncia infine che l’attenzione si sposterà anche sulle denunce per diffamazione aggravata presentate nei confronti di coloro che, secondo la difesa, avrebbero contribuito alla campagna denigratoria contro il giornalista.
I messaggi sulla sicurezza di Ranucci
Nel frattempo, gli atti dell’inchiesta ricostruiscono anche i rapporti tra Lavitola e Ranucci nelle settimane precedenti all’attentato.
Tra i messaggi citati nell’ordinanza del Gip Iole Moricca ve ne sarebbero alcuni nei quali Lavitola avrebbe mostrato particolare preoccupazione per il livello di protezione assegnato al conduttore di Report. “Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente”, avrebbe scritto Lavitola a Ranucci, riferendosi alla mancata disponibilità di un secondo mezzo della scorta.
In un altro messaggio, secondo quanto riportato nell’ordinanza, Lavitola avrebbe insistito sulla necessità di rafforzare il dispositivo di sicurezza: “Dammi retta, in qualsiasi momento tu sei esposto, devi avere una struttura di protezione fisica”.
Gli atti riportano anche indicazioni molto dettagliate sulle modalità con cui, secondo Lavitola, avrebbe dovuto essere organizzata la protezione del giornalista. Tra le sue preoccupazioni figuravano anche quelli che definiva “odiatori”, indicati come il principale pericolo per Ranucci.
L’ipotesi di una candidatura politica
L’ordinanza prende in considerazione anche altri messaggi scambiati nell’ottobre 2024, nei quali Lavitola avrebbe cercato di convincere Ranucci a entrare direttamente in politica.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Lavitola avrebbe fatto riferimento anche a Silvio Berlusconi, sostenendo che avrebbe potuto nominarlo “copresidente” per poi cedergli il posto. “Ti avrebbe fatto copresidente” e successivamente “ti avrebbe ceduto il posto”, sarebbero state alcune delle espressioni utilizzate nei messaggi.
Per il Gip, questi elementi si inserirebbero nel quadro dei tentativi attribuiti a Lavitola di convincere Ranucci a candidarsi alle elezioni politiche.












