Un bunker munito di ogni comfort, azionabile con un semplice pulsante e nascosto dietro le pareti del bagno di casa. È terminata così, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre a Torre Annunziata, la latitanza di Valentino Gionta junior, 35 anni, considerato dagli investigatori il reggente dello storico clan camorristico ed erede del fondatore della cosca.
Il blitz condotto dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato cittadino ha stretto il cerchio attorno al nascondiglio ricavato a poche centinaia di metri dai resti di Palazzo Fienga, fortino simbolo della famiglia. Per accedere al vano segreto bastava premere il telecomando di un motore elettrico che faceva scorrere una parete del bagno.
All’interno, gli agenti hanno trovato una stanza completa di letto, televisore, console per videogiochi e persino una via di fuga di emergenza collegata al garage. Un congegno progettato per consentire al latitante di sparire in meno di un minuto, che questa volta non gli ha impedito di finire in manette.
Una fuga durata venti giorni e il precedente della botola nel 2014
La latitanza di Gionta junior era scattata lo scorso 5 ottobre, quando si era sottratto a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli su richiesta della DDA.
Un’operazione che ha colpito nove soggetti accusati a vario titolo di rissa, rapina, violenza privata, detenzione e porto d’armi con l’aggravante del metodo mafioso. Per il 35enne si tratta di un copione già visto. Già nel novembre del 2014 il rampollo del clan era stato scovato in un’intercapedine segreta, azionata anche in quel caso da un congegno elettronico nascosto tra le pareti di un immobile nel rione Provolera.
La guerra con il “IV Sistema” e le accuse della DDA
Al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia c’è la violenta faida esplosa tra le giovani leve dei Gionta e il gruppo rivale del “IV Sistema” per il controllo del territorio. Un’escalation di violenze e ritorsioni culminata in una rissa al centro commerciale Maximall Pompeii e in incursioni armate nel rione Penniniello.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Valentino Gionta junior avrebbe partecipato personalmente a una spedizione punitiva contro un commerciante per costringerlo a chiudere l’attività. Con la sua cattura si chiude il cerchio sulle misure cautelari dell’inchiesta, assestando un duro colpo ai vertici dell’organizzazione.














