In una mossa che ha segnato il punto di rottura definitivo con la sua dottrina isolazionista, Donald Trump ha ordinato l’invasione del Venezuela. L’operazione militare, culminata con la cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, rappresenta l’intervento più diretto degli Stati Uniti in America Latina dal 1989, quando fu rimosso il leader panamense Manuel Noriega. Il tycoon ha giustificato il blitz invocando la lotta al narcotraffico e al terrorismo, ma ha esplicitato fin da subito l’intenzione di mettere sotto controllo le immense riserve petrolifere del Paese durante una transizione che sarà gestita direttamente dalla Casa Bianca.
L’assalto a Caracas: 150 velivoli e blackout strategico
L’attacco, denominato “Absolute Resolve” (Risolutezza Assoluta), ha avuto inizio alle 22,46 di venerdì scorso ed è durato circa due ore e venti minuti. Come riferito dal capo dello Stato Maggiore congiunto Dan Caine, l’operazione ha coinvolto oltre 150 velivoli, tra cui caccia Stealth ed elicotteri Chinook. Le forze speciali della Delta Force e i “Night Stalkers” sono penetrati a Caracas approfittando di un blackout tattico, dopo che gli aerei da guerra avevano smantellato le difese aeree venezuelane.
Basi militari e la sede del Parlamento sono state colpite da esplosioni e avvolte da colonne di fumo, con raid simultanei negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Alle 04,22 della notte americana, Trump ha confermato su Truth il successo dell’operazione: gli Stati Uniti avevano “portato a termine con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolás Maduro, che è stato, insieme a sua moglie, catturato e portato fuori dal Paese”.
Dalla “Fortezza” al carcere di Brooklyn: la prigionia di Maduro
Nicolás Maduro e Cilia Flores sono stati sorpresi mentre dormivano nella loro camera da letto all’interno di una “fortezza” e, secondo le fonti militari Usa, non hanno opposto resistenza. Trump ha condiviso sui social le immagini del leader venezuelano in felpa Nike, bendato e ammanettato, sottolineando di aver seguito l’attacco “in diretta come uno show”.
Dopo un primo trasferimento sulla nave Iwo Jima, l’aereo con a bordo i coniugi Maduro è atterrato in una base militare di New York. La coppia sarà detenuta al Metropolitan Detention Center (Mdc) di Brooklyn, un carcere federale noto per condizioni fatiscenti e pericolose, in attesa di comparire in tribunale lunedì per rispondere delle accuse di cospirazione per narcotraffico.
Risorse energetiche e nuovo assetto politico
In una lunga conferenza stampa al fianco di Marco Rubio e Pete Hegseth, Trump ha celebrato quello che ha definito “un assalto spettacolare senza precedenti dalla seconda guerra mondiale”. Il Presidente ha chiarito che le major petrolifere americane sbarcheranno nel Paese, confermando che il controllo delle risorse energetiche e minerarie è uno degli scopi cardine dell’intervento.
Sul fronte politico, la Casa Bianca ha aperto canali di negoziazione con la vicepresidente Delcy Rodríguez, mentre ha liquidato a sorpresa la leader dell’opposizione María Corina Machado. Secondo Trump, la premio Nobel “non ha il sostegno né il rispetto all’interno del Paese”, escludendola di fatto dalla guida della transizione.
Le reazioni internazionali e il monito ai vicini
L’azione ha scosso la comunità internazionale. Se l’Onu ha espresso dure critiche, gli alleati di Caracas, Russia, Cina, Iran e Cuba, hanno condannato l’intervento senza appello. Sul fronte interno, Trump deve affrontare le accuse di illegalità dei democratici e il malumore della base Maga, che vede nel blitz un tradimento dell’isolazionismo dell’ “America First”.
Il tycoon, tuttavia, ha esteso il suo monito agli altri leader della regione. Riferendosi alla produzione di cocaina, ha avvisato il presidente colombiano Gustavo Petro: “Petro dovrebbe guardarsi il didietro”. Mentre Bogotà schiera l’esercito alla frontiera per l’imminente emergenza rifugiati, Trump ha lanciato un ultimo avviso all’Avana: “Penso sarà una cosa di cui finiremo per parlare”. Con questo atto di “regime change”, Trump inaugura un avventurismo militare che rischia di ridisegnare gli equilibri del potere globale nel 2026.









