17 Luglio 2026
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Caso Roggero, Anm spiega: “La legge prevede la legittima difesa, non la vendetta privata”

Dopo la condanna definitiva del gioielliere di Cuneo, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati risponde alle critiche del ministro Crosetto: "La legge non prevede la vendetta privata"

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Il caso del gioielliere di Cuneo Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori continua a sollevare un polverone politico, mediatico e anche giudiziario. Le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha auspicato una soluzione per permettere all’uomo di tornare a casa, hanno provocato la reazione dell’Associazione nazionale magistrati.

La ferma risposta: “No alla vendetta privata”

Giuseppe Tango, presidente dell’Anm, ha ribadito con forza il confine tra legittima difesa e giustizia “fai da te”. “Vorrei ricordare che la legge prevede già il sacrosanto istituto della legittima difesa, ma non può tollerare la vendetta privata“, ha dichiarato Tango. Secondo il presidente dei magistrati, l’atteggiamento di una parte delle istituzioni rischia di minare le fondamenta stesse dello Stato di diritto. Tango ha inoltre criticato le accuse rivolte alla magistratura, definendo “odioso” il sospetto di doppiopesismo.

Lo scontro dopo le parole di Crosetto

Al centro della polemica ci sono le parole espresse dal Ministro Crosetto sui social, dove ha definito la condanna di Roggero “ingiusta e incomprensibile“. Il ministro ha lamentato una giurisprudenza che, a suo dire, stravolge le leggi, arrivando a consentire la libertà di “assassini di servitori dello Stato” pur punendo severamente casi come quello del gioielliere. Tango ha risposto sottolineando che i giudici si sono limitati ad applicare la legge attraverso tre gradi di giudizio, un compito che spetta alla magistratura, mentre spetta unicamente al legislatore il potere di innovarla.

L’allarme alla Camera penale di Asti

Anche la Camera penale di Asti è intervenuta nel dibattito, parlando di un’ingerenza politica “a gamba tesa”. Secondo i penalisti, la richiesta di grazia istantanea avanzata dal Ministro della Giustizia rischia di trasformare un istituto che è di esclusiva pertinenza del Presidente della Repubblica in un “quarto grado di giudizio“, influenzato dagli umori dell’opinione pubblica.

Preoccupazione per il clima di odio

La tensione non si limita allo scontro istituzionale. La presidente della Corte d’appello di Torino, Alessandra Bassi, ha espresso “sconcerto ed estrema preoccupazione” per la campagna diffamatoria e gli attacchi personali subiti dai giudici sui social. Un clima che, secondo Bassi, espone i magistrati a gravi rischi per la propria incolumità e mina la fiducia nelle istituzioni democratiche.

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