La fragile architettura diplomatica tra Washington e Teheran crolla definitivamente sotto il peso di una nuova ed esponenziale escalation militare. Ad una settimana dal collasso della tregua, e dopo l’ennesima notte di attacchi reciproci, l’Iran ha dichiarato formalmente nullo il memorandum d’intesa raggiunto con gli Stati Uniti a Islamabad, minacciando un’offensiva su vasta scala in risposta ai raid americani contro ponti, impianti elettrici e altre infrastrutture critiche del Paese. Il punto di rottura diplomatico è stato sancito prima dal viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, il quale ha annunciato che “l’Iran ha interrotto i suoi impegni previsti dal memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti”, e subito dopo dal durissimo messaggio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.
In una nota ufficiale, la massima autorità teocratica di Teheran ha accusato gli Stati Uniti di “bullismo e barbarie”, liquidando l’accordo e attaccando frontalmente la firma del presidente americano. “Le ripetute violazioni del Grande Satana del memorandum d’intesa firmato tra i presidenti dell’Iran e degli Stati Uniti hanno una volta di più dimostrato a tutti quanto sia inutile la firma del presidente degli Stati Uniti, e che bullismo, ambizioni egemoniche e barbarie sono elementi inseparabili del modo e della dottrina americana”, ha tuonato Khamenei, promettendo di impartire a Washington “lezioni indimenticabili”. “Il Grande Satana – ha proseguito la Guida Suprema – ha una volta di più rivelato il suo vero volto senza maschera, affinché questa oscura esperienza di crimine e slealtà rimanga come un’ulteriore potente testimonianza dell’ingannevolezza, irrazionalità, inaffidabilità e malvagità dell’America”.
Fiammata militare nel Golfo: due soldati Usa uccisi in Giordania
Sul terreno, l’intensità degli scontri ha raggiunto livelli critici per la settima notte consecutiva. L’Iran ha esteso il raggio delle proprie operazioni prendendo di mira i partner strategici di Washington nella regione del Golfo, concentrando gli attacchi in particolare contro Kuwait e Giordania. Proprio in territorio giordano il bilancio per le forze statunitensi si è aggravato pesantemente: un attacco condotto dalle forze iraniane ha provocato la morte di due soldati americani, mentre un terzo risulta disperso e altri quattro sono rimasti feriti, sebbene già dimessi dopo le cure ospedaliere. Il Comando centrale americano (Centcom), nel confermare i dettagli operativi, ha scelto di non rivelare le generalità delle vittime nel rispetto delle famiglie. Con queste ultime perdite sale a 16 il numero dei militari statunitensi deceduti in un conflitto in cui l’amministrazione Trump appare fortemente impantanata e la cui risoluzione si fa ogni giorno più incerta.
Contemporaneamente, il Kuwait è stato teatro di un bombardamento prolungato che ha costretto l’autorità aeronautica a sospendere tutte le operazioni all’interno dell’aeroporto internazionale della capitale a causa del transito ravvicinato di missili e droni. Nello stesso quadrante, i Pasdaran hanno rivendicato la distruzione di un centro di supporto logistico militare statunitense a Camp Arifjan e il danneggiamento di una stazione radar presso la base aerea di Ali Al Salem. La crisi ha colpito anche il settore energetico: la Kuwait Petroleum Corporation ha confermato che uno dei propri impianti petroliferi è stato centrato durante i ripetuti attacchi iraniani, registrando ingenti danni strutturali e il ferimento di alcuni operai. Più a sud, l’esercito di Teheran ha dichiarato di aver colpito con uno sciame di droni un’ulteriore base militare statunitense situata in Bahrein.
I raid americani sullo Stretto di Hormuz: distrutte le infrastrutture idriche ed elettriche
La risposta militare degli Stati Uniti non si è fatta attendere e ha colpito simultaneamente diverse aree strategiche della Repubblica Islamica. Secondo quanto riportato dai media governativi di Teheran, i missili americani hanno preso di mira le infrastrutture elettriche e le pompe di desalinizzazione posizionate sul molo del villaggio di Bunji, nei pressi della città portuale di Jask, nella provincia meridionale iraniana di Hormozgan. I bombardamenti hanno lambito anche le aree vicine a Sirik, una zona geografica nevralgica situata lungo lo stretto di Hormuz.
Gli effetti sulla popolazione civile sono stati immediati, con almeno venti villaggi costieri rimasti completamente privi di forniture di acqua potabile. La televisione di Stato iraniana ha riferito che i raid statunitensi hanno provocato la morte di tre persone e il ferimento di altre otto, causando inoltre il crollo di due ponti stradali e il grave danneggiamento di una galleria, arterie fondamentali per i collegamenti logistici della provincia.











