“Sento il dovere di chiedere scusa. Ho tradito la fiducia di chi ha creduto in me, mi sono lasciato sopraffare dalle emozioni e da un profondo disagio personale“. Con queste parole contenute in una lettera consegnata al pubblico ministero Alessia Grenna, il ventenne giornalista vicentino Adriano Cappellari ha confessato di essersi inventato di sana pianta l’attentato incendiario subito la scorsa primavera davanti alla propria abitazione di Enego, sull’Altopiano dei Sette Comuni.
Nel corso di un interrogatorio durato oltre due ore, affiancato dal suo legale Roberto Rigoni Stern, il giovane cronista ha fatto un passo indietro definitivo rispetto alle versioni fornite nei mesi scorsi. “Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me – ha scritto Cappellari -. A tutti loro chiedo sinceramente perdono. Quello che è accaduto è grave e ne sono pienamente consapevole. Sto vivendo un dramma umano che faccio fatica a gestire, ma questo non diminuisce in alcun modo la mia responsabilità”.
I risvolti penali e le contestazioni della Magistratura
Chiusa la fase delle smentite, per la magistratura vicentina resta ora da formalizzare il quadro delle contestazioni penali. Il giovane è indagato per reati quali simulazione di reato, calunnia e truffa ai danni dello Stato per l’ingiustificato impiego di risorse pubbliche ed edizioni investigative scattate a sua tutela.
Sebbene le scuse ufficiali e la piena collaborazione dimostrata nell’ultimo interrogatorio possano rappresentare un elemento valutabile in sede processuale, la posizione penale di Cappellari rimane complessa, segnando il doloroso epilogo di una vicenda che ha scosso il mondo del giornalismo e dell’opinione pubblica.












