Sembrava un grave attacco alla libertà di stampa e all’impegno civile, un’intimidazione feroce condotta a colpi di bombolette incendiarie e missive minatorie contro un giovane cronista. A distanza di settimane, la vicenda che aveva scosso l’altopiano di Asiago e mobilitato le massime cariche istituzionali si ribalta clamorosamente: Adriano Cappellari, il ventenne collaboratore di un settimanale locale, è ora indagato per incendio, simulazione di reato e calunnia. Secondo la Procura di Vicenza, ad inscenare l’attentato sarebbe stato proprio lui.
L’allarme e la solidarietà
Il caso era esploso tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Il giovane giornalista aveva denunciato di aver subito un pericoloso attentato incendiario davanti al portone di casa, preceduto da una serie di lettere minatorie. Nel mirino dei messaggi figuravano anche pesanti minacce a Don Maurizio Patriciello e alla presidente Giorgia Meloni. Proprio loro avevano espresso pubblicamente la loro vicinanza e al giornalista era stata assegnata una scorta protettiva.
L’inchiesta dei Carabinieri: le telecamere e gli acquisti online
Le indagini hanno però smontato tassello dopo tassello la versione fornita dal cronista. Gli investigatori hanno analizzato i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, individuando una persona incappucciata e con una specifica tuta da ginnastica, la cui altezza è risultata perfettamente compatibile con quella del giovane.
Ma la svolta decisiva è arrivata dai controlli sulle piattaforme di e-commerce. Gli specialisti sono riusciti a risalire all’acquisto di quattro cartucce di gas impiegate per l’innesco. Nonostante l’autore avesse tentato di occultare le tracce staccando le etichette identificative dai contenitori.
Le perquisizioni
Alla luce degli elementi raccolti, la Procura ha disposto perquisizioni personali, domicili e informatiche a carico del giovane. Oltre all’ipotesi di reato per incendio e simulazione, i magistrati gli contestano la calunnia e l’accusa di truffa in relazione alle risorse impiegate per la misura di protezione personale disposta in suo favore.











