La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” torna davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila con un nuovo ricorso depositato dai legali della coppia. L’azione giudiziaria punta a contestare l’operato di curatrice e tutrice dei tre bambini, ritenute responsabili – secondo la difesa – di una gestione non corretta delle informazioni raccolte nel corso del procedimento. Al centro delle contestazioni vi è l’accusa di non aver adeguatamente considerato testimonianze, osservazioni dei genitori e valutazioni tecniche relative ai minori.
Le accuse della difesa
Secondo gli avvocati della famiglia, nelle relazioni depositate mancherebbe un riferimento completo alle perizie psichiatriche, elemento che – a loro avviso – indicherebbe un approccio parziale nella gestione del caso.
La difesa parla di un possibile “pregiudizio” che avrebbe influenzato l’analisi della situazione familiare, sostenendo invece che la coppia avrebbe progressivamente mostrato disponibilità ad adeguarsi alle indicazioni delle autorità.
I cambiamenti nella vita familiare
Nel ricorso vengono richiamati diversi elementi a sostegno di questa tesi, tra cui interventi sull’abitazione, sul percorso scolastico dei bambini e sugli aspetti sanitari. I legali sottolineano come tali modifiche dimostrerebbero una volontà concreta di collaborazione, a distanza di mesi dall’allontanamento dei minori e dalla sospensione della responsabilità genitoriale.
Il nodo del disagio dei minori
Uno dei punti centrali riguarda il presunto disagio vissuto dai bambini. Nelle relazioni tecniche citate nel fascicolo, emergerebbe il desiderio espresso da uno dei minori di “tornare a casa”, elemento interpretato dagli esperti come segnale di sofferenza legato alla separazione familiare.
La difesa insiste su questo aspetto, sostenendo che il dolore dei bambini non sarebbe stato adeguatamente valorizzato nelle valutazioni ufficiali.
Il confronto tra versioni contrapposte
Nel ricorso viene inoltre criticata la ricostruzione contenuta nelle relazioni istituzionali, definite non pienamente aderenti ai fatti. I legali parlano di una lettura “ostruzionistica” della vicenda, ritenuta non equilibrata nella rappresentazione del contesto familiare.
Parallelamente, viene respinta ogni ipotesi di utilizzo della vicenda personale dei minori in un libro in fase di pubblicazione attribuito alla madre, precisando che non sarebbe previsto alcun riferimento diretto alla loro vita.






