10 Luglio 2026
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Hormuz sull’orlo del blocco: missili, raid e minacce. Stati Uniti e Iran di nuovo a un passo dalla guerra

Lo Stretto si svuota, il petrolio torna a correre e Israele si dice pronta a colpire ancora. Il Wall Street Journal: "Nuovo piano di Teheran per uccidere Trump"

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I venti di guerra tornano a soffiare con forza sul Golfo Persico. Dopo settimane di relativa calma, la tensione tra Stati Uniti, Iran e Israele è riesplosa con una nuova ondata di raid e contrattacchi che riporta al centro dello scenario internazionale lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale del petrolio. Il traffico navale rallenta drasticamente, i mercati tornano a tremare e la diplomazia appare sempre più appesa a un filo.
Nelle ultime ore un impianto militare nei pressi di Bushehr, città che ospita l’unica centrale nucleare operativa dell’Iran, è stato colpito da un attacco.
“Una struttura militare nelle vicinanze di Bushehr è stata attaccata e colpita da un proiettile lanciato dal nemico statunitense-sionista”, ha dichiarato il vicegovernatore della provincia, Ehsan Jahanian, secondo quanto riferito dall’agenzia ufficiale Irna.
Da Washington, tuttavia, un funzionario della Difesa ha precisato che nelle ultime ore le forze armate americane non hanno effettuato nuovi attacchi contro il territorio iraniano.

Hormuz quasi paralizzato: “Si apre solo con gli accordi iraniani”

La nuova escalation arriva al termine di due giorni di bombardamenti incrociati tra Stati Uniti e Iran, mentre nel Paese erano ancora in corso le cerimonie funebri dell’ayatollah Ali Khamenei.
Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota rilevante del petrolio mondiale, è ormai attraversato da pochissime imbarcazioni. Teheran continua a ribadire una linea durissima.
“Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”, è il messaggio lanciato dalla Repubblica islamica.
Secondo un funzionario statunitense citato da Axios, l’operazione militare americana potrebbe protrarsi ancora a lungo.
“L’escalation potrebbe durare per uno o due giorni, una settimana o addirittura un mese. Dipenderà dall’Iran.”

Trump: “Se ci colpiranno ancora risponderemo venti volte più forte”

Il presidente americano Donald Trump ha alzato ulteriormente il tono dello scontro, avvertendo Teheran che un nuovo attacco contro interessi statunitensi provocherebbe una risposta devastante.
“Se colpiranno ancora, la situazione peggiorerà. Gli Stati Uniti li colpiranno venti volte più forte.”
Nelle stesse ore Trump ha avuto un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu per coordinare le prossime mosse sul dossier iraniano. Secondo quanto riferito da Axios, il presidente americano ha aggiornato il leader israeliano sugli sviluppi militari e i due hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento.

Oltre 170 obiettivi colpiti dagli Stati Uniti

La risposta americana agli attacchi iraniani contro il traffico navale è stata imponente.
Secondo fonti statunitensi, in due giorni sono stati colpiti oltre 170 obiettivi militari, un numero di gran lunga superiore rispetto ai raid condotti nel precedente confronto di giugno.
Per la prima volta da settimane sono state prese di mira anche alcune infrastrutture, compresi ponti ferroviari lungo la direttrice verso Mashhad, dove era prevista una grande partecipazione ai funerali di Khamenei.
Teheran considera questi bombardamenti una provocazione diretta.
Gli attacchi dimostrano, ha affermato il ministero degli Esteri iraniano, l’incapacità di Washington di “comprendere la profondità del patriottismo iraniano e della lealtà agli ideali della Rivoluzione”.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha denunciato una violazione degli accordi esistenti e ha ribadito che l’Iran è pronto a difendersi.

Missili sulle basi Usa e mercati in allarme

Alla campagna americana, l’Iran ha risposto con un’ondata di droni e missili diretti verso installazioni militari statunitensi in Qatar, Bahrein e Kuwait. Altri missili sono stati intercettati nei cieli della Giordania.
Secondo fonti militari americane non si registrano danni rilevanti né vittime tra il personale.
Teheran sostiene invece che i bombardamenti Usa abbiano provocato 14 morti e 72 feriti, denunciando anche attacchi nelle vicinanze della centrale nucleare di Bushehr.
Sul fronte economico, la tensione si riflette immediatamente sui mercati energetici. Mentre le principali Borse europee hanno contenuto le perdite, il petrolio è tornato a salire e il prezzo del gas ad Amsterdam ha raggiunto quota 50 euro, segnale del crescente nervosismo degli investitori.

Israele: “Pronti a colpire una terza volta”

Intanto Israele mantiene alta la pressione sull’Iran.
“Se sarà necessario entreremo in azione una terza volta”, ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz.
“L’esercito è pronto e in allerta per una ripresa delle ostilità, per ristabilire la superiorità aerea e colpire ancora in Iran”.
Nonostante l’escalation militare, restano aperti alcuni canali diplomatici. Secondo fonti americane, gli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner continuano a mantenere contatti con interlocutori iraniani nel tentativo di evitare una guerra aperta.

Wall Street Journal: “Nuovo piano iraniano per uccidere Trump”

Ad aumentare ulteriormente la tensione è anche un’indiscrezione pubblicata dal Wall Street Journal.
Secondo il quotidiano americano, Israele avrebbe condiviso con Washington informazioni di intelligence su un nuovo piano iraniano per assassinare Donald Trump.
Lo stesso presidente, parlando con i giornalisti ad Ankara, ha fatto riferimento alle minacce nei suoi confronti.
“Sono il primo della lista. Finora immagino di essere stato un po’ fortunato, ma forse la fortuna non durerà a lungo”.
La notizia arriva all’indomani del rientro di Trump dalla Turchia, viaggio durante il quale il presidente americano avrebbe cambiato aereo per ragioni di sicurezza. Secondo il quotidiano statunitense, non è chiaro se queste informazioni di intelligence siano state affrontate durante il colloquio telefonico tra Trump e Netanyahu, che nelle ultime ore hanno comunque confermato il pieno coordinamento tra Washington e Tel Aviv.

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