Una gara infinita. L’ottavo di finale del Mondiale per Club tra Chelsea e Benfica è durato in totale 4 ore e 38 minuti, entrando di diritto nella storia come una delle partite più lunghe mai disputate. Teatro dell’evento, lo stadio Bank of America di Charlotte, in North Carolina, dove il match è stato interrotto per 113 minuti a causa dell’applicazione del protocollo maltempo in vigore negli Stati Uniti.
Protocollo rigido: partita sospesa per quasi due ore
La sospensione è scattata a pochi minuti dal termine del tempo regolamentare, con i Blues in vantaggio 1-0. Il protocollo prevede l’interruzione automatica in presenza di fulmini entro 13 km dallo stadio, forti raffiche di vento, scarsa visibilità o pioggia intensa. Tutti i presenti sono stati fatti evacuare e le squadre hanno atteso negli spogliatoi fino a cessato allarme. Solo dopo quasi due ore si è potuto tornare in campo, con Di Maria che ha pareggiato su rigore per il Benfica.
Maresca furioso: “Questo non è calcio, è uno scherzo”
Nonostante la vittoria per 4-1 ai supplementari, Enzo Maresca non ha nascosto la sua frustrazione nel post-partita. “È uno scherzo, non è calcio. Capisco lo stop per sicurezza, ma probabilmente non è il posto giusto per una competizione di questo livello“, ha dichiarato il tecnico del Chelsea. “Dopo 85 minuti in cui non abbiamo concesso nulla, tornare in campo e subire è surreale. Non è più la stessa partita”.
“Sei partite sospese? Qualcosa non funziona”
L’allenatore italiano ha puntato il dito contro l’organizzazione e la scelta delle sedi. “Tra Mondiali ed Europei quante partite sono state sospese? Zero. Qui siamo già a sei, sette, otto. Qualcosa non va. È una competizione fantastica, ma così si snatura il calcio”.
Una competizione a rischio meteo
Il protocollo statunitense è stato applicato più volte in questo Mondiale per Club, e con l’estate alle porte e i frequenti temporali negli Stati Uniti, il rischio è che si assista ancora a situazioni simili anche durante la Coppa del Mondo del 2026. Gli stadi sono tutti dotati di sensori meteo e radar in tempo reale, ma l’eccessiva rigidità del regolamento sta generando più di una polemica.
Quando il calcio si arrende allo show
Non è solo Chelsea-Benfica a lasciare l’amaro in bocca. È l’intero Mondiale per Club, in questa nuova, mastodontica formula, a sembrare più un’esibizione globale che una vera competizione sportiva. Più che celebrare il calcio, questa manifestazione sembra volerlo piegare alle esigenze dello show, dei diritti tv, dei mercati emergenti. Non è un caso che a dominare la scena non siano stati gol memorabili o gesti tecnici, ma sospensioni, protocolli, dirette infinite, attese, riprese, cronometri impazziti.
Il risultato è un torneo in cui il ritmo naturale del calcio è snaturato, spezzato in nome della sicurezza, certo, ma anche – e soprattutto – dello spettacolo confezionato ad arte per platee internazionali. La partita diventa contenuto, l’atleta un performer, lo stadio un palcoscenico ipercontrollato. La narrazione è chiara: bisogna piacere a tutti, ovunque. Ma così facendo si perde qualcosa di essenziale.
Forse è questo il punto più critico: il protagonista non è più il calcio, ma l’introito. Il pallone rotola, sì, ma sempre meno libero. Il Mondiale per Club, così come pensato, non premia il merito o la magia del gioco, ma risponde ad altre logiche. Logiche che hanno più a che fare con i bilanci delle federazioni e le esigenze degli sponsor che con la passione dei tifosi.
E allora sì, forse Maresca ha ragione: non è più calcio. O, almeno, non quello che conoscevamo.