L’ombra di una nuova pandemia ha sfiorato le coste di Tenerife, ma le parole di Boris Pavlin, responsabile dell’epidemiologia sul campo per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, riportano la situazione sui binari della gestione scientifica e della calma. Intervistato dal Corriere della Sera, l’esperto ha fatto il punto sull’evacuazione della nave MV Hondius e sulla reale pericolosità dell’Hantavirus.
Il “conto alla rovescia” verso la sicurezza e le differenze con il Covid
Pavlin è stato perentorio nel tracciare una linea temporale precisa per la fine dell’allerta: “Contate 42 giorni a partire dal 6 maggio. Ecco, quel giorno l’Hantavirus non sarà più un pericolo“.
“L’Hantavirus non è il Covid. Si tratta di un virus che conosciamo da decenni. Non si trasmette facilmente da persona a persona. Incrociare qualcuno in aeroporto non è considerato un contatto ravvicinato. Persino in aereo, solo le file intorno al passeggero o le interazioni con gli assistenti di volo e simili possono essere considerate ad alto rischio. E nella fase asintomatica non si può contagiare nessuno. Se fosse stato come il Covid avremmo già avuto una pandemia molto tempo fa” continua l’epidemiologo.
Il tempo di quarantena
“L’Oms raccomanda attualmente sei settimane, 42 giorni. Tuttavia, la nostra esperienza, basata sui dati che abbiamo esaminato, mostra che la maggior parte dei periodi di incubazione è più vicina a 18-21 giorni. Stiamo cercando di capire se sia possibile creare un modello che ipotizzi cosa accada se le persone interrompono la quarantena dopo, diciamo, 24 giorni: in tal caso, il 95% del rischio sarebbe già stato eliminato. Naturalmente, poi spetta alle autorità nazionali decidere se accettare quel restante 5% di rischio, sapendo che in ogni caso, se qualcuno dovesse sviluppare sintomi, esiste un piano di emergenza. Anche se dovessero esporre qualcun altro al contagio, è improbabile che ciò causi più di un piccolo numero di casi” spiega Boris.







