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28 Febbraio 2026
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Omicidio Rogoredo, il poliziotto dal carcere: “Perdonatemi, pagherò per il mio errore”

Lettera dal carcere dell'agente accusato di aver ucciso lo spacciatore 28enne Mansouri e inscenato la legittima difesa. "Ho avuto paura"

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Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e le lodi ricevuti negli anni, senza alcun tipo di sanzioni disciplinari“, scrive il poliziotto nella lettera dal carcere.

Il 41enne, accusato di omicidio volontario e di aver inscenato una sparatoria per legittima difesa piazzando una finta pistola accanto al corpo di Mansouri, parla della “stima” ricevuta in passato dai “colleghi delle Volanti“, del “commissariato Mecenate” e “non solo”, ma si dice pronto a saldare il suo conto con la giustizia.

“Mansouri doveva essere in prigione e non morto”

Abderrahim Mansouri “doveva essere in prigione e non morto”, scrive ancora Cinturrino. “Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi, ho avuto paura, prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto”.

“Mi dispiace anche per la sua famiglia, sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato“, scrive l’assistente capo del commissariato Mecenate, nella missiva che è stata consegnata al suo legale, Piero Porciani, che si è preso qualche giorno per lavorare al ricorso al Tribunale del Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta mercoledì dal gip di Milano Domenico Santoro.

Quattro colleghi indagati trasferiti in altre sedi

Proprio oggi altri quattro colleghi dell’agente, indagati, sono stati trasferiti in altre sedi. Un provvedimento che testimonia come l’inchiesta non si limiti alla posizione di Cinturrino ma coinvolga anche altri agenti che avrebbero avuto un ruolo nella vicenda o che erano a conoscenza di quanto accaduto.

Le indagini puntano a ricostruire l’intera dinamica dell’omicidio del 26 gennaio a Rogoredo e a verificare l’eventuale coinvolgimento di altri nel depistaggio e nell’inscenamento della legittima difesa.

Familiari Mansouri: “Non errore ma qualcosa di orribile”

“Se quanto emerge dovesse trovare conferma, il signor Cinturrino avrebbe dovuto essere arrestato molto tempo fa e non solo per l’omicidio di Abderrahim. Se qualcuno dei suoi colleghi che ora lo descrivono come un violento avesse fatto il proprio dovere e avesse denunciato, Abderrahim oggi sarebbe vivo. Non c’è nulla di più lontano dell’indagato rispetto al ruolo di servitore dello Stato. Se ha un briciolo di coscienza confessi tutto il male che ha commesso in questi anni, lui con i suoi compari“, dichiarano i familiari di Abderrahim Mansouri, attraverso gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli.

“Ammazzare e inscenare non è errore, confessi ruolo complici”

“Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguita da una reale confessione sull’intera vicenda. Soprattutto sul ruolo che hanno rivestito i complici“, aggiungono i familiari di Mansouri.

Una replica durissima alla lettera di scuse di Cinturrino, che secondo gli avvocati della famiglia non sarebbe sufficiente e non affronterebbe il nodo centrale: l’omicidio seguito dall’inscenamento della legittima difesa con la finta pistola piazzata accanto al corpo dello spacciatore 28enne.

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