Le manifestazioni contro il caro vita e le difficoltà economiche si sono trasformate in momenti di forte tensione in diverse città italiane. A Milano, Torino e Bologna si sono verificati scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di bottiglie, pietre e altri oggetti, danneggiamenti ai negozi e interventi di polizia con lacrimogeni e idranti. Il bilancio provvisorio diffuso il 17 ottobre parla di una cinquantina di persone fermate a Milano, con una quota significativa di minorenni, oltre a diversi feriti. Episodi distinti sono stati segnalati anche nei capoluoghi piemontese ed emiliano. Le violenze hanno suscitato le reazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del vicepremier Antonio Tajani e dei sindaci delle città coinvolte, che hanno condannato gli atti di vandalismo distinguendoli dal diritto di manifestare pacificamente.
Meloni: “Manifestare è un diritto, la violenza no”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui social per condannare quanto accaduto nelle piazze italiane. La premier ha ribadito il rispetto per le migliaia di persone che hanno partecipato pacificamente alle iniziative di protesta, comprese quelle promosse dalla Cgil, ma ha denunciato gli episodi di aggressione e devastazione. “Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha scritto Meloni, richiamando gli scontri di Milano, il materiale sequestrato ad alcune persone a Torino e la chiusura precauzionale della stazione ferroviaria di Bologna. La presidente del Consiglio ha inoltre rivolto un appello alle opposizioni, chiedendo una condanna esplicita delle violenze e un richiamo alla natura pacifica delle mobilitazioni. Secondo Meloni, il diritto alla protesta non può diventare un pretesto per aggredire le forze dell’ordine o danneggiare le città.
Tajani: “Vandalismi e aggressioni sono inaccettabili”
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha espresso solidarietà agli agenti impegnati nella gestione dell’ordine pubblico. Il segretario di Forza Italia ha ricordato che alla libertà di manifestazione deve accompagnarsi la tutela della sicurezza dei cittadini e degli operatori in divisa. Tajani ha condannato gli episodi registrati a Milano, Torino e Bologna, criticando anche chi, a suo giudizio, alimenterebbe le tensioni legate alle proteste. La posizione del governo è quindi quella di distinguere le rivendicazioni sociali, legittime nell’ambito democratico, dalle condotte violente e dai danneggiamenti.
Milano, scontri in centro e assalto a un negozio
Il quadro più grave si è registrato a Milano, dove il corteo ha attraversato alcune delle principali aree centrali, tra cui piazza Duomo e la zona di San Babila. Secondo le informazioni riportate da Adnkronos, sarebbero circa 50 i manifestanti fermati, quasi la metà minorenni secondo fonti qualificate citate dall’agenzia. Le tensioni sono esplose già nelle prime fasi della manifestazione, con lanci di bottiglie e oggetti contro gli agenti schierati in via Broletto. Un primo bilancio riferiva di quattro poliziotti trasportati in ospedale e di cinque giovani soccorsi per ferite lievi; il numero complessivo dei feriti tra le forze dell’ordine restava da verificare.
Nel corso del pomeriggio e della serata si sono susseguiti altri episodi, con il lancio di pietre e transenne, l’impiego di lacrimogeni e idranti e alcuni cassonetti incendiati. In piazza Duomo è stato dato alle fiamme anche un bagno chimico. Particolarmente grave quanto avvenuto nella zona di San Babila, dove un gruppo di persone, alcune con il volto coperto, ha danneggiato le vetrine di un punto vendita Foot Locker utilizzando mazze e pietre. Alcuni presenti avrebbero poi tentato di entrare nel negozio per sottrarre merce.
Sala: “Le ragioni della protesta erano comprensibili”
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha riconosciuto la legittimità delle ragioni sociali alla base della mobilitazione, prendendo però le distanze dagli episodi di violenza. “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, ha dichiarato il primo cittadino. Sala ha inoltre invitato la politica a evitare strumentalizzazioni e a confrontarsi con le difficoltà del momento, auspicando risposte improntate alla responsabilità.
Torino, lacrimogeni e danneggiamenti: bloccate 12 persone
Anche a Torino la protesta è stata accompagnata da episodi di tensione. In piazza Castello alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie, bastoni e pietre contro le forze dell’ordine schierate a protezione della Prefettura. Gli agenti hanno risposto con i lacrimogeni. Le prime criticità erano state segnalate nella zona di Porta Nuova, dove un gruppo di persone avrebbe fatto irruzione nella libreria Feltrinelli, rovesciando libri e danneggiando gli spazi. Altri momenti di tensione si erano verificati in piazza San Carlo e lungo via Po, dove sono stati lanciati oggetti e sedie prelevate dai dehors dei locali. I commercianti hanno abbassato le saracinesche per proteggere le attività.
La polizia ha fermato 12 persone, di cui 10 minorenni, trovate, secondo quanto riferito, in possesso di oggetti tra cui petardi, bottiglie molotov, pietre e martelletti frangivetro. Le posizioni degli interessati sono state sottoposte agli accertamenti degli investigatori. Durante il corteo erano comparsi anche striscioni contro il costo della vita e richieste di maggiore dignità economica. Le indagini dovranno distinguere le condotte contestate ai singoli partecipanti e accertare eventuali responsabilità per i danneggiamenti.
Bologna, sette persone fermate dopo gli scontri vicino alla stazione
Disordini anche a Bologna, dove il confronto tra manifestanti e forze dell’ordine si è concentrato nell’area della stazione ferroviaria, in piazzale Medaglie d’Oro. Alcuni partecipanti hanno lanciato pietre e bottiglie contro gli agenti, che sono intervenuti con idranti e lacrimogeni. Le forze dell’ordine hanno fermato sette persone, mentre la situazione nell’area ha portato alla chiusura precauzionale della stazione. Il sindaco Matteo Lepore ha condannato gli episodi, invitando i giovani scesi in piazza a isolare chi utilizza le manifestazioni per compiere atti di vandalismo. Il primo cittadino ha definito inaccettabili i danni ai beni pubblici e le aggressioni, esprimendo vicinanza alle forze dell’ordine impegnate a contenere i disordini.
Lepore ha inoltre riferito che la manifestazione non risultava autorizzata, circostanza richiamata nel suo intervento pubblico. Gli episodi nelle tre città riaccendono così il confronto sulla gestione delle proteste e sulla sicurezza durante le mobilitazioni. Resta centrale la distinzione tra il diritto costituzionale a manifestare e le responsabilità individuali per eventuali aggressioni o danneggiamenti, che dovranno essere accertate dagli organi competenti.














