16 Ottobre 2026
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Tensioni e cortei per il “No Meloni Day”: la protesta degli studenti. In Calabria mobilitazione si salda agli agricoltori e al fermo dei trasporti

Scuolabus, licenziamenti e rincari spingono migliaia di giovani in piazza da Torino a Palermo, con blitz e momenti di contatto con le forze dell'ordine a Bologna, Roma e Genova

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La giornata di mobilitazione studentesca nazionale legata al “No Meloni Day” ha attraversato le principali arterie d’Italia con un bilancio di cortei oceanici, blitz dimostrativi e accesi momenti di contatto con le forze dell’ordine. A Bologna si sono registrate cariche di alleggerimento davanti alla stazione ferroviaria dopo che un serpentone di circa mille giovani ha tentato di forzare il blocco dei reparti mobili lanciando fumogeni e bottiglie, a margine della chiusura simbolica con le catene di diversi istituti cittadini. Tensione elevata anche a Genova, dove in via dei Santi Giacomo Filippo le sagome del Presidente del Consiglio e del Ministro dell’Istruzione sono state appese a testa in giù vicino ai cassonetti con lancio di uova, mentre un simulacro di carro armato in cartone è stato dato alle fiamme davanti alla sede di Confindustria. A Venezia palloncini di vernice rossa sono stati scagliati contro la sede della Città Metropolitana.

Bombe carta a Roma e fiamme a Torino: la mappa delle proteste

A Roma oltre ventimila manifestanti – secondo le stime dei collettivi promozionali – hanno sfilato fino al Ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, protetto da un ingente schieramento di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa. Durante il tragitto, all’altezza di via Marmorata, gruppi con il volto coperto hanno esploso bombe carta, petardi e posizionato cassonetti al centro della carreggiata per ostacolare il traffico, culminando il blitz con il rogo delle bandiere di Israele e degli Stati Uniti. Parallelamente, a Torino, duemila studenti hanno occupato le gradinate del monumento a Vittorio Emanuele II prima di lanciare uova e bruciare un carro armato di cartone dinanzi all’Ufficio scolastico regionale. Nel capoluogo piemontese le forze dell’ordine hanno identificato diversi giovani travisati, spingendo il sindaco Stefano Lo Russo a rivolgere un appello video: “In questi giorni tanti di voi stanno protestando chiedendo attenzione e ascolto. È un vostro diritto e le vostre ragioni meritano di essere ascoltate. Ma ci sono anche persone che entrano nelle scuole col volto coperto, spaccano computer, distruggono aule, devastano tutto. Questi sono teppisti e fanno un danno soprattutto a voi. Perché poi c’è anche chi approfitta di quelle immagini per parlare soltanto degli scontri, lasciando completamente in secondo piano i problemi che state sollevando”.

Le rivendicazioni dei collettivi e la convergenza calabrese col comparto agricolo

Sul piano organizzativo la piattaforma rivendicativa punta alla costruzione di un percorso di lotta prolungato. I rappresentanti degli studenti quantificano in 400mila le presenze complessive sui territori e fissano i prossimi passaggi attuativi.

“Siamo in 400mila in tutta Italia. Il 30 ottobre aderiamo allo sciopero generale e il 20 novembre sciopero allo studentesco europeo contro la guerra”, dicono gli studenti del collettivo Osa.

La dimensione politica e sociale della protesta trova conferma nelle parole di Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti: “Con Generazione Fuoriclasse vogliamo costruire una mobilitazione permanente, capace di andare oltre la singola giornata di sciopero e di dare continuità alle rivendicazioni che arrivano dalle scuole. Il caro studio, il costo della vita, la mancanza di tutele e le condizioni in cui troppo spesso siamo costretti a studiare non sono problemi individuali: sono questioni politiche e collettive, che richiedono risposte strutturali. Le decisioni sulla scuola non possono essere prese senza ascoltare chi la attraversa ogni giorno. Vogliamo essere protagonisti del cambiamento, non spettatori di riforme calate dall’alto”.

La vertenza studentesca ha trovato un’immediata sponda territoriale anche in Calabria, dove i cortei svolti ad Acri e Corigliano Rossano si sono saldati alle rimostranze degli agricoltori e al blocco proclamato dall’autotrasporto per il caro carburanti, portando al centro del dibattito locale la tenuta dei servizi idrici, le spese per la mobilita e la salvaguardia del diritto allo studio nelle aree interne.

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