Lo scontro politico attorno a Report e al suo conduttore Sigfrido Ranucci si sposta da Roma a Bruxelles. Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia, aderenti al gruppo Ecr (Conservatori e Riformisti Europei), hanno inviato una lettera alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, denunciando quello che definiscono il carattere «sistematicamente a senso unico» della trasmissione di Rai 3.
Secondo gli esponenti di FdI, un programma del servizio pubblico dovrebbe garantire imparzialità e pluralismo, principi che, a loro giudizio, sarebbero stati violati dalla linea editoriale di Report.
La lettera: “Report viola lo spirito dell’European Media Freedom Act“
La missiva porta la prima firma dell’eurodeputato Stefano Cavedagna, relatore dell’European Media Freedom Act (Emfa), ed è sottoscritta dall’intera delegazione di Fratelli d’Italia, compresi Carlo Fidanza e Nicola Procaccini.
Nel documento, gli eurodeputati contestano quella che definiscono la «faziosità» del programma guidato da Ranucci, sostenendo che numerose inchieste dedicate al partito della premier Giorgia Meloni sarebbero costruite su «teoremi», allusioni e supposizioni, con l’obiettivo di gettare discredito piuttosto che svolgere un’autentica attività giornalistica.
I numeri citati da FdI: “Il 43,5% delle inchieste riguarda Meloni e Fratelli d’Italia“
Per sostenere la propria tesi, la delegazione richiama un’analisi relativa a 404 inchieste trasmesse dall’insediamento del governo Meloni.
Secondo i dati riportati nella lettera, il 43,5% delle puntate avrebbe riguardato, direttamente o indirettamente, Fratelli d’Italia e la presidente del Consiglio.
“Non contestiamo il diritto di Report di fare inchieste – afferma Stefano Cavedagna –. La libertà di informazione è un valore fondamentale. Contestiamo però il suo utilizzo sistematico a senso unico all’interno di un programma del servizio pubblico”.
Ranucci rilancia sui social il post di Giulietti
Nel frattempo Sigfrido Ranucci è intervenuto sui social condividendo un post di Giuseppe Giulietti, coordinatore di Articolo 21, che ricorda come il rapporto tra il giornalista e Valter Lavitola fosse già stato affrontato pubblicamente nel novembre 2023, durante un’audizione in Commissione di Vigilanza Rai.
Secondo Giulietti, in quella sede Ranucci aveva già chiarito la natura dei rapporti con Lavitola, ricordando anche che quest’ultimo era stato candidato alle elezioni europee con Forza Italia.
Nel lungo intervento, Giulietti sostiene inoltre che il giornalista sia da tempo bersaglio di attacchi legati alle inchieste di Report, citando tra gli altri i dossier sulla strage di Bologna, sul rapporto tra mafia, servizi deviati ed estremismo neofascista, sull’omicidio di Piersanti Mattarella e sulle vicende di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Cosa prevede l’European Media Freedom Act
Il riferimento richiamato da Fratelli d’Italia è l’European Media Freedom Act, il regolamento europeo sulla libertà dei media.
L’articolo 5 stabilisce che gli Stati membri debbano garantire l’indipendenza editoriale dei media di servizio pubblico, assicurando al tempo stesso che questi offrano ai cittadini una pluralità di informazioni e opinioni in maniera imparziale.
La normativa tutela anche l’autonomia dei media pubblici rispetto alle interferenze politiche, disciplinando le modalità di nomina dei vertici e prevedendo adeguate garanzie economiche per preservarne l’indipendenza editoriale.
La lettera inviata dagli eurodeputati rappresenta una segnalazione politica alla Commissione europea e non produce effetti immediati.
La replica del Movimento 5 Stelle
L’iniziativa di Fratelli d’Italia ha provocato la dura reazione del Movimento 5 Stelle, i cui rappresentanti in Commissione di Vigilanza Rai parlano di un’iniziativa «surreale».
Secondo i pentastellati, il partito della premier avrebbe trasformato la Rai in un “campo di conquista” e non sarebbe quindi nella posizione di contestare la presunta faziosità di Report.
Nella nota, il M5S difende il lavoro della trasmissione, sostenendo che abbia sempre realizzato inchieste su tutte le forze politiche e ricordando come, nelle cause giudiziarie affrontate finora, il programma non sia mai stato smentito nel merito.
L’affondo finale è rivolto direttamente a Fratelli d’Italia: “La lettera non dovrebbero scriverla alla Commissione europea, ma agli italiani, chiedendo scusa per quanto hanno fatto alla Rai e per gli attacchi al giornalismo d’inchiesta”.












