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21 Febbraio 2026
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Referendum Giustizia, la deputata leghista Matone contro Nordio: “Eravamo 10 a 0, ora siamo 10 a 10”

Nel mirino le recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia: “Nordio confonde ciò che si può dire in un salotto con quello che si può dire pubblicamente"

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Parole che pesano come macigni nel pieno della campagna per il referendum sulla Giustizia. Dal direttivo regionale allargato della Lega, riunito a Reggio Calabria, arriva l’affondo della deputata ed ex magistrato Simonetta Matone, che interviene – da remoto – con un messaggio destinato a far discutere. Nel mirino, le recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Nordio confonde ciò che si può dire in un salotto con quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente”, ha dichiarato Matone.

Il fronte del sì rallenta: “Da 10 a 0 a 10 a 10”

Secondo l’analisi politica della deputata leghista, la campagna referendaria avrebbe subito una brusca frenata. “Se prima, grazie all’involontario endorsement di Nicola Gratteri, il rapporto tra i sostenitori del e quelli del no era 10 a 0, oggi – grazie all’improvvida iniziativa di Nordio – siamo purtroppo 10 a 10″. Una frase che fotografa, secondo Matone, un cambio di scenario improvviso: da un vantaggio netto del fronte riformista a una situazione di sostanziale equilibrio.

“Abbiamo riattivato il fronte del no”

La deputata non usa mezzi termini: “Abbiamo dato il là a una ripresa del fronte del no”. Pur ribadendo la “massima stima” nei confronti del ministro, Matone sottolinea la necessità di maggiore cautela comunicativa. “Si era detto che i toni dovevano essere bassi, di non politicizzare il referendum. È accaduto l’esatto contrario”. Secondo la parlamentare, il fronte del no, guidato da esponenti della magistratura, avrebbe trovato nuova energia proprio a seguito delle dichiarazioni del Guardasigilli.

Strategia sul territorio: “Studiare Nordio e spiegare il sì”

La linea proposta ai militanti calabresi è chiara: meno polemiche e più contenuti. “Quello che serve sul territorio è spiegare bene politicamente e anche tecnicamente quali sono le ragioni del sì”. Matone invita esplicitamente a studiare il libro del ministro, Una nuova giustizia, come strumento per affrontare il dibattito pubblico. “Dobbiamo impararlo a memoria per rispondere nei dibattiti a chi ci contesta e per spiegare cosa vuol dire votare sì”.

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