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25 Febbraio 2026
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Stato dell’Unione, il trionfalismo di Trump sfida la storia e incendia l’asse con Teheran

In un discorso fiume il Presidente rivendica il ritorno all’età dell’oro tra dazi protezionisti e pugno di ferro sull’immigrazione. Ma è sull'Iran che i toni si fanno bellici: "Mai nucleare", mentre Teheran replica evocando la propaganda nazista.

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“Il nostro Paese è tornato e non tornerà indietro”. Con questa dichiarazione di dignità e orgoglio, Donald Trump ha aperto il discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia americana. Davanti alle Camere riunite in seduta plenaria, il Presidente ha dipinto il ritratto di un’America trasformata, un’entità che sotto l’egida dell’”America First” avrebbe imboccato una nuova epoca aurea, lasciandosi alle spalle il passato in modo definitivo.

La guerra dei dazi e lo strappo con la Corte Suprema

Il cuore del messaggio presidenziale è rimasto ancorato all’economia protezionista. Non è sfuggita la presenza di quattro giudici della Corte Suprema, istituzione che ha recentemente bocciato i suoi dazi; a loro Trump ha rivolto l’appellativo di “decisione infelice”, ribadendo la volontà di procedere con tariffe ancora più stratificate senza il passaggio dal Congresso. Il Presidente ha delineato un futuro radicale per il fisco americano: “Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito”.

Clash in aula: immigrazione e politica estera

Sul fronte interno, Trump ha rivendicato un successo totale nel contrasto all’immigrazione clandestina, dichiarando che nell’ultimo anno non si sono registrati ingressi illegali. L’affermazione ha spaccato l’aula, scatenando la dura reazione delle deputate democratiche Ilhan Omar e Rashida Tlaib, che hanno interrotto il Presidente con grida di “bugiardo”.

Sul fronte internazionale, Trump ha toccato i dossier caldi solo dopo novanta minuti di monologo: Ucraina e Russia: Il Presidente ha annunciato di essere al lavoro per risolvere il conflitto, citando l’operato dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e vantando di aver già “risolto otto guerre”. Iran: Il passaggio più duro è stato riservato a Teheran, accusata di sviluppare vettori capaci di colpire l’Occidente. “Non permetterò mai che abbia il nucleare”, ha scolpito Trump tra gli applausi dei repubblicani.

La durissima replica di Teheran

La risposta della Repubblica Islamica non si è fatta attendere ed è arrivata con una violenza verbale inedita. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha paragonato la strategia comunicativa di Washington a quella del Terzo Reich: “I bugiardi professionisti sono bravi a creare ‘l’illusione della verità’. ‘Ripeti una bugia abbastanza spesso e diventerà la verità’ è una legge della propaganda coniata dal nazista Joseph Goebbels. Questa legge è ora sistematicamente utilizzata dall’amministrazione statunitense”.

Teheran ha respinto ogni accusa sul programma missilistico e sui bilanci delle vittime delle rivolte interne di gennaio, bollando le parole di Trump come “grandi bugie”. Intanto, sul fronte interno americano, la sfida è già proiettata a novembre: la governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, ha chiuso la replica democratica con una promessa elettorale: “Vinceremo noi”.

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