A Roma, davanti al Dipartimento della Funzione Pubblica, si è svolto un flash mob per denunciare stipendi bassi e diritti negati. Gli Lsu/Lpu rappresentano circa il 90% della forza lavoro nei comuni calabresi. “Non è concepibile che questi lavoratori siano costretti a operare con stipendi ridotti e senza il riconoscimento dei contributi previdenziali degli anni precedenti alla stabilizzazione. Questa situazione non solo lede i diritti individuali, ma rischia di compromettere la prospettiva pensionistica di migliaia di persone”, spiegano i promotori, sottolineando l’importanza di sollecitare il Governo all’approvazione definitiva del disegno di legge n. 539, presentato il 3 febbraio 2023 dal senatore Gasparri, per il riconoscimento dei contributi previdenziali.
La protesta dei lavoratori
L’appuntamento è fissato per giovedì 4 dicembre 2025 in piazza Vidoni. “Abbiamo lavorato a nero per lo Stato”, denunciano i lavoratori, chiedendo l’approvazione del ddl del febbraio 2023 che riconosce i contributi previdenziali per gli ex Lsu/Lpu. “Siamo i più poveri della pubblica amministrazione“, spiegano, “dipendenti che non percepiscono gli stipendi da dipendenti pubblici, come quelli di Regioni, Province e uffici decentrati dello Stato. Lo Stato ci ha fatto lavorare in nero, legalizzando una condizione che ci farà diventare i prossimi poveri della PA“.
La situazione in Calabria
Il coordinamento ricorda che gli ex Lsu/Lpu operano in più di 360 comuni della Calabria, con circa 4.500 lavoratori, diventando il 90% della forza lavoro. “Molti svolgono funzioni superiori alla loro qualifica, ma percepiscono stipendi, nella maggior parte dei casi, sotto i 1.000 euro. Nei comuni calabresi ci sono dipendenti part-time che lavorano da 14 a 26 ore settimanali e guadagnano meno di 700 euro al mese”, aggiungono Cozza, Pignataro, Valente, Conforti, Muto e Pettinato, sottolineando come nei primi 15 anni di attività questi lavoratori non abbiano visto riconosciuti i contributi previdenziali, configurando un vero e proprio lavoro nero legalizzato dallo Stato.
Verso la sensibilizzazione
“Oggi parte un percorso di sensibilizzazione“, continuano i promotori, “per evidenziare la situazione di povertà in cui migliaia di lavoratori si troveranno al momento della pensione, dopo aver lavorato per quasi 30 anni senza i contributi pensionistici di un normale contratto. Siamo molto preoccupati – concludono – perché con l’uscita in pensione della maggioranza di noi, migliaia di famiglie calabresi vedranno i propri redditi scendere sotto la soglia di povertà. Chiediamo attenzione al Ministero, alla Regione Calabria e alle organizzazioni sindacali, affinché si trovino soluzioni che restituiscano dignità a chi ha lavorato per la collettività calabrese e deve ancora lottare per i propri diritti”.








