Il regime fiscale forfettario torna al centro del dibattito economico europeo. A intervenire è il vicepresidente di Ala Assoarchitetti e Ingegneri, Giuseppe Funaro, che commenta le indicazioni contenute nel Country Report 2026 della Commissione europea, nel quale il sistema viene indicato come potenzialmente distorsivo per il mercato.
La posizione di Bruxelles e la replica del vicepresidente Ala
Secondo la Commissione europea, il regime forfettario rappresenterebbe una forma di distorsione fiscale in grado di ridurre il gettito e disincentivare la crescita e l’aggregazione delle attività economiche. Una lettura che Funaro definisce sostanzialmente condivisibile, sottolineando come il tema non sia nuovo nel dibattito economico italiano.
Il vicepresidente di Ala evidenzia come il sistema attuale produca una evidente asimmetria tra professionisti che operano nello stesso mercato ma con regimi fiscali differenti, con effetti diretti sulla concorrenza.
“Un sistema che favorisce la frammentazione”
Nel suo intervento, Funaro critica la struttura del regime agevolato, ritenendo che contribuisca a mantenere il tessuto professionale in una dimensione ridotta. Il sistema fiscale vigente, secondo questa lettura, finirebbe per incentivare la permanenza sotto determinate soglie di fatturato, limitando la capacità di crescita, investimento e aggregazione degli studi professionali.
Un ulteriore elemento critico riguarda il trattamento dell’Iva, che nel regime forfettario non viene applicata, generando una differenza competitiva significativa soprattutto nei confronti della clientela privata.
Il nodo della competitività tra professionisti
Funaro pone l’accento sulla difficoltà di competere tra professionisti soggetti a regole diverse all’interno dello stesso mercato, in particolare nei settori tecnici come ingegneria e architettura. In questo contesto, la frammentazione del settore viene letta come un ostacolo alla crescita strutturale, con un sistema che favorirebbe la permanenza di micro-attività piuttosto che lo sviluppo di realtà organizzate.
Il confronto con il contesto europeo
Il vicepresidente di Ala richiama inoltre il tema della pressione fiscale italiana, considerata superiore alla media europea per il lavoro autonomo e le attività produttive. Da qui la richiesta di una maggiore armonizzazione delle regole a livello europeo, con l’obiettivo di garantire condizioni più uniformi tra i diversi Paesi membri.
Professioni tecniche e redditi medi
Nel suo intervento viene evidenziata anche la situazione economica delle professioni tecniche. Secondo i dati citati, la maggior parte degli architetti e degli ingegneri si colloca in fasce di reddito medio-basse, con difficoltà strutturali a investire, assumere personale o crescere dimensionalmente. Una condizione che, secondo Funaro, contribuisce a limitare la competitività complessiva del settore.
“Serve una fiscalità che premi la crescita”
La proposta avanzata è quella di una revisione del sistema fiscale orientata alla crescita, con un modello che favorisca investimenti, innovazione e aggregazione. L’obiettivo indicato è quello di superare la logica degli incentivi temporanei e delle agevolazioni frammentate, puntando invece su una struttura stabile che accompagni lo sviluppo delle attività professionali.
Una riflessione sul futuro delle professioni
Nel passaggio finale, Funaro evidenzia il rischio di una progressiva perdita di centralità delle figure professionali tecniche, sempre più spesso inserite in strutture organizzate di grandi dimensioni. Un’evoluzione che, secondo la sua analisi, potrebbe incidere non solo sull’organizzazione del lavoro, ma anche sulla qualità progettuale e sulla cultura tecnica del settore.
La riflessione si chiude con un richiamo alla necessità di riportare al centro competenza, investimento e capacità di crescita come elementi fondamentali per il futuro delle professioni tecniche.









