Con l’ammissione del referendum sulla reale utilità alla Calabria della figura dei sottosegretari, il centrosinistra coglie indubbiamente un risultato politico di una certa valenza.
E per di più in un momento di taedium dello scenario politico, dove in molti, anche dalle parti dell’ex campo largo, guardavano piu’ alle vacanze che alla prospettiva di aprire un’altra campagna estiva.
Nel centrodestra poi, neanche si prendeva in considerazione l’eventualità del ceffone giunto ieri a sorpresa dalla Corte d’Appello, come se il rigetto dello scorso 28 aprile da parte Segretario Generale di Palazzo Campanella della richiesta di ammissibilità della consultazione fosse responso immodificabile.
Invece è stato frantumato dall’ufficio centrale, e insieme ad esso qualche atteggiamento di supponenza, che in politica prima o poi si paga a carissimo prezzo.
E infatti la minoranza esulta e dimostra ai calabresi di essere meno dormigliona e piu’ coesa di quella del recente passato. Intendiamoci, qualche suo membro farebbe bene ad entrare direttamente in maggioranza, ma di base il dispositivo in consiglio funziona.
È fuori dal parlamentino calabrese che le cose vanno ad capocchiam, ma su questo torneremo a tempo debito.
Il fattore populismo e la trappola dello “spreco”
“Non siamo poi così tanto sfigati”, chiosa pimpante quel diavolaccio di un Enzo Bruno della Lista Tridico (sempre più partito, che listella): “l’obiettivo di invitare i calabresi ad esprimersi sulla opportunità di inserire nuove e denarose poltrone nel già ampio esecutivo regionale è ormai concreto, vedremo se la spunterà il partito dello spreco e dei privilegi o il buon senso”.
Bruno, che della squadra di Pasquale Tridico è il regista in campo, da navigato politico ha intuito le potenzialità di una consultazione, quella referendaria, che qualora fosse celebrata sarebbe un referendum su una presunta dimostrazione di spreco, dove l’area progressista avrebbe modo di cavalcare un indubbio vantaggio, anche di ordine populistico, diciamo la verità.
Sì, perché puoi anche ingaggiare i migliori costituzionalisti, possibilmente con la vocazione social, nel tentativo di dimostrare che l’istituzione del sottosegretario a mezzo di riforma statutaria possa essere utile al governo della Calabria, ma è difficile estirpare dall’opinione pubblica (anche di centrodestra) il pesantissimo sospetto che si tratti di una “strunzata” per dirla come i Trettrè di Drive In. No, questa volta non basterà la story social in maniche di camicia, dall’ultimo piano della Cittadella per confutare il dubbio di opportunità della istituzione- sottosegretario.
Oltre la comunicazione: serve la Politica (quella vera)
Ci vorrà qualcosa di più, e questo quid pluris porta il nome di politica, non comunicazione politica.
Non a caso i vertici della coalizione di governo si aspettano un’interpartica, che peraltro manca da un po’ di tempo. C’è chi sussurra che la riunione sarebbe già stata convocata, ben prima del pronunciamento di ieri, con l’obiettivo di far quadrare i conti sull’ormai imminente allargamento della giunta a 9, come previsto dalla stessa riforma statutaria.
Ora però, al non corposo ordine del giorno, si aggiunge il referendum, ovvero una prospettiva non proprio entusiasmante per il centrodestra. Il rischio di caricare una tornata elettorale in piena regola , perché di questo si tratterebbe, di ulteriori significati politici ad un anno buono dalle Politiche è altissimo, perché correrlo?
Il consiglio a Occhiuto: difendere l’indifendibile nuoce alla salute
E poi, conviene a Roberto Occhiuto accettare la sfida referendaria con il rischio di perderla fragorosamente? Ripetiamo, c’è una variabile che non dipende dal carisma del presidente: l’antipatia oggettiva del Sottosegretario, alla quale l’opinione pubblica non riconoscerà mai il rango di istituzione, nella accezione piu’ nobile e costituzionale del termine . Semmai, sono proprio incidenti ordinamentali come i sottosegretari a minare la fiducia nelle istituzioni calabre.
Il Presidente rifletta e non si butti nella sfida di difendere l’indifendibile: nuoce gravemente alla salute di una immagine ancora ben granitica. Occhiuto sia democristianissimo in questo frangente.










