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14 Giugno 2026
14 Giugno 2026
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“Menu bollu ppì tutti”. La rivincita di Tridico alla perculata di Occhiuto e il karma

Dalla proposta bollata come una trovata da "Cetto La Qualunque" all'idea rilanciata come misura nazionale: otto mesi dopo, il governatore finisce per inseguire la stessa intuizione che aveva deriso in campagna elettorale

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La scena è ancora lì, una delle più memorabili della recente politica calabrese.
Ottobre 2025, ultimi giorni di campagna elettorale. Pasquale Tridico propone di sospendere il bollo auto ai calabresi con redditi bassi finché strade e trasporti resteranno quelli che sono.
Roberto Occhiuto, dal palco, liquida la proposta come una favola. Roba da “Cetto La Qualunque”, dice. E se la campagna fosse durata un’altra settimana, quello lì avrebbe promesso pure di imbiancare le case a tutti. Risata generale. Il bollo, spiega il presidente, una Regione non lo può toccare. Punto.
Giugno 2026, otto mesi dopo. Stesso Occhiuto, stessa idea, palcoscenico diverso: un’intervista al Messaggero. Solo che adesso la promessa diventa una misura “smart, sexy, impattante”, una “mossa alla Berlusconi” da inserire nella prossima manovra. E con sincerità, il governatore ammette: “In campagna presi in giro il mio avversario, Tridico, che propose l’eliminazione del bollo. Non sapeva che una Regione non può farlo”.

Il costume di Cetto

Si dà il caso che il personaggio di Antonio Albanese, evocato allora per sfottere Tridico, avesse uno slogan diventato proverbiale: cchiù pilu pe’ tutti. Più benessere per tutti, purché nessuno chieda come e con quali soldi.
Ecco. Oggi è il presidente a proporre l’abolizione del bollo e a presentarla come una scelta di visione politica. Il paradosso è che la promessa giudicata populista otto mesi fa viene oggi riproposta come una trovata vincente. Il costume di Cetto, insomma, finisce addosso a chi lo aveva usato come bersaglio.

L’alibi che non regge

Resta la foglia di fico giuridica: “Una Regione non può farlo”, continua a sostenere il governatore.
Solo che Tridico non aveva proposto di cancellare il tributo per tutti ma un’esenzione mirata: niente bollo per le auto con tassa fino a 250 euro e per nuclei con Isee fino a 25 mila euro, almeno finché le infrastrutture regionali non fossero migliorate.
Una misura che le Regioni possono adottare. Lo dice la Corte costituzionale, secondo cui l’autonomia regionale consente di ampliare il sistema delle agevolazioni.
Lo ricorda anche l’Agenzia delle Entrate, che riconosce alle Regioni il potere di estendere le esenzioni previste. E lo conferma il quadro normativo entrato in vigore dal 1° gennaio 2026, che attribuisce alle Regioni la piena titolarità del gettito del bollo auto.
Per questo, riletto oggi, quel “non si può fare” appare molto meno solido di quanto sembrasse in campagna elettorale.

Il domandone

C’è poi la contabilità politica. Oggi la stessa idea viene considerata sostenibile, purché applicata su scala nazionale e accompagnata dalle necessarie coperture.
La domanda, allora, è semplice e meriterebbe una risposta chiara: se il bollo è una “patrimoniale ingiusta” da abolire a Roma, perché un’esenzione limitata ai calabresi meno abbienti era stata liquidata come una pagliacciata a Catanzaro?
Quando, esattamente, quella proposta ha smesso di essere una follia ed è diventata una misura da rivendicare?

Il karma

Così il paradosso trova compimento. Il candidato sconfitto, deriso come un Cetto La Qualunque qualsiasi, aveva ragione nel merito. Il vincitore che la perculava dal palco, oggi ne rilancia il principio e ne rivendica la validità politica.
Può capitare. In politica, più spesso di quanto si creda. Si chiama karma. E la palla, prima o poi gira.
Resta però un credito, difficile da ignorare: la proposta che otto mesi fa suscitava risate oggi viene ripresentata come una misura da rilanciare a livello nazionale, magari come grimaldello del centrodestra alle prossime politiche. Ed è forse proprio questa la rivincita più evidente.
Resta anche solo da incorniciare il nuovo slogan del centrodestra calabrese, lo stesso che otto mesi fa valeva una risata: menu bollu ppì tutti. Cchiù pilu, cchiù karma. Con buona pace di Cetto.

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