2 Agosto 2026
2 Agosto 2026
spot_img

Mare bello, lungomare deserto: il paradosso di Catanzaro. Celia denuncia, Riccio attacca il Comune: “20mila euro per il Pride”

Celia denuncia il declino del quartiere marinaro, svuotato mentre le località vicine fanno il pieno. Riccio accusa la Giunta Fiorita: "Perso il Magna Graecia Film Festival, soldi pubblici destinati al Pride"

spot_img
spot_img
spot_img

Il mare c’è. Ed è anche bello. Il lungomare pure, almeno sulla carta. Ci sono chilometri di costa, locali, ristoranti, gelaterie, stabilimenti balneari e una popolazione che durante l’estate dovrebbe moltiplicarsi. Manca soltanto un dettaglio: la gente. A Catanzaro Lido si consuma così uno dei più singolari paradossi dell’estate calabrese. Le località vicine riempiono piazze e passeggiate, mentre il quartiere marinaro del capoluogo rischia di spegnere le luci prima ancora che finisca la serata. A denunciare il deserto è il consigliere comunale del Gruppo Misto Fabio Celia, che affida il confronto a una geografia impietosa. “Soverato sbanca. Sellia Marina sfonda. Borgia sembra distante un milione di chilometri. Pizzo è talmente piena che passeggiare è quasi impossibile. Tropea è un’altra dimensione. Reggio Calabria sembra appartenere a un’altra regione. E non dimentichiamo Roccella Ionica, che ogni estate dà l’impressione di essere in un altro mondo”. Il mondo, invece, a Catanzaro Lido pare essersi fermato.

Il lungomare del coprifuoco

La fotografia tracciata da Celia non ha bisogno di grandi statistiche. Parte da una sera d’estate, da un orario che altrove segna l’inizio della passeggiata e che nel quartiere marinaro sembra già quello della ritirata. “Quando provi a segnalare che ieri sera, a mezzanotte, il lungomare sembrava in coprifuoco, ti rispondono con l’elenco delle opere fatte, spesso anche male, invece di affrontare il problema”.

È il vecchio riflesso della politica amministrativa: davanti a una strada vuota si esibisce una delibera; davanti a un’attività commerciale in difficoltà si ricorda un cantiere; davanti a un quartiere che perde attrattività si inaugura un tratto di marciapiede. Come se bastasse posare qualche mattonella per costruire una destinazione turistica. Celia pone domande molto più semplici e, proprio per questo, più difficili da liquidare: “Mi chiedo dove abbiano mangiato la pizza ieri sera, dove siano andati al mare oggi e dove prenderanno il gelato questo pomeriggio”.

Domande da residente, prima ancora che da consigliere comunale. Perché un quartiere non si conosce attraverso le relazioni degli uffici o le fotografie delle inaugurazioni. Bisogna attraversarlo, sedersi nei locali, parlare con gli imprenditori, ascoltare chi vive di turismo e osservare quello che accade quando scende la sera. “Per conoscere davvero la realtà di Catanzaro Lido bisogna viverla, frequentarla ogni giorno, respirarne le difficoltà e confrontarsi con i problemi reali. Amministrare un territorio non significa raccontarlo: significa viverlo. E se chi decide non lo frequenta, difficilmente potrà capirne i bisogni”.

Una denuncia che arriva da lontano

Quello di Celia non è uno sfogo nato in una notte particolarmente tranquilla. Già all’inizio di luglio il consigliere aveva denunciato sporco, erba alta, degrado, assenza di manutenzione e una stagione estiva priva di programmazione. Aveva raccontato anche di imprenditori costretti ad andare in ferie a luglio per la mancanza di clienti e di appuntamenti comunali capaci di raccogliere appena poche decine di persone. Il problema, dunque, non sarebbe soltanto il numero degli spettacoli. È la mancanza di una strategia riconoscibile: un evento capace di richiamare pubblico, una promozione turistica coordinata, servizi efficienti, parcheggi, trasporti, decoro e un calendario che convinca cittadini e visitatori a restare. Catanzaro Lido continua a essere presentato come il “volano turistico” del capoluogo. Ma un volano, per definizione, dovrebbe muovere qualcosa. Qui, invece, rischia di girare a vuoto.

Il cinema traslocato a Soverato

C’è poi un’assenza che pesa più delle altre: quella del Magna Graecia Film Festival. Non una sagra di quartiere o un concerto occasionale, ma una manifestazione capace negli anni di portare sul territorio attori, registi, premi Oscar, televisioni e attenzione nazionale. Il dato è oggettivo: la ventitreesima edizione, dal 25 luglio al primo agosto 2026, si è svolta a Soverato, con otto serate tra Teatro comunale e Arena sul lungomare che ieri ha ospitato l’atto finale. Il pubblico e gli ospiti sono andati lì. Le immagini, le interviste, le presenze nei locali e la promozione turistica pure. Uno dei principali eventi cinematografici del Mezzogiorno oggi porta il nome della Magna Grecia sul lungomare di un altro Comune. Ed è proprio su questo vuoto che interviene il consigliere comunale e provinciale Eugenio Riccio.

“Addio Magna Graecia, benvenuto Pride”

Riccio mette insieme due vicende diverse — il trasferimento del Festival e il sostegno comunale al Catanzaro Pride — trasformandole nel simbolo delle priorità scelte dall’amministrazione. “In pochi anni l’amministrazione Fiorita è riuscita a desertificare il nostro quartiere marinaro”, accusa. “L’esempio più clamoroso è l’eliminazione dal cartellone estivo catanzarese del Magna Graecia Film Festival, un evento che portava turismo, indotto e visibilità nazionale. E al suo posto cosa abbiamo messo? Il Pride e le iniziative collegate”.

Il paragone è politicamente efficace, ma va maneggiato con precisione. Non risulta dimostrato che le risorse prima destinate al Festival siano state materialmente trasferite al Pride. Non si tratta, dunque, di un passaggio contabile automatico da una manifestazione all’altra. È però evidente il contrasto sul quale Riccio costruisce la propria offensiva: il grande evento cinematografico è a Soverato, mentre il Comune investe risorse e servizi nel primo Pride ufficiale della città.

La manifestazione è in programma l’8 agosto. Il corteo partirà da piazza Garibaldi e attraverserà il lungomare fino all’Area Teti, dove sono previsti interventi e spettacoli. Secondo gli organizzatori, il programma comprende oltre venti appuntamenti ed è un percorso culturale e politico contro discriminazioni e disuguaglianze. Il sindaco Nicola Fiorita ha rivendicato il sostegno del Comune, definendo il Pride un’occasione di sensibilizzazione e annunciando la propria partecipazione.

Il conto contestato: quasi 20mila euro

Il punto più delicato della denuncia di Riccio riguarda i soldi. Il consigliere quantifica in circa 20mila euro il costo complessivo sostenuto dal Comune, sommando contributi diretti, agevolazioni ed esenzioni. “Il Pride costa al Comune di Catanzaro circa 20mila euro”, sostiene. “Con contributi comunali diretti, esenzione CUP, concessione gratuita del trenino del mare e degli autobus AMC. Una parte arriva dal capitolo della Pubblica Istruzione, quello delle spese per manifestazioni in ambito scolastico. Novemila euro arrivano dal capitolo di spesa del sindaco”.

Da qui l’affondo: “In sintesi, il sindaco Fiorita è il maggior sponsor del Pride. E poi ci si viene a raccontare la storiella che non ci sono soldi per le scuole, per la manutenzione, per le strade e per il verde. I soldi ci sono eccome. Basta volerli spendere“. Una parte della ricostruzione trova conferma negli atti pubblici. La deliberazione di Giunta numero 357 del 18 giugno 2025 concesse patrocinio e sostegno economico al progetto Road to Pride 2026, promosso da ArciEqua Catanzaro Aps. Il contributo diretto allora stanziato fu di 2mila euro, provenienti dal settore Pubblica istruzione.

La cifra complessiva di circa 20mila euro indicata oggi da Riccio comprenderebbe, però, ulteriori contributi e il valore economico di servizi concessi gratuitamente. Riccio chiama in causa Palazzo De Nobili chiamato a chiarire quattro aspetti: quanto denaro sia stato direttamente erogato agli organizzatori; da quali capitoli di bilancio provenga; quale sia il costo effettivo di autobus, trenino e servizi aggiuntivi; quale valore abbia l’esenzione dal canone di occupazione del suolo pubblico. Non per stabilire se il Pride abbia diritto di esistere — diritto che nessuno può seriamente contestare — ma per consentire ai cittadini di sapere quanto costa, chi paga e secondo quali criteri vengono finanziati gli eventi.

Il manifesto e la battaglia politica

Riccio contesta anche il manifesto del Catanzaro Pride 2026, definendolo “un volantino politico, non un documento sui diritti”. Nel testo trovano spazio antifascismo, antirazzismo, antisionismo, politiche migratorie, muri, respingimenti e conflitto in Medio Oriente. Gli organizzatori rivendicano apertamente una piattaforma transfemminista e intersezionale, collegando le battaglie LGBTQIA+ ad altre forme di discriminazione. Per Riccio si tratta di temi lontani dalle necessità immediate della città. Per il comitato organizzatore, invece, il Pride è per sua natura una manifestazione politica e non soltanto una festa. È una contrapposizione legittima e perfino utile, purché non diventi un diversivo. Perché il rischio è che Catanzaro discuta per settimane delle bandiere da portare sul lungomare e dimentichi di chiedersi perché, nelle altre sere, sullo stesso lungomare non passeggi quasi nessuno.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor