Prima il Social Taxi e le liste d’attesa. Ora l’assistenza agli alunni con autismo e disabilità. Antonello Talerico torna a incalzare Roberto Occhiuto e lo fa ancora da componente della segreteria regionale di Forza Italia. Cambia il tema, resta la contestazione: agli annunci della Regione devono corrispondere servizi che funzionano e risultati che le famiglie possano verificare. “Non chiediamo l’ennesimo tavolo destinato a produrre comunicati stampa. Chiediamo che il confronto istituzionale serva a risolvere i problemi e che si possa verificare, scuola per scuola e Comune per Comune, se gli impegni siano stati mantenuti”, scrive.
Il destinatario è indicato senza giri di parole: il presidente della Regione e gli assessorati competenti. Il paradosso politico si ripresenta: Talerico firma da dirigente azzurro e parla con il tono di un oppositore. Dopo l’affondo sulla sanità, porta il confronto su un altro terreno delicato: i diritti dei bambini e il carico che, secondo la sua denuncia, continua a ricadere sulle famiglie.
“Gli invisibili”: l’accusa sulle famiglie lasciate sole
Talerico parte da quello che descrive come un problema ricorrente all’apertura delle scuole: genitori costretti a presentare istanze, diffide e, in alcuni casi, ricorsi per ottenere l’assistenza necessaria ai figli. “Gli invisibili. È così che troppo spesso vengono trattati i bambini con autismo e disabilità nelle scuole calabresi. Invisibili agli occhi di chi dovrebbe programmare e garantire i servizi, ma fin troppo visibili nella quotidianità delle famiglie costrette a supplire alle assenze delle istituzioni”.
Nel mirino ci sono le carenze nell’assistenza specialistica all’autonomia e alla comunicazione, essenziale per la partecipazione alla vita scolastica. Talerico descrive le risposte che, a suo dire, vengono opposte alle richieste dei genitori: fondi insufficienti, bandi da attendere, procedure ancora aperte, ore che non bastano. “Il risultato è che il diritto allo studio finisce per dipendere dai tempi della burocrazia e dalle disponibilità di bilancio, mentre i genitori vengono lasciati soli a gestire difficoltà quotidiane che le istituzioni dovrebbero contribuire ad affrontare”. E insiste: “Per renderli protagonisti della vita scolastica non servono riflettori, annunci o passerelle istituzionali. Serve qualcosa di molto più semplice e concreto: garantire loro il diritto di esserci, di partecipare, di crescere insieme agli altri bambini”.
I genitori vicino alle scuole e il precedente delle trenta ore ridotte a tre
Nella nota Talerico richiama le denunce delle associazioni, a cominciare da Angsa, e riferisce il racconto della presidente di Angsa Cosenza, Caterina Spadafora, sui genitori che rimangono nei pressi degli istituti, pronti a intervenire quando i figli attraversano momenti di difficoltà. “Ma quale inclusione possiamo garantire se la presenza e la partecipazione di uno studente dipendono dalla continua disponibilità della madre o del padre?”, domanda.
C’è poi il precedente giudiziario di Catanzaro. Con l’ordinanza del 18 febbraio 2025, il Tribunale accolse il ricorso relativo a un alunno al quale il Comune aveva riconosciuto soltanto tre ore settimanali di assistenza, a fronte delle trenta previste nel Piano educativo individualizzato. Il caso è ricostruito anche nell’analisi dell’Osservatorio scolastico Aipd, pubblicata dal Gruppo Solidarietà. “È inaccettabile che una famiglia debba arrivare davanti a un tribunale per ottenere ciò che dovrebbe essere assicurato attraverso un’ordinaria e corretta programmazione amministrativa”, afferma Talerico.
I fondi regionali e la richiesta: rendere pubbliche le ore erogate
L’esponente azzurro distingue le responsabilità: gli insegnanti di sostegno appartengono all’organizzazione scolastica statale; l’assistenza specialistica, nel primo ciclo, ricade ordinariamente sugli enti locali. Alla Regione attribuisce le funzioni di programmazione, finanziamento, indirizzo e coordinamento. “Ed è proprio alla Regione che oggi intendiamo rivolgerci”, precisa. Il riferimento è al Piano regionale per il diritto allo studio, approvato con la delibera n. 372 del 30 giugno 2026. La dotazione è di 5.497.400 euro e riguarda più servizi: assistenza specialistica, mensa, servizi residenziali e trasporto scolastico, oltre agli interventi di rilevanza regionale.
Talerico chiede che agli stanziamenti segua un rendiconto dei servizi: “La Regione deve conoscere e rendere pubblico, per ciascun territorio, quanti alunni necessitino dell’assistenza specialistica, quante ore siano previste nei rispettivi PEI, quante ne siano state effettivamente finanziate e quante realmente erogate. Deve verificare quando sono iniziate le prestazioni, dove persistano ritardi e per quali ragioni”. La richiesta riguarda anche l’utilizzo delle risorse già assegnate e la loro adeguatezza rispetto ai bisogni. “Dove emergano carenze, occorrono correttivi finanziari e organizzativi, anche attraverso risorse integrative e un confronto immediato con il Governo nazionale”.
“La programmazione non può arrivare a scuole già aperte”
Talerico contesta anche i tempi delle procedure e chiede continuità negli operatori, formazione specifica e coinvolgimento delle associazioni dei genitori. “Non può essere considerata normale una programmazione che arrivi a settembre inoltrato, quando le scuole sono già aperte e i bambini hanno già bisogno di assistenza. Servono calendari certi, procedure organizzate prima dell’inizio delle lezioni e strumenti che garantiscano la continuità degli operatori, particolarmente importante per molti alunni con autismo”. La nota richiama inoltre le risorse nazionali per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione. L’intesa sul riparto per il triennio 2026-2028 prevede, per ciascun anno, 160 milioni ai Comuni e 128,3 milioni alle Regioni.
Al governatore e agli assessorati Talerico chiede una ricognizione immediata delle criticità e un piano operativo: tempi, responsabilità e risultati verificabili. “Una Regione che annuncia progetti per l’autismo, iniziative per l’inclusione e nuovi finanziamenti deve poi preoccuparsi di ciò che accade ogni mattina nelle aule scolastiche”.
Dentro Forza Italia, una voce che contesta il governo regionale
Il filo con l’intervento sul Social Taxi è evidente. Anche allora Talerico aveva messo a confronto la comunicazione della Regione con le difficoltà quotidiane dei cittadini. Ora applica lo stesso criterio all’inclusione scolastica: contare le ore effettivamente garantite, verificare i ritardi, chiedere chi debba risponderne. La critica riguarda il modo di amministrare e di raccontare i risultati. Per questo il suo peso politico supera la singola vertenza. Un dirigente di Forza Italia chiede pubblicamente conto al presidente sostenuto dal suo partito e lo fa su due fronti sensibili: prima la sanità, adesso l’assistenza agli alunni con disabilità.
Talerico occupa così uno spazio da oppositore pur restando dentro il partito del governatore. È questa la contraddizione che Occhiuto si trova davanti: la contestazione nasce anche in casa azzurra, dove il richiamo all’appartenenza evidentemente non basta a fermare le critiche. La chiusura della nota riporta il confronto alle famiglie: “Perché nessun genitore dovrebbe essere costretto a scegliere tra il proprio lavoro e l’assistenza al figlio, né dovrebbe trasformarsi in un avvocato del proprio bambino per ottenere un servizio che la legge riconosce”. Poi la misura con cui Talerico chiede di giudicare l’azione della Regione: “Non vogliamo più misurare l’inclusione attraverso i milioni annunciati, i bandi pubblicati o i convegni organizzati. Vogliamo misurarla attraverso le ore di assistenza realmente garantite ai bambini e ai ragazzi che ne hanno bisogno”.













