La partecipazione della consigliera laica del Csm Isabella Bertolini a una riunione politica nella sede di Fratelli d’Italia, dedicata all’organizzazione della campagna per il Sì al referendum sulla legge Nordio, continua a provocare reazioni.
Il consigliere togato del Csm Marco Bisogni sottolinea che “nessuno mette in discussione il diritto della consigliera Bertolini di esprimere pubblicamente le proprie opinioni”, ma evidenzia come “le notizie riportate dalla stampa descrivano una riunione riservata, nella sede del partito che l’ha indicata ed eletta in Parlamento, dedicata alla strategia per il Sì: un contesto molto diverso da una normale iniziativa pubblica”.
Bisogni inserisce l’episodio dentro una cornice più ampia: “I consiglieri eletti dal centrodestra hanno impostato la consiliatura strutturandosi come un vero e proprio gruppo politico interno al Csm, con una linea di voto coordinata e coerente con gli indirizzi della maggioranza che li ha espressi”. E avverte: “È esattamente il tipo di Consiglio che rischia di diventare la regola se la riforma costituzionale dovesse entrare in vigore: un organo di governo autonomo della magistratura sempre più allineato alla maggioranza politica. Su questo nodo saranno i cittadini a doversi pronunciare nel referendum”.
Sulla vicenda interviene anche Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No, che parla di “campanello d’allarme” legato alla riforma Nordio. “Che una componente del Consiglio superiore della magistratura partecipi a un incontro di un partito di maggioranza è un fatto oggettivamente inopportuno”, dice Grosso. “Oggi però, grazie all’attuale Costituzione, questo non altera gli equilibri tra i poteri dello Stato perché i membri togati sono eletti dai magistrati e rappresentano un contrappeso forte al potere politico”.
Secondo Grosso, la riforma cambierebbe radicalmente lo scenario: “Con la legge Nordio accadrebbe l’esatto contrario. I laici scelti dalla maggioranza parlamentare diventerebbero ancora più influenti, mentre i magistrati, selezionati per sorteggio, sarebbero più deboli e privi di legittimazione interna. Il risultato sarebbe un Csm più esposto alla maggioranza di governo”.
“Ciò che oggi è una sgrammaticatura istituzionale – conclude – domani diventerebbe normalità. L’indipendenza della magistratura è un presidio essenziale dello Stato costituzionale. Per questo bisogna votare No”.
Eccher (Csm) sul caso Bertolini: “Basta doppiopesismo”
La consigliera laica del Csm, Claudia Eccher, eletta in quota Lega, interviene con una nota durissima dopo le polemiche che hanno coinvolto la collega Isabella Bertolini, presente a una riunione politica in vista della campagna referendaria. Per Eccher, “il doppiopesismo di una sinistra oramai scomposta e di alcuni organi di stampa ha veramente superato il limite”.
“Un consigliere laico ha diritto di partecipare alla campagna”
La consigliera rivendica la legittimità della partecipazione di un componente laico del Csm, eletto dal Parlamento, a un incontro politico legato al referendum. Ricorda di aver sempre agito, come Bertolini, “nel pieno rispetto delle istituzioni” e in modo trasparente, senza mai nascondere le proprie idee sulla separazione delle carriere. Ciò che contesta è l’immediata “polemica frontale”, con toni che definisce “sconvenienti, offensivi e a tratti diffamatori”.
“Ai togati invece tutto è permesso”
Per Eccher, il punto centrale è la disparità di trattamento. “Se a prendere posizione – ovviamente contro la riforma – sono i togati del Csm o alcuni consiglieri laici, va sempre tutto bene e nessuno si permette di replicare”, accusa. Nelle ultime settimane, sottolinea, “non si contano le esternazioni e le partecipazioni a eventi in favore del No di tanti componenti del Consiglio”, senza che ciò abbia generato lo stesso livello di indignazione.
“Il diritto di manifestare il pensiero vale per tutti”
La consigliera insiste sul principio che sta al centro della sua critica. “Il diritto di manifestazione del pensiero deve valere per tutti allo stesso modo, non solo per gli amici degli amici o per una parte politica”. Per Eccher, questo caso dimostra che il Paese ha “urgente necessità” della riforma che sarà sottoposta al voto dei cittadini nel prossimo referendum.









