2 Novembre 2026
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Caso Riace, Oliverio attacca la Prefettura: “Inammissibile forzatura contro Mimmo Lucano, si reintegri il Consiglio”

L'ex governatore denuncia il mancato ricorso alla surroga del consigliere dimissionario e la nomina di un commissario ad acta per il rendiconto. Chiesto l'intervento del Governo per tutelare la volontà popolare

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Una dura presa di posizione riaccende lo scontro politico-istituzionale attorno alle vicende amministrative del Comune di Riace. L’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, interviene con una nota ufficiale denunciando quelle che definisce gravi illegittimità nelle procedure avviate dagli uffici territoriali di governo nei confronti della giunta guidata dal sindaco Domenico Lucano. Al centro della contestazione vi è lo stallo del Consiglio comunale, rimasto privo del suo plenum in seguito alle dimissioni di un componente e bloccato in una parità numerica (5 a favore e 5 contrari) che ha impedito la formale presa d’atto delle dimissioni e il conseguente scorrimento della lista.

“Ritengo doveroso denunciare una inammissibile forzatura ed un palese abuso ai danni del Comune di Riace e dell’Amministrazione Comunale guidata da Mimmo Lucano. Dopo il fallimento dei precedenti tentativi di scioglimento legati all’applicazione della legge Severino — frenati dall’intervento della Corte di Cassazione — assistiamo oggi a un nuovo, incredibile tentativo di utilizzare le funzioni di potere per raggiungere il medesimo risultato: azzerare la volontà popolare che ha riportato Mimmo Lucano alla guida del Comune di Riace”, afferma Mario Oliverio.

L’ex governatore evidenzia come il Testo unico degli enti locali (TUEL) imponga la surroga prioritaria del consiliare decaduto o dimissionario per garantire il pieno funzionamento dell’assise cittadina. “Siamo in presenza di una chiara ed evidente forzatura della realtà. Veniamo ai fatti. A seguito delle dimissioni di un Consigliere, il Consiglio Comunale di Riace si trova attualmente privo del suo plenum. Sarebbe necessaria una semplice presa d’atto del Consiglio Comunale e procedere alla surroga del Consigliere dimissionario con il primo dei non eletti nella stessa lista. A quanto pare la divisione paritaria (5 a favore e 5 contrari) del Consiglio sarebbe stata impropriamente utilizzata per non ritenere acquisita la presa d’atto delle dimissioni e consentire attraverso la surroga di ripristinare il plenum del Consiglio Comunale. Di fronte a questa incredibile situazione la Prefettura piuttosto che intervenire per sollecitare il ripristino il plenum del Consiglio attraverso la surroga ha deciso di nominare un Commissario ad Acta per procedere alla approvazione del rendiconto 2025. Compito che come è noto spetta d’obbligo al Consiglio Comunale nel caso specifico rimasto inadempiente perché privo del suo plenum e quindi della maggioranza necessaria. Secondo quanto stabilito in materia di enti locali dal TUEL (D.Lgs. 267/2000), di fronte a dimissioni irrevocabili l’organo deve procedere prioritariamente alla surroga mediante la nomina del primo dei non eletti della medesima lista”, prosegue la nota.

Il richiamo alla legalità e l’appello alle istituzioni nazionali

Il ricorso ai poteri sostitutivi da parte della Prefettura di Reggio Calabria, concretizzatosi con la nomina del commissario ad acta anziché con un provvedimento mirato alla sola ricomposizione dell’assise, costituisce secondo Oliverio un vizio procedurale che spinge l’ente verso un coatto scioglimento per mancata approvazione dei documenti contabili.

“Tra l’altro l’articolo 136 del TUEL disciplina con chiarezza i casi di inerzia o ritardo nell’adozione di atti obbligatori per legge da parte degli enti locali. Indica istituzioni e poteri sostitutivi affinché si proceda alla surroga ed al reintegro dell’organo collegiale. Si tratta di una procedura già applicata in passato in situazioni analoghe (ad es. il caso del Comune di Taurianova). Mi permetto di chiedere pubblicamente al Prefetto di Reggio Calabria: perché tutto questo a Riace non è avvenuto? Per quale motivo non si è provveduto a reintegrare il consigliere dimissionario?”, incalza Oliverio.

“È inaccettabile che, anziché nominare un commissario ad acta per la surroga — precondizione indispensabile per mettere l’assise nelle condizioni di operare a plenum completo — si sia scelto di accelerare verso la nomina di un commissario per il dissesto. Il Consiglio Comunale ha il diritto e il dovere di esprimersi sul riequilibrio finanziario e sul rendiconto 2025 solo ed esclusivamente una volta ricomposto il plenum. Non procedere alla surroga in presenza di un organo incapace di deliberare significa di fatto provocare lo scioglimento del Consiglio per la mancata approvazione del rendiconto. Tutto ciò costituisce una forzatura e un oggettivo evidente travisamento della legalità”, prosegue il testo.

L’ex presidente regionale sollecita infine un’immediata verifica da parte degli organi parlamentari e governativi per tutelare l’esito delle consultazioni elettorali. “È fondamentale che il voto dei cittadini che ha sancito il ritorno di Mimmo Lucano sia rispettato e tutelato, scongiurando il rischio che interpretazioni burocratiche finiscano per alterare la volontà popolare. Sarebbe quantomeno opportuno un approfondimento da parte della Prefettura di Reggio Calabria sulla vicenda di Riace al fine di evitare palesi forzature ed illegittimità. Su Riace occorre accendere i riflettori delle istituzioni parlamentari prima che vengano avallati provvedimenti coperti da una legalità di facciata. La difesa del Comune di Riace è oggi una battaglia di principio in tutela della democrazia e dello Stato di diritto”, conclude Oliverio.

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