“Il movimento nasce per dare visibilità al bisogno di partecipazione che si avverte nella città. È il cuore che ci spinge a misurarci con le tante problematiche, attraverso un impegno collettivo e mettendo in campo le competenze per fare di Catanzaro una comunità aperta e competitiva”. Ha esordito così Francesco Pitaro, nella sala gremita dell’Hotel Guglielmo del capoluogo in cui il movimento “Catanzaro punto di Svolta” ha tenuto la sua prima iniziativa pubblica, coordinata dalla giornalista Rosita Mercatante.
“No ai compromessi al ribasso con altre istituzioni”
Ha aggiunto: “L’ obiettivo è contribuire, assieme a coloro che avvertono la necessità di fermare il declino della città, a incidere sulle criticità che la assillano: sia per completare le infrastrutture materiali (a incominciare dal Porto) che per dare impulso alle infrastrutture immateriali e, in particolare, per mettere in rete (a partire dall’ urgente rigenerazione del centro storico) le peculiarità dei quartieri oggi isolati e separati in casa. Puntiamo – coniugando il patrimonio di civiltà della comunità con le abilità digitali dei nostri giovani e dei saperi accademici e imprenditoriali (Università e start up) – alla valorizzazione di ogni aspetto che possa far competere la città nello scenario italiano”. Auspicando “una città capace di programmare il suo futuro in piena autonomia e con il coinvolgimento delle istanze economiche, sociali e culturali”, Pitaro ha sostenuto che “occorre respingere i compromessi al ribasso con altre Istituzioni: in primis con la Regione. La quale, concentrata sull’asse Cosenza-Reggio, ha mortificato il sistema sociosanitario pubblico-privato e universitario della città, ma anche le prerogative istituzionali del capoluogo che non ha mai avuto una legge ad hoc per esercitare le specifiche funzioni, a beneficio di sé e dell’area centrale che, continuando a essere un’area critica, non favorisce lo sviluppo armonico della regione più povera d’Europa”.
Nodo sanità e ospedale
Sulla sanità, per esprimere una posizione organica, Pitaro ha rinviato alle conclusioni del tavolo tematico istituito dal movimento. “Però – ha detto – è il caso di sottolineare che la città sbaglierebbe ad inseguire le astute manovre diversive di chi – come il presidente-commissario Occhiuto – ha finora, nel silenzio delle rappresentanze politiche catanzaresi, depauperato il sistema sociosanitario della città. Di chi, per capirci: – dopo aver trascurato la sostanziale integrazione dell’Azienda Dulbecco, dopo tre anni guidata ancora da un commissario, e aver fatto sparire quello che era definito il più grande hub da 850 posti; – dopo che non ha realizzato il secondo pronto soccorso, previsto da una legge regionale e dal protocollo Regione-Umg; – dopo aver disatteso gli impegni del Pnnr per costruire una moderna medicina di prossimità; – dopo che ha cancellato la clinica Sant’Anna che salvava vite umane ed era un’eccellenza cardiochirurgica universalmente riconosciuta, adesso, prova ad eludere le proprie responsabilità, spostando il dibattito sul nuovo ospedale”. Ancora Pitaro: “Un nuovo ospedale di cui si parla dalla fine degli anni ’80 e per il quale non c’è la certezza delle risorse né alcuna progettualità. Noi riteniamo, invece, che alla città serva una sanità che funzioni, non per dare concretezza alla propaganda politica né per garantire lo status di vertici amministrativi e sanitari abili nel galleggiamento, ma il diritto alla salute dei cittadini. Sul nuovo ospedale, in ogni caso, restiamo vigili; e lo dice uno che nel 2016 ha raccolto 15mila firme a tutela del Pugliese. Firme che non finirono nel vuoto, ma obbligarono il Comune, sindaco Sergio Abramo, a deliberare una posizione netta. Ora, auspicando che il dibattito e le istituzioni inizino a occuparsi delle tante questioni che rendono inefficace la sanità catanzarese, ribadiamo la necessità che, al di là di ogni scelta, in alcun modo dovrà essere penalizzare lo storico Pugliese-Ciaccio”.
Gli interventi: “Innescare sviluppo”
Dai numerosi interventi è stato segnalato “che oggi la la fiducia nel futuro è ai minimi termini, e che dappertutto si respira pessimismo e rassegnazione: sintomi di un malessere che, se non arginato, incide negativamente sulla qualità della vita e sulla possibilità di innescare processi di sviluppo”. E inoltre che: “Catanzaro, nonostante le criticità contingenti, può esibire diffuse e originali iniziative culturali, imprenditoriali, sociali e sportive che caratterizzano il suo tessuto connettivo. E che la città ha tutto ciò che occorre per imboccare – con una comunità disposta a fare scelte libere dal ricatto clientelare – la direzione giusta, nella crisi economica e sociale più grave dal dopoguerra”. Inoltre: “bisogna andare oltre il risentimento localistico e uscire dall’asfittico dibattito di questo frangente che rischia, se non si costruisce una prospettiva ben congegnata, di rimettere in circolo i metodi di un passato durante il quale sono state compiute scelte che hanno provocato una perniciosa disunità territoriale, con effetti deleteri sulla coesione sociale, l’economia e l’occupazione, nonché discriminato aree della città fortemente vocate allo sviluppo turistico”.
Le conclusioni: “Bloccare emorragia delle competenze”
Ha concluso Pitaro: “Avvertiamo l’esigenza di alzare il livello della discussione sui problemi irrisolti, al fine di trovare le soluzioni con cui rimettere Catanzaro nel circuito delle città che contano. Dentro un contesto di sconvolgimenti epocali, il capoluogo deve trovare – aggregando le forze migliori e le esperienze civiche più qualificate – l’energia per progettare il suo destino e favorire, bloccando l’emorragia di competenze, opportunità per le sue nuove generazioni”. L’iniziativa si è conclusa con la costituzione dei tavoli tematici che dovranno occuparsi di definire il punto di vista del movimento sui vari argomenti.








