1 Novembre 2026
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Catanzaro, la città incompiuta che non riesce a ritrovarsi: la politica litiga e il futuro resta sospeso

La stadio Ceravolo diventa il simbolo delle scadenze disattese. A Palazzo De Nobili si consumano equilibri e contrapposizioni, mentre manca una visione capace di tenere insieme quartieri, servizi e sviluppo

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C’è un’immagine che più di tante analisi politiche, sembra raccontare il momento che attraversa Catanzaro e cioè quella dello stadio Nicola Ceravolo, ancora interessato da lavori che si protraggono oltre le scadenze annunciate. Un’opera attesa, discussa, accompagnata da promesse e aspettative, che oggi rischia di diventare il simbolo di qualcosa di più grande. Non semplicemente un cantiere da completare, ma la rappresentazione di una città che fatica a ritrovare una direzione comune.

Lo stadio del resto, non è soltanto un impianto sportivo, ma è un luogo identitario, uno spazio di appartenenza collettiva, uno dei pochi simboli capaci di unire generazioni, sensibilità e appartenenze politiche differenti. Proprio per questo, le difficoltà che ne accompagnano il completamento assumono un significato che va ben oltre la vicenda amministrativa.

Palazzo De Nobili e la competizione permanente

Mentre il Ceravolo attende risposte definitive, la politica cittadina continua a confrontarsi con divisioni, riposizionamenti e tensioni interne. Le cronache degli ultimi giorni restituiscono l’immagine di un quadro politico frammentato, nel quale le contrapposizioni attraversano tanto la maggioranza quanto l’opposizione. Il dibattito sembra talvolta concentrarsi più sugli equilibri futuri che sulle priorita reali.

Naturalmente il confronto politico è il fondamento della democrazia. Le differenze di visione sono legittime e necessarie. Ma esiste una distinzione sostanziale tra il confronto e la competizione permanente, che rischia di sottrarre attenzione alle vere esigenze della comunità. Ed è qui che emerge la difficoltà di Catanzaro non tanto a immaginare il proprio futuro, quanto a riconoscersi in un progetto comune per realizzarlo.

Un capoluogo che si accontenta dell’ordinario

Una città capoluogo di regione dovrebbe poter esprimere una capacità di programmazione all’altezza del proprio ruolo istituzionale. Dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per il territorio, valorizzando le proprie risorse culturali, universitarie, sanitarie, amministrative ed economiche. Dovrebbe saper costruire relazioni, attrarre investimenti, sostenere le energie migliori e offrire alle nuove generazioni ragioni concrete per restare.

Oggi invece ci si emoziona al massimo per un albero potato o una buca coperta. Catanzaro possiede molte potenzialità. Ha una storia importante, istituzioni di rilievo, un’università, competenze professionali e una collocazione territoriale che potrebbe favorire nuove opportunità di sviluppo. Ciò che merita una riflessione è la capacità di mettere a sistema questo patrimonio, superando frammentazioni e logiche di breve periodo.

Le responsabilità di chi governa e di chi ha governato

Non si tratta di attribuire responsabilità esclusivamente all’attuale amministrazione. Molte delle questioni irrisolte della città attraversano stagioni politiche differenti e chiamano in causa una responsabilità collettiva, che riguarda chi governa, chi ha governato e chi aspira a governare. La crisi di Catanzaro, prima ancora che politica, rischia dunque di essere una crisi di prospettiva. Una città non cresce soltanto attraverso la realizzazione di opere pubbliche, ma anche grazie alla continuità delle scelte, alla qualità delle istituzioni e alla capacità di individuare obiettivi che sopravvivano alle alternanze amministrative.

Ogni scadenza disattesa pesa sulla fiducia

Lo stadio Ceravolo, come le tante opere non finite presenti in città, rappresentano oggi una metafora particolarmente significativa.in particolare lo stadio, destinato a ospitare una passione collettiva, oggi richiama anche la necessità di recuperare il senso del tempo, degli impegni assunti e della responsabilità pubblica. Ogni scadenza disattesa, ogni progetto che si prolunga senza una prospettiva sufficientemente chiara, ogni confronto politico che si esaurisce nella sterile contrapposizione verbale su chi ha fatto cosa, contribuisce ad alimentare nei cittadini l’incertezza sul futuro di Catanzaro.

Un progetto che vada oltre la campagna elettorale

Chiaramente le attuali prospettive non potranno essere chiarite esclusivamente dalla prossima campagna elettorale, né dalla ricerca di nuovi equilibri tra partiti e schieramenti. Serve oggi una riflessione più ampia sul ruolo che Catanzaro intende svolgere nei prossimi dieci o vent’anni. Una riflessione che coinvolga istituzioni, professioni, imprese, associazioni e società civile, nella consapevolezza che il futuro di una comunità non può dipendere esclusivamente dalle dinamiche interne e spesso trasversali di Palazzo De Nobili. La città ha bisogno di una visione che tenga insieme il centro storico e i quartieri, la dimensione culturale e quella produttiva, le infrastrutture ed i servizi, la valorizzazione delle competenze e la qualità della vita. Non significa cancellare le differenze politiche o immaginare un’improbabile unanimità. Significa riconoscere che alcune priorità dovrebbero appartenere alla città prima ancora che alle singole maggioranze. In questo senso, completare lo stadio rappresenterebbe certamente un risultato importante. Ma ancora più importante sarebbe recuperare un metodo che unisca la programmazione con il realismo, comunicando con trasparenza e rispettando gli impegni presi. Catanzaro non ha bisogno di essere raccontata soltanto attraverso le sue difficoltà. Ha bisogno di ritrovare fiducia nelle proprie possibilità e di trasformare le energie che possiede in un progetto concreto e riconoscibile. Catanzaro merita di essere qualcosa di più di una città incompiuta.

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