Dalla crisi di Catanzaro Servizi al confronto sulle periferie, passando per Università e nuovo ospedale. Le contestazioni nei confronti dell’amministrazione aumentano, ma resta una domanda politica: perché chi poteva contribuire alla fine anticipata della consiliatura non lo ha fatto?
A Catanzaro il fronte delle critiche nei confronti dell’amministrazione guidata da Nicola Fiorita sembra allargarsi di settimana in settimana. Opposizioni, esponenti civici, settori della stessa area che sostiene il sindaco, associazioni e cittadini intervengono sui problemi della città contestando ritardi, scelte e mancanza di risposte. Il quadro restituisce l’impressione di un’amministrazione sottoposta a una pressione politica crescente. Ma proprio per questo emerge una contraddizione che non può essere ignorata. Se il giudizio sull’esperienza Fiorita è realmente così negativo come appare dalle numerose prese di posizione pubbliche, perché quando si è presentata la possibilità concreta di mettere anticipatamente fine alla consiliatura non si è arrivati fino in fondo? È probabilmente questa la domanda politica più interessante della fase che sta attraversando Palazzo De Nobili.
L’occasione di febbraio e quelle firme mai arrivate
Lo scorso febbraio il tentativo di determinare lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale attraverso le dimissioni contestuali dei consiglieri arrivò molto vicino all’obiettivo. Alla fine, però, non venne raggiunto il numero necessario. Fiorita rimase così alla guida della città. Non ci fu una nuova investitura politica del sindaco né una improvvisa ricomposizione delle divisioni che attraversavano il Consiglio. Semplicemente, alcuni dei consiglieri il cui sostegno sarebbe stato decisivo scelsero di non firmare. Tuttavia a distanza di alcuni mesi quella scelta assume un significato ancora più rilevante. Perché molte delle criticità denunciate allora continuano ad alimentare il dibattito cittadino e nuove se ne sono aggiunte. È legittimo criticare un sindaco e continuare a farlo anche senza volerne provocare la caduta. Ma chi aveva descritto quell’esperienza amministrativa come ormai esaurita e poi non ha sostenuto l’unico passaggio capace di interromperla dovrebbe oggi spiegare politicamente quella scelta.
Catanzaro Servizi, il disagio entra a Palazzo De Nobili
La giornata di oggi offre una rappresentazione particolarmente evidente del clima che si respira. La protesta dei lavoratori di Catanzaro Servizi per il ritardo nel pagamento degli stipendi ha raggiunto direttamente Palazzo De Nobili, con momenti di forte tensione che hanno richiesto anche la presenza delle forze dell’ordine. Al di là delle responsabilità specifiche, che dovranno essere chiarite nelle sedi competenti, il dato politico e sociale è evidente: quando il mancato pagamento delle retribuzioni porta la protesta fin dentro il Comune, significa che il livello di esasperazione ha superato la normale dialettica amministrativa. Non è più soltanto una questione di maggioranza e opposizione. Ci sono lavoratori e famiglie che aspettano risposte concrete.
Periferie, un problema che non può vivere soltanto nei Consigli comunali
Sempre oggi avrebbe dovuto trovare spazio il confronto sulle periferie e sulle criticità che interessano diverse zone della città, con particolare attenzione anche al quartiere Lido. Ma il Consiglio non è riuscito a sviluppare il confronto atteso. Ed è proprio questo uno dei grandi nodi irrisolti di Catanzaro. Il capoluogo continua ad apparire come una città composta da realtà che faticano a dialogare tra loro: centro storico, quartieri periferici, Lido, Germaneto e area sud. Il problema non può essere affrontato soltanto attraverso interventi episodici. Occorre capire quale modello urbano si intenda costruire e soprattutto come collegare fisicamente, economicamente e socialmente le diverse anime della città. Mobilità, servizi, decoro, commercio, collegamenti e riqualificazione urbana dovrebbero essere parti di un’unica visione. Dopo oltre quattro anni di amministrazione, la domanda non può più riguardare soltanto ciò che si intende fare, ma quanto di quella visione sia stato effettivamente realizzato.
Università, una risorsa enorme ancora troppo distante dalla città
Lo stesso ragionamento riguarda l’Università Magna Graecia. L’Ateneo rappresenta uno dei principali patrimoni economici, culturali e sociali di Catanzaro. Migliaia di studenti, docenti, ricercatori e professionisti gravitano quotidianamente intorno a Germaneto, generando conoscenza ma anche economia e opportunità. Negli ultimi tempi si è tornati a parlare della possibilità di utilizzare immobili comunali, tra cui l’ex istituto Chimirri, per rafforzare la presenza universitaria nel centro storico. È una prospettiva interessante, ma non può essere sufficiente. Portare realmente l’Università dentro Catanzaro significa costruire trasporti efficienti verso Germaneto, favorire residenze universitarie, creare servizi per gli studenti, intervenire sul mercato immobiliare e costruire occasioni culturali e sociali capaci di trattenere nel tessuto urbano chi studia e lavora nell’Ateneo. Soprattutto, significa aprire un confronto permanente tra Comune, Università, Regione, mondo produttivo e categorie sociali. Su un tema strategico di queste dimensioni, invece, il dibattito cittadino continua ad apparire troppo debole rispetto alla posta in gioco.
Nuovo ospedale, Catanzaro arriva divisa all’appuntamento decisivo
Poi c’è il nuovo ospedale. Probabilmente nessun’altra scelta dei prossimi anni avrà conseguenze altrettanto profonde sull’assetto sanitario, urbanistico ed economico della città. Proprio per questo sarebbe stata auspicabile una posizione forte e il più possibile condivisa dal Consiglio comunale. Il confronto del 9 luglio ha invece evidenziato divisioni trasversali agli schieramenti e differenti valutazioni anche all’interno delle stesse aree politiche. Alla fine il Consiglio si è espresso a maggioranza (non all’unanimità come sarebbe stato opportuno) in favore dell’area del Pugliese e anche Fiorita ha indicato questa soluzione. Resta però l’immagine di un capoluogo che, persino davanti a una scelta destinata a incidere sui prossimi decenni, fatica a costruire una posizione politica realmente compatta. E quando Catanzaro deve confrontarsi con livelli istituzionali superiori, presentarsi divisa significa inevitabilmente avere meno forza.
Sul Pride nessuna esitazione
In questo scenario emerge un contrasto politico evidente. Sul Pride l’amministrazione comunale ha assunto fin dall’inizio una posizione netta. Fiorita ha rivendicato il sostegno all’iniziativa e il valore della manifestazione nella sensibilizzazione contro discriminazioni e violenza. È una scelta pienamente politica e coerente con l’identità culturale dell’amministrazione. La questione, quindi, non è stabilire se sia giusto o sbagliato sostenere il Pride. Ma la stessa chiarezza, capacità di comunicazione e determinazione politica non risultano altrettanto percepibili quando si affrontano alcuni dei dossier decisivi per il futuro della città
Università, periferie, partecipate, mobilità, centro storico, nuovo ospedale e sviluppo economico riguardano direttamente la qualità della vita dei catanzaresi e la capacità del capoluogo di costruirsi un futuro. Dopo oltre quattro anni di governo cittadino è legittimo chiedere su questi temi una direzione altrettanto riconoscibile.
La responsabilità non è soltanto di Fiorita
Limitare tutto a una critica al sindaco sarebbe però troppo semplice. Perché il vero nodo politico riguarda anche chi siede in Consiglio comunale. Non è coerente sostenere ripetutamente che un’amministrazione abbia esaurito la propria spinta e contemporaneamente sottrarsi, quando arriva il momento, alla decisione che potrebbe determinarne la conclusione anticipata. A febbraio esisteva una possibilità concreta. Chi considerava definitivamente conclusa l’esperienza Fiorita poteva trasformare quel giudizio politico in un atto altrettanto politico. Non è accaduto, in quanto un gruppo di “responsabili” non ha ritenuto opportuno voltare pagina, contribuendo alla prosecuzione della consiliatura non può oggi comportarsi come se quella scelta non fosse mai esistita. Naturalmente questo non significa rinunciare alla critica. Significa assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Perché amministrare è responsabilità, ma anche fare opposizione lo è. Forse è questo il punto dal quale dovrebbe ripartire il dibattito politico catanzarese. Le polemiche quotidiane possono occupare titoli e social network, ma prima o poi arriva il momento delle scelte. E a Catanzaro quel momento c’è già stato.
Per questo la domanda finale non riguarda soltanto Nicola Fiorita. Riguarda soprattutto coloro che sostengono che questa amministrazione non sia più in grado di governare la città: quando hanno avuto concretamente la possibilità di interromperne l’esperienza, perché hanno scelto di non farlo?












