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23 Maggio 2026
23 Maggio 2026
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Concorsi annullati all’Arpacal, il capogruppo del Pd Alecci: “La toppa è peggio del buco”

Bandi pubblicati e poi cancellati, polemiche, ricorsi e retromarce. Il consigliere regionale parla di “balletto indecoroso” e chiama in causa la Regione: così si mina la credibilità dell’Agenzia ambientale calabrese

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Continuiamo ad assistere a una vera e propria farsa in più atti“. L’attacco di Ernesto Alecci è netto e senza sconti. La decisione di annullare i bandi di concorso appena pubblicati all’Arpacal, motivata da una generica “sopravvenuta rivalutazione dell’interesse pubblico”, non chiude il caso: lo aggrava. “È un balletto indecoroso – incalza Alecci – che mina nel profondo l’immagine di un’Agenzia che, in Calabria, dovrebbe avere un ruolo centrale e trasparente“.

Il risultato è una brutta figura istituzionale che rischia di allargarsi oltre i vertici, trascinando con sé l’ente nel suo complesso. «Così – avverte – si danneggia anche il lavoro dei dipendenti, che operano ogni giorno con professionalità e coscienza, senza mai essere valorizzati».

Dal bando all’annullamento, la “toppa peggio del buco”

La sequenza è quella già vista: bandi pubblicati, polemiche immediate, annullamento a distanza di poco tempo. Una retromarcia che, per Alecci, suona come una ammissione di debolezza. “Il dietrofront di queste ore – dice – rappresenta la classica toppa che è peggio del buco“. Già alla nascita, quei concorsi avevano sollevato malumori e contestazioni, fino alla minaccia di ricorsi ed esposti. Le accuse, riportate anche dalla stampa, parlavano di difetto di motivazione, eccesso di potere, violazione del principio di economicità e illogicità. Una tempesta annunciata che oggi trova conferma nell’annullamento.

Professionalità interne ignorate

Nel racconto del capogruppo Pd emerge un nodo politico-amministrativo preciso. “Dai corridoi dell’Agenzia – osserva – era chiaro che non ci fosse la necessità di indire nuovi concorsi“. All’interno di Arpacal esisterebbero infatti professionalità già in grado di ricoprire quei ruoli, mentre all’esterno restano idonei di graduatorie di altre Pubbliche Amministrazioni che, per prassi e normativa, dovrebbero essere utilizzate prima di bandire nuovi concorsi. Scelte che alimentano la percezione di confusione e di scarsa programmazione, in un settore – quello ambientale – che richiede rigore, continuità e trasparenza.

Il precedente che pesa

Alecci collega l’attualità a un precedente tutt’altro che secondario. “In passato – ricorda – ho già denunciato scelte a dir poco discutibili della governance Arpacal”. Il riferimento è alla mancata conclusione di progetti fondamentali, come il monitoraggio delle acque calabresi, e alla restituzione di oltre 2 milioni di euro di fondi europei.

Anche allora una selezione di personale, pensata per garantire la riuscita del progetto, fu annullata dopo dieci mesi, a seguito di diffide interne ed esterne. «Un episodio – sottolinea – che evidenziava confusione nella definizione degli obiettivi, cattiva gestione delle risorse e una evidente mancanza di trasparenza».

Ora la palla passa a Occhiuto

Per il capogruppo Pd il tempo delle mezze misure è finito. “Alla luce di quanto sta avvenendo – conclude – è giunta l’ora di fare chiarezza“. La richiesta è rivolta direttamente al presidente della Regione, Roberto Occhiuto: servono scelte nette e definitive per ridare vigore e credibilità all’azione dell’Agenzia e tutelare il suo personale. Nel frattempo, resta l’immagine di un’Agenzia strategica intrappolata in un caos amministrativo che la Calabria, sul fronte ambientale, non può permettersi.

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