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14 Aprile 2026
14 Aprile 2026
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Consiglio comunale ad alta tensione a Vibo, il centrosinistra si lacera sul caso Console: minacce, veleni e accuse

Clima incandescente dopo la nascita del nuovo gruppo Democratici e Riformisti. Il sindaco Enzo Romeo prova a tenere insieme la coalizione, ma attacca: "No a gruppi paralleli nella maggioranza". Console denuncia presunte pressioni e minacce ai suoi consiglieri

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L’ultima seduta del Consiglio comunale di Vibo Valentia si è trasformata in un vero campo di battaglia politico. A far scattare i campanelli d’allarme, l’intervento di Nico Console, ex Forza Italia, ora nel gruppo misto, ideatore e regista del nuovo soggetto consiliare Democratici e Riformisti per Vibo.

Console ha lanciato un affondo che non è passato inosservato: “Il sindaco Costa partì con sette consiglieri e restò con due. Fu mandato a casa perché si consegnò agli appetiti dei partiti. Valutate se la storia non rischi di ripetersi“.

“Non cerco incarichi, voglio parlare di temi veri”

Console, pur sedendo tra i banchi della maggioranza, ha fatto capire che le acque sono tutt’altro che calme. Al sindaco Romeo, che lo ha pubblicamente rimproverato per la nascita di un gruppo “nato all’interno della stessa maggioranza”, ha replicato con toni fermi.

Non cerco poltrone, non cerco posti. Il mio mandato lo spendo sui temi: depositi costieri, strategie per la città, ascolto dei cittadini. La politica evolve: non è una scienza esatta, ma uno specchio della società”, ha dichiarato.

“Aggressioni verbali e telefonate anonime”

Il clima è ulteriormente degenerato quando Console ha denunciato pubblicamente presunte pressioni e minacce subite dai componenti del nuovo gruppo, composto anche da Nicola Staropoli (ex Pd), Marcella Mellea, Alessandra Grimaldi e Dina Satriani. “Abbiamo ricevuto telefonate anonime, atteggiamenti ostili, aggressioni verbali verso donne che stanno esercitando un diritto legittimo. Chiedo al sindaco di prendere le distanze pubblicamente da questi comportamenti”, ha dichiarato Console tra lo stupore dell’Aula.

Il Pd replica e alza i toni: “Se ci sono minacce, si vada in Procura”

La replica è arrivata secca dal capogruppo Antonio Colelli: “Se ci sono minacce, i verbali del Consiglio siano inviati a Procura, Prefettura e Questura. E se Console deciderà di presentare un esposto, avrà il nostro sostegno. Ma se non è vero, è gravissimo anche solo parlarne”.

Poi, il passaggio più politico: “Il Pd non è un tram su cui si sale e si scende. E Staropoli sarà espulso per aver violato lo Statuto del partito“. Non è mancata un’allusione al consigliere regionale Ernesto Alecci, accusato velatamente di manovre destabilizzanti: “Chi pensa di tirare i fili da lontano, sbaglia di grosso”.

Romeo tenta la mediazione, ma fissa i paletti

Il sindaco Enzo Romeo ha provato a riportare ordine: “Abbassiamo i toni, lavoriamo per la città. Il clima è esasperato, ma non conviene a nessuno”. Tuttavia, ha lanciato un messaggio chiaro a Console: “Non accetterò che mi si tiri dalla giacca. E in futuro, nessuna carica sarà affidata a chi mina la coesione”. Quanto alla nascita del nuovo gruppo consiliare, Romeo ha minimizzato: “La maggioranza non cambia. C’è stato disagio, lo capisco, ma le consigliere hanno fatto una scelta autonoma. Va rispettata”.

I fronti caldi della maggioranza Romeo

A inasprire il clima anche le questioni tecnico-politiche: La nomina di Gianpiero Menniti a capo di gabinetto; le surroghe di Antonio Scuticchio e, prossimamente, Giuseppe Russo; la presunta incompatibilità dell’assessore Marco Talarico. Su questo ultimo caso, Romeo ha chiarito: “Non spetta al sindaco accertare incompatibilità. Gli uffici non hanno riscontrato nulla, ma abbiamo chiesto un parere al Ministero dell’Interno, per trasparenza”.

Un centrosinistra che litiga con se stesso

Il quadro che emerge è quello di una maggioranza spaccata, con il Pd che cerca di mantenere la leadership, ma si trova ora stretto tra pressioni interne, gruppi nuovi, consiglieri in rotta e uno scontro aperto con figure che ieri erano alleate. L’impressione è che la battaglia politica a Vibo sia appena cominciata. E il rischio che si giochi tutta all’interno della stessa coalizione, è oggi più concreto che mai.

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