A Villapiana, borgo di cinquemila anime che si specchia sullo Ionio cosentino, la politica sembra aver deciso di riscrivere il vocabolario della coerenza. Se a Roma e nelle piazze nazionali i leader di Pd, Lega e Fratelli d’Italia se le danno di santa ragione su ogni singolo decreto, qui, nella Sibaritide, hanno deciso che è giunto il momento di scambiarsi l’anello. La notizia del “matrimonio” elettorale attorno alla candidatura di Mariolina De Marco ha fatto sobbalzare più di un osservatore, trasformando una normale competizione comunale in un esperimento sociale che sfida la legge della gravità politica.
Vedere le bandiere rosse e quelle verdi ammainate per confluire sotto lo stesso tetto civico fa sorgere una domanda spontanea: è davvero un progetto per la città o è solo la politica del “tutti contro uno”?
Quando il civismo diventa il rifugio delle contraddizioni
La narrazione ufficiale è quella classica del “bene comune” che supera gli steccati ideologici. Ma c’è un limite oltre il quale il civismo smette di essere pragmatismo e diventa un cortocircuito che rischia di disorientare l’elettore.
Mariolina De Marco, imprenditrice grintosa, non è una figura neutra: solo qualche mese fa correva per le Regionali sotto le insegne della Lega. Trovarla oggi a braccetto con il Partito Democratico locale è un salto acrobatico che lascia basiti.
È pur vero che nei piccoli centri il volto conta più del simbolo, ma cancellare con un colpo di spugna decenni di visioni del mondo contrapposte per fare blocco contro l’amministrazione uscente dà l’idea di un’operazione che guarda più al potere che alla proposta. Il rischio è che la “lista civica” diventi un paravento per nascondere identità troppo diverse per essere spiegate.
Il nemico comune e la logica del fine che giustifica i mezzi
Secondo i protagonisti, questa alleanza sarebbe una risposta necessaria a una gestione del territorio che negli ultimi quindici anni non avrebbe brillato.
Tuttavia, l’argomento dell’utilitarismo elettorale è una lama a doppio taglio. Se l’unica colla che tiene insieme partiti così distanti è la volontà di sconfiggere l’avversario di turno, cosa accadrà il giorno dopo le elezioni, quando bisognerà amministrare davvero?
Una coalizione nata sulla negazione del passato rischia di non avere un futuro condiviso, trasformandosi in un’assemblea permanente di veti incrociati. Il PD locale assicura che il simbolo resterà fuori dalla contesa, quasi a voler lavare la coscienza di una base che potrebbe faticare a digerire il voto per una candidata leghista.
De Marco: “Non è l’unione del diavolo e dell’acqua santa, ma un progetto che legge la società nel suo cambiamento“
“Non mi piace molto la chiave di lettura che è stata data alla mia candidatura, cioè l’appoggio del Pd a una candidata sindaco della Lega. È in maniera strumentale e bizzarra che viene letta l’alleanza. Non è l’unione del diavolo e dell’acqua santa, ma un progetto che legge la società nel suo cambiamento“. Così l’imprenditrice Mariolina De Marco respinge le letture che descrivono la sua coalizione come un’inedita alleanza ideologica tra Pd, Fdi e Lega.
“Io – spiega – ho semplicemente invitato le forze politiche e sociali a costruire un progetto. La mia è una lista che diventa ogni giorno sempre più civica, dato che si avvicinano persone che, anche senza candidarsi, decidono di stare vicine a me e al progetto. Per me non ha nulla di rivoluzionario: la mia vita è improntata in questa maniera. Ho un imprinting che mi viene dalla mia famiglia, da una cultura che non è soltanto studiare sui libri, ma leggere la società e non è Lega, Pd o Forza Italia. La società ha delle emergenze che vanno colte nella loro totalità”.
Un accordo, tiene a sottolineare Joseph Guida, segretario del Pd di Villapiana, che esclude qualsiasi simbolo di partito nella lista. “Mariolina – dice – è libera da legami di partito e la nostra sarà una lista civica. Per quanto riguarda il Pd abbiamo inviato un documento alla federazione provinciale e regionale comunicando che non autorizzeremo nessuno ad utilizzare il simbolo. Parteciperemo come civici. Non è la prima volta che succede, purtroppo questa volta la scelta è stata strumentalizzata. Non abbiamo fatto – aggiunge Guida – un discorso di politica in senso stretto ma di politica locale. Forse è stato utilitaristico ma abbiamo fatto un ragionamento prettamente locale legato alla storia amministrativa recente per contrastare una squadra e un candidato sindaco che negli ultimi 10-15 anni non ha fatto bene”.
Insomma, la realtà è lì, nuda e cruda: un accordo che sembra più una tregua armata che una visione di società.




