“Su Corso Mazzini, asse commerciale e simbolico della città di Catanzaro, la chiusura di un marchio come Swarovski non è solo una notizia commerciale. È un segnale. Non è questione di nostalgia. È questione di sistema. Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato su pedonalizzazioni intermittenti, mercatini tematici, iniziative culturali. Strumenti legittimi, talvolta utili. Ma la domanda di fondo resta inevasa: perché i negozi non reggono? Perché i brand abbandonano? Perché l’imprenditore medio fatica a coprire affitti, utenze, personale e margini fiscali?” E’ quanto afferma Antonello Talerico, consigliere comunale di Catanzaro.
Il nodo strutturale
Talerico aggiunge: “Il nodo strutturale sono allora i flussi, l’accessibilità ed il potere d’acquisto. Il commercio vive di tre variabili fondamentali: flusso costante di persone; facilità di accesso e sosta; capacità di spesa reale del bacino d’utenza. Sul primo punto, il centro soffre di una desertificazione progressiva: uffici pubblici ridotti, residenti in calo, scarsa presenza stabile di studenti e professionisti. Un centro senza funzioni attrattive quotidiane non genera consumo, ma solo passaggio occasionale. Sul secondo punto, la questione è delicata: se la pedonalizzazione non è accompagnata da parcheggi efficienti, mobilità integrata, navette, segnaletica intelligente e politiche di sosta agevolata, si traduce in un deterrente e non in un incentivo. Sul terzo punto, la competizione è spietata: centri commerciali periferici, e-commerce, città limitrofe più attrattive. Il consumatore non è “infedele”, è razionale”.
L’errore di metodo: eventi senza strategia
Talerico dice ancora: “L’idea che l’evento occasionale possa sostituire una politica commerciale stabile è illusoria. Il mercatino mensile o la manifestazione culturale possono portare pubblico per un giorno. Ma il commercio ha bisogno di 365 giorni l’anno. La rigenerazione urbana non si costruisce con annunci, ma con dati: Qual è il tasso di sfitto commerciale reale sul Corso? Qual è il valore medio dei canoni? Qual è il flusso giornaliero certificato? Quali categorie merceologiche funzionano e quali no? Senza un osservatorio economico permanente, ogni decisione è percezione, non pianificazione. Il problema non è solo amministrativo. È sistemico. Proprietari immobiliari spesso ancorati a canoni non più sostenibili.
“Cosa servirebbe davvero?”
Talerico, inoltre, parla di “assenza di un coordinamento tra commercianti, mancanza di un’identità commerciale unitaria del centro e di carenza di politiche fiscali comunali realmente attrattive. Una città di circa 85.000 abitanti, con un’area vasta che supera i 200.000, non può permettersi un centro svuotato. Perché quando muore il commercio, si impoverisce anche la coesione sociale. Cosa servirebbe davvero? Piano commerciale triennale, con obiettivi misurabili; riduzione mirata della fiscalità locale per nuove aperture e riqualificazione; accordi con proprietari per canoni calmierati temporanei; mobilità integrata centro–quartieri–area vasta; marketing territoriale professionale, non improvvisato; attrazione di funzioni stabili (uffici, coworking, poli formativi, presidi culturali permanenti). Il centro non può vivere solo di vendita al dettaglio tradizionale. Deve diventare luogo di esperienza: servizi, ristorazione di qualità, cultura, professioni, innovazione. Il rischio reale? Se la tendenza non viene invertita, il Corso rischia di trasformarsi in una vetrina spenta: qualche attività resiliente, molte saracinesche chiuse, perdita di valore immobiliare, percezione di declino”.
Il declino, quando diventa percezione collettiva, accelera
Talerico conclude: “La verità è scomoda. Ma è la realtà. Non è il commercio che “non si adatta”. È il contesto che non è stato ripensato in tempo. La rigenerazione urbana non è una parola elegante da convegno: è una scelta politica concreta, fatta di numeri, incentivi, infrastrutture e visione economica. Il Corso Mazzini non è solo una strada. È il termometro della città. E oggi quel termometro segna febbre alta”.









