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21 Febbraio 2026
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Depositi costieri Vibo, il Pd replica e indica la via: “Basta slogan! La soluzione è tecnica, non simbolica”

Nel dibattito sul rinnovo della concessione alla Meridionale Petroli, i dem chiariscono i limiti del Psc e indicano nell’interlocuzione con l’Autorità di Sistema Portuale l’unica strada istituzionalmente efficace

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Il Pd replica sul caso depositi costieri della Meridionale Petroli e indica la via d’uscita: “Solo la variante al Piano portuale può cambiare davvero il futuro dell’area”. Il documento, firmato dalla segretaria provinciale Teresa Esposito e dal responsabile Ambiente Angelo Calzone, smonta le accuse sull’uso del Psc.

“Psc non poteva bloccare concessione Meridionale Petroli”

Il primo punto affrontato riguarda la tesi, sostenuta da esponenti dell’opposizione, secondo cui una modifica del Piano Strutturale Comunale avrebbe potuto impedire il rinnovo della concessione demaniale alla Meridionale Petroli. Per il Pd si tratta di una ricostruzione “priva di fondamento giuridico”. Implicita la replica a Stefano Luciano.

La legge 84 del 1994 attribuisce infatti all’Autorità di Sistema Portuale la competenza pianificatoria primaria sulle aree demaniali portuali, attraverso il Piano Regolatore Portuale. Si tratta di uno strumento che gode di un regime di “specialità e prevalenza” rispetto alla pianificazione urbanistica comunale per quanto concerne le aree interne al porto.

“Anche variante PSC non avrebbe impedito rinnovo”

“Anche una eventuale variante al Psc che modificasse la destinazione d’uso – ad esempio da industriale a turistica – non avrebbe avuto la forza di determinare automaticamente il diniego del rinnovo della concessione, finché il Piano Regolatore Portuale avesse continuato a considerare quell’attività compatibile con le funzioni portuali”, spiega il documento.

Da qui la conclusione politica del Pd: “Le critiche rivolte all’amministrazione comunale per non aver approvato una variante ‘decisiva’ al Psc sarebbero giuridicamente deboli, perché basate su una lettura non coerente con il quadro normativo vigente”.

Conferenza Servizi: “Non provvedimento finale”

Altro elemento su cui il documento interviene è la Conferenza dei Servizi conclusa il 3 febbraio 2026, al centro anche di un’opposizione al Consiglio dei Ministri promossa da soggetti come Italia Nostra.

Il Pd precisa che “la determina di conclusione positiva della Conferenza non coincide con il provvedimento finale di concessione o di rinnovo. Il verbale sancisce la compatibilità tecnica, paesaggistica e urbanistica dell’istanza e costituisce la base tecnico-amministrativa per il rilascio del titolo, ma non esaurisce il procedimento”. Resta infatti in capo all’Autorità marittima un margine discrezionale nella valutazione della durata più congrua della concessione.

“Porto strategico: non mortificarne il ruolo”

Il Pd non si limita alla difesa tecnica dell’operato amministrativo, ma indica una prospettiva politica più ampia. “Il porto di Vibo Valentia deve mantenere la sua funzione strategica sotto il profilo energetico e commerciale. Mortificarne il ruolo significherebbe indebolire uno snodo fondamentale per l’economia del territorio”, si legge nel documento.

“Non emerge la scelta chiara e coraggiosa in passato spesso sbandierata”. La proposta è quella di conciliare sviluppo, sicurezza e tutela ambientale, ipotizzando la collocazione dei depositi in aree esterne all’abitato, con collegamenti alle banchine attraverso oleodotti sotterranei.

“Spostare serbatoi fuori abitato con oleodotti”

Una soluzione che consentirebbe di “salvaguardare i traffici e l’operatività dello scalo, avviando al contempo un percorso di riqualificazione dei quartieri limitrofi, condizione ritenuta essenziale per qualsiasi prospettiva turistica credibile”.

“Non dunque un aut aut tra porto commerciale e città turistica, ma un compromesso: un progetto integrato capace di ridefinire gli spazi e le funzioni senza cancellare la vocazione produttiva“, spiega il Pd. Una visione che cerca di mediare tra le esigenze di sicurezza e sviluppo turistico e la necessità di mantenere la funzione strategica dello scalo.

“Variante-stralcio unica via efficace”

Secondo il Partito Democratico, la strada istituzionalmente corretta è già stata imboccata: “Una interlocuzione con l’Autorità di Sistema Portuale attraverso lo strumento della variante-stralcio, previsto dall’articolo 5 della legge 84/1994. Si tratta dell’unico strumento in grado di modificare anche funzionalmente il Piano Regolatore Portuale, incidendo in modo strutturale sulle destinazioni delle aree”.

Il Comune ha già inoltrato una proposta formale per ridisegnare la qualificazione funzionale delle aree oggi occupate dai depositi, trovando – secondo quanto riferito dal Pd – “attenzione e disponibilità” da parte dell’Autorità portuale.

“Solo modifica Piano portuale poi recepita da Psc”

“Solo una modifica del Piano regolatore del Porto potrà poi essere recepita in modo coerente dal Psc comunale, garantendo un coordinamento tra pianificazione portuale e urbanistica generale”, conclude il documento.

“Per il Pd, questa è l’unica via capace di produrre effetti duraturi e di dare alla città una prospettiva moderna, multifunzionale e sostenibile, evitando scorciatoie giuridicamente fragili e battaglie simboliche destinate a non incidere sui fatti”. Il partito chiede che si torni a discutere “non per slogan, ma sulla base delle norme e degli strumenti realmente efficaci per cambiare il destino dell’area portuale e, con essa, dell’intera città”.

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