La concessione è stata rinnovata oppure no? È questa la domanda che da ieri rimbalza a Vibo e che mette in imbarazzo Palazzo Luigi Razza e l’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio. Dopo la pubblicazione della determina di chiusura della Conferenza di Servizi sul rinnovo dell’area occupata dalla Meridionale Petroli nel porto di Vibo Marina, il caso è esploso.
Il sindaco Romeo: “Nessuna concessione”
La parola chiave è “nessuna concessione“. Ripetuta, scandita, rivendicata. Il sindaco di Enzo Romeo convoca la stampa e mette il telefono in viva voce. Dall’altra parte c’è Pasquale Faraone, segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio. Obiettivo dichiarato: smontare l’interpretazione secondo cui sarebbe già stato concesso un rinnovo ventennale alla Meridionale Petroli Spa per il deposito costiero di oli minerali nel porto di Vibo Valentia Marina. “Non è stata rinnovata alcuna concessione demaniale marittima“, dice Faraone. “Quello pubblicato è solo la determina del responsabile del procedimento di chiusura della Conferenza di Servizi”. Il sindaco annuisce, rilancia, insiste: “L’atto che avete utilizzato per dire che c’è stata una concessione è un atto tecnico. Il fatto politico deve ancora arrivare”.
Eppure le carte, nero su bianco, raccontano una storia meno lineare. Perché la determina esiste, è stata firmata, e parla di istanza di rinnovo, di istruttoria conclusa con esito favorevole e di accoglibilità “allo stato degli atti“. Vent’anni richiesti dall’azienda. Vent’anni valutati. Vent’anni che restano sul tavolo. E’ scritto un burocratichese ma anche in italiano e il senso è quello. La partita, dunque, non è chiusa. Ma nemmeno inesistente.
La linea difensiva: “Solo chiusura tecnica, nessun rinnovo”
La conferenza stampa è costruita su una distinzione netta: tecnico contro politico. Procedura contro decisione finale. Faraone chiarisce: “L’Autorità di Sistema Portuale non ha proceduto con la concessione demaniale marittima. Non è stata rinnovata alcuna concessione per vent’anni. Quello che è stato pubblicato è la determina di chiusura della Conferenza di Servizi, che prende atto dei pareri acquisiti”.
Il segretario insiste su un passaggio: “Si parla di rinnovo, non di rinnovo ventennale. Il ventennale è legato all’istanza presentata dalla società. La determinazione favorevole significa solo che, alla luce delle risultanze istruttorie, non emergono motivi ostativi”. Il sindaco Romeo rincara: “È un atto dovuto, da chiudere entro 45 giorni. Era stata aperta il 19 dicembre e doveva essere chiusa entro il 3 febbraio. È una procedura tecnica. La concessione la firma il presidente. L’atto politico è un’altra cosa”. E ancora: “Il Comune non ha dato un parere negativo. Il nostro è un parere favorevole con limitazione temporale. Non abbiamo mai detto di voler cacciare l’azienda domani mattina. Vogliamo accompagnarla verso una delocalizzazione”.
La linea del Comune: “E’ una battaglia della città”
Dal punto di vista politico, il messaggio del sindaco è chiaro e ha un obiettivo preciso: chiarire che l’amministrazione non ha perso la partita e ribadire che la decisione finale non sarebbe ancora stata presa: “Noi come amministrazione possiamo dirvi che tutto ciò che era possibile è stato fatto e continueremo ancora a batterci. Questa non è una battaglia del sindaco, è una battaglia di tutta la città, di tutto il consiglio comunale all’unanimità”.
Il primo elemento chiave è proprio questo: il sindaco non parla di sconfitta, ma di percorso politico ancora aperto. Anzi, sottolinea i contatti avuti con Regione, Ministero delle Infrastrutture, Autorità portuale, fino alla prospettiva di una delocalizzazione in area Zes. “Abbiamo avuto rapporti con il presidente Piacenza, con il segretario Faraone, con il Corap. Ci siamo prodigati per trovare un’area alternativa. L’area Zes darebbe solo vantaggi all’azienda”. Il messaggio è chiaro: la linea politica è quella del trasferimento, ovvero della delocalizzazione da completarsi entro trenta mesi dalla concessione del rinnovo condizionato. Ma Romeo ammette anche un limite strutturale: “La modifica del Psc non può essere fatta in un’area demaniale sotto responsabilità dell’Autorità di Sistema Portuale. Il Comune può solo dare un parere e cercare di condizionare le scelte”.
Cosa dicono davvero le carte
La determina di chiusura della Conferenza di Servizi – firmata dal responsabile del procedimento – non è una mera presa d’atto burocratica. È l’atto conclusivo del modulo procedimentale previsto dagli articoli 14-ter e 14-quater della legge 241/1990. Nel testo si legge che l’istruttoria tecnico-amministrativa si è conclusa con esito favorevole e che l’istanza di rinnovo presentata dalla società è “accoglibile allo stato degli atti”. L’area in questione: oltre 26 mila metri quadrati di demanio marittimo nella zona ovest del porto.
Non è ancora la concessione firmata dal presidente dell’Autorità. Questo è vero. Ma è il passaggio decisivo che ne costituisce il presupposto. La distinzione tra “chiusura tecnica” e “decisione politica” regge formalmente. Ma nella sostanza amministrativa la Conferenza di Servizi è il momento in cui si consolidano le posizioni. Se l’esito è favorevole, l’amministrazione procedente può adottare la determinazione finale coerentemente con le risultanze. Difficile sostenere che si tratti di un atto privo di effetti prospettici.
Il parere del Comune: negativo o favorevole?
Qui emerge la prima contraddizione. Nel fascicolo istruttorio – tra le pagine dedicate ai pareri – la posizione del Comune viene descritta come opposizione al rinnovo ventennale, con richiesta di soluzione temporanea e avvio di percorso di delocalizzazione. In conferenza stampa, però, Faraone precisa: “Il Comune non ha dato un parere negativo. Il parere è favorevole con limitazione temporale”. Il sindaco conferma: “Noi non siamo per cacciare l’azienda. Il nostro è un parere favorevole per un periodo inferiore al ventennio”.
Due letture possibili: o nel testo formale si parla di dissenso sul ventennio ma non sull’attività in sé, oppure la formulazione amministrativa consente di classificare il parere come non ostativo. Ma resta il fatto che la Conferenza si è chiusa con determinazione favorevole. E la legge stabilisce che la decisione finale tenga conto delle posizioni prevalenti. Se il Comune avesse espresso un dissenso qualificato ai sensi dell’articolo 14-quinquies, la procedura avrebbe richiesto ulteriori passaggi. Non risulta sia accaduto.
L’infrastruttura “strategica”
Altro punto centrale: la qualificazione del deposito come infrastruttura energetica strategica. Nei pareri acquisiti viene richiamato l’interesse nazionale alla continuità degli approvvigionamenti. Questo elemento pesa. Molto. Perché in presenza di un interesse pubblico sovraordinato, il dissenso dell’ente locale può non essere sufficiente a bloccare il procedimento. E qui il sindaco prova a spostare il piano sul terreno politico: “Noi stiamo lavorando su un altro tavolo. Più politico che amministrativo. Stiamo cercando le condizioni per la delocalizzazione”.
Romeo rivendica un anno di interlocuzioni: “Abbiamo avuto rapporti costanti con l’Autorità portuale, con il presidente, con il segretario. Siamo stati al Ministero delle Infrastrutture. Abbiamo parlato con il viceministro. Abbiamo coinvolto la Regione. Abbiamo avuto la disponibilità per un’area Zes”. L’idea è accompagnare l’azienda verso un trasferimento in area industriale dedicata. Non uno scontro frontale, ma una transizione. “Rispettiamo i lavoratori”, dice il sindaco. “Parliamo di 23 posti diretti, ma con l’indotto arriviamo a numeri più alti. Non vogliamo creare un trauma”. Ma tutto questo è, per ora, un percorso eventuale. Non vincolante. Non imposto dall’atto amministrativo.
Cosa può fare il Comune se arriva il ventennale
Se il presidente dell’Autorità firmasse la concessione ventennale, il Comune avrebbe margini limitati ma non nulli. Potrebbe impugnare l’atto davanti al Tar, contestando eventuali vizi procedurali o carenze motivazionali. Potrebbe agire sul piano urbanistico, nei limiti consentiti dal regime delle aree demaniali portuali. Potrebbe intensificare la pressione politica su Regione e Ministero. Ma il baricentro resterebbe nelle mani dell’Autorità portuale e del Governo.
Romeo ha ribadito che l’eventuale concessione ventennale rappresenterebbe, a suo dire, una scelta non coerente con la visione di sviluppo perseguita dall’ente locale: “Noi stiamo conducendo un’azione importante per il futuro della città. Abbiamo sempre sostenuto che quell’area debba avere una vocazione diversa, soprattutto turistica ed economica. È una posizione condivisa da tutto il Consiglio comunale”. Qualora si arrivasse alla firma del rinnovo ventennale, Romeo lascia intendere che la partita non sarebbe automaticamente chiusa: “Noi ci stiamo muovendo su tutti i tavoli possibili. Con la Regione, con il Ministero delle Infrastrutture, con l’Autorità portuale. Abbiamo avuto disponibilità per valutare un trasferimento in area industriale. Continueremo a lavorare in questa direzione”.
Il messaggio politico è chiaro: l’amministrazione non intende trasformare lo scontro in una rottura istituzionale, ma nemmeno archiviare il tema. “Se si dovesse perdere una battaglia”, ha detto, “non è il sindaco che perde la faccia, è la città che perde la faccia. E noi questo non lo vogliamo”. In altre parole, se il ventennale dovesse materializzarsi, il Comune potrebbe scegliere la via giudiziaria, quella politica o una combinazione delle due. Ma ogni scenario resterebbe incardinato in un equilibrio complesso, dove la decisione formale spetta all’Autorità portuale e, in ultima istanza, al livello statale. La leva comunale esiste, ma non è decisiva.





