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17 Aprile 2026
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Ex sindaco Cessaniti a processo, salta il patteggiamento: scelto il rito abbreviato e cambia il giudice

Il gup respinge la pena di due anni e poi si astiene. Udienza rinviata al 24 settembre

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Nuova udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Vibo Valentia, Luca Bertola, nel procedimento penale a carico dell’ex sindaco di Cessaniti, Francesco Mazzeo, imputato per calunnia aggravata, sostituzione di persona, diffamazione, violazione di sigilli e violazione della pubblica custodia di cose.

Il giudice ha già rigettato la richiesta di patteggiamento, avanzata dalla difesa con l’accordo del pm Eugenia Belmonte, ritenendo troppo bassa la pena di due anni proposta.

All’udienza odierna, il difensore dell’imputato, l’avvocato Antonello Fuscà, ha quindi avanzato richiesta di rito abbreviato, formula che consente la definizione del processo allo stato degli atti e prevede, in caso di condanna, uno sconto di pena di un terzo.

Accoglimento della richiesta e astensione del giudice

La richiesta di rito abbreviato verrà accolta dal gup prima della fissazione della nuova udienza, ma lo stesso giudice ha successivamente disposto la propria astensione dal processo, ritenendosi incompatibile dopo aver già rigettato il patteggiamento.

Sarà dunque un nuovo giudice a celebrare il processo con rito abbreviato, che prenderà avvio il 24 settembre, data fissata per la discussione della pubblica accusa.

Le accuse e l’indagine

La richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Francesco Mazzeo era stata avanzata dal pm Filomena Aliberti il 25 febbraio 2025.

L’ex sindaco è stato indagato dai carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia (Norm) nell’ambito di accertamenti su numerosi esposti anonimi, che avrebbero coinvolto diverse figure tra cui sacerdoti, rappresentanti delle istituzioni, commissari prefettizi, avvocati, politici e cittadini.

Dodici capi d’imputazione e 28 parti civili

I capi d’imputazione contestati dalla Procura di Vibo Valentia sono dodici, mentre le persone offese individuate risultano ventotto, tutte già costituite parti civili nel procedimento.

Tra le contestazioni, anche la violazione della pubblica custodia di cose e dei sigilli: secondo l’accusa, al momento del sequestro del telefonino, l’imputato sarebbe riuscito ad accedere da remoto al dispositivo, cancellando i dati contenuti nello smartphone con l’obiettivo di eludere le indagini.

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