5 Settembre 2026
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Reddito di merito, Occhiuto scatena i social: tra consenso, ironia e… nonni che pagavano i compiti

Dai 1.000 euro per il 29 al "dopo", i calabresi commentano la misura. Ma il post con più hype è l'ormai solito refrain: "Li paghiamo per studiare qui, poi vanno a lavorare a Milano"

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C’è qualcosa di profondamente rivelatore nei commenti social: sono il termometro emotivo di una comunità, ma anche il suo specchio più impietoso.
Sotto l’annuncio del “reddito di merito” promosso dal presidente Roberto Occhiuto, la piazza social — Facebbok e Instagram — si è animata come una moderna agorà: tra applausi, perplessità e sarcasmi che, a leggerli bene, raccontano più di qualsiasi conferenza stampa.
“Finalmente verrà premiato il merito e non altro”“largo al merito”“sei un genio”. C’è chi rivendica il voto ben speso e chi, da fuori regione, ammette di seguire Occhiuto come fosse una serie tv politica: funziona, dicono, e “si nota un certo miglioramento” quando si torna a Natale.
Il coro è chiaro: l’idea è buona, è uno stimolo per i ragazzi a restare. E, in perfetto stile social, parte subito la santificazione laica: “L’unico che porta risultati a casa”“un vero leader”. Fin qui, tutto da manuale del consenso.

I tecnici del bando: ISEE, telematiche, STEM e affitti

Poi arriva la Calabria che vuole capire, e soprattutto ottimizzare. La domanda più gettonata resta: “È in base all’Isee oppure a tutti?” 
Variazione sul tema: vale solo per i residenti o anche per chi viene a studiare qui? Solo statali o anche le telematiche con sede in Calabria?
Subito dopo, il grande classico accademico italiano: la gerarchia del dolore.  “Bisognerebbe distinguere per facoltà”, perché mantenere il 29 a Medicina o Ingegneria non è come prenderlo altrove. Un ex studente di Ingegneria Civile lo spiega bene: da loro il 30 è una rarità, il rischio è che il premio vada a chi frequenta corsi con voti “gonfiati”, mentre “i futuri ingegneri partono già svantaggiati”. Proposta: tariffario per difficoltà, più soldi alle STEM.
E, immancabile, la confusione contabile tutta italiana: “1000 euro al mese ai neodiplomati, poi 500 agli iscritti… quale sarebbe l’arco temporale?” 
I social chiedono chiarezza, e intanto qualcuno già calcola quante mensilità servono per una seconda laurea.

E dopo la laurea? Il nodo che fa più like

Qui l’ironia si fa amara, e soprattutto condivisa. Il commento con più interazioni non è un complimento, è una constatazione“Il nostro problema non è che non abbiamo laureati, ma che tutti poi se ne vanno dalla Calabria, abbiamo una fuga di lavoratori competenti e formati”.
Un altro, con 107 like, rincara: “Ho due lauree, ho studiato all’Unical, vivo all’estero costretto perché non trovavo lavoro. Che senso ha questa misura? I ragazzi saranno costretti, esattamente come me, ad andare via”.
La sintesi più feroce arriva in forma di sarcasmo: “Bella pensata, investiamo sugli studenti così poi quando vanno a Milano sono preparati, continuiamo così”. Settantadue like fino a ieri sera. Applauso amaro alla coerenza involontaria: formiamo eccellenze per l’export.
Da qui la richiesta che torna come un ritornello: non solo reddito allo studente, ma “incentiviamo le aziende a investire in Calabria e il numero dei giovani emigrati calerà”. Altrimenti, dicono in molti, il merito lo paghiamo noi ma lo incassa la Lombardia.

Merito sì, ma anche bisogno (e un nonno mecenate)

Accanto al dibattito sulla fuga, cresce l’altra anima calabrese, quella dell’equità. “La misura è lodevole ma auspicherei misure anche per chi è in difficoltà economica a prescindere dal merito”, scrive un utente.
I migliori vanno premiati, ma “chi vuole laurearsi e ha bisogno di aiuto, ha diritto ad attenzione maggiore”.
E poi c’è la perla salvifica: il nonno che pagava 2 euro a esercizio di matematica, poi ridotti a 1 euro e infine a 50 centesimi perché i figli ne facevano troppi. Morale: uno è diventato matematico, l’altro fisico. Il reddito di merito versione anni Cinquanta, con deflazione incorporata. Dimostrazione empirica che l’incentivo funziona, purché il nonno non fallisca.

Chiude il cerchio la proposta più onesta: “Presidente, mi iscrivo di nuovo, almeno prendo una seconda laurea”.
E quello che chiede la social card di merito per gli over 60. Perché se il merito non ha età, il reddito nemmeno.

Insomma, il “reddito di merito” appare per quello che è, almeno agli occhi della piazza social: una misura simbolica, potente sul piano comunicativo, ma ancora tutta da verificare su quello reale.
Facebook e Instagram però, con la loro crudele lucidità, ricordano che il vero esame non è il 28, il 29 o il 30 in carriera, ma il posto di lavoro dopo la laurea. E su quello, per ora, di euro in busta paga non se ne vedono.

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