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15 Aprile 2026
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“Donato, un fallimento totale”, l’opposizione “punta il dito” a Chiaravalle Centrale

Incontro pubblico nella sala consiliare. Maida, Rauti e Foti denunciano violazioni amministrative, responsabilità politiche e un clima che definiscono “una ferita per la democrazia”

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Conferenza stampa e incontro pubblico nella sala consiliare di Chiaravalle Centrale, dove l’opposizione ha messo nero su bianco un atto d’accusa durissimo contro il sindaco Domenico Donato. I consiglieri Vito Maida, Giuseppe Rauti e Claudio Foti sostengono che il primo cittadino eviti deliberatamente la convocazione del Consiglio comunale per non affrontare il tema della riscossione coattiva, mentre sul Convento dei Cappuccini parlano apertamente di “progetto fallito” e chiedono la restituzione dei fondi regionali.

Maida: “Convocare il Consiglio è un obbligo, non un favore”

L’incontro si è aperto con l’intervento di Vito Maida, che ha richiamato con forza il dettato del Testo Unico degli Enti Locali. “La convocazione del Consiglio non è una facoltà del sindaco – ha detto – ma un obbligo preciso. Qui invece siamo davanti a una disapplicazione sistematica della legge.” Maida ha definito “incomprensibile” il silenzio della Prefettura di fronte a quello che considera un comportamento istituzionalmente anomalo, e ha sottolineato il valore simbolico della scelta di tenere l’incontro proprio nella sala consiliare: “Questa è la casa della democrazia locale, che oggi viene svuotata del suo ruolo”. Ha poi annunciato che quello di ieri è soltanto il primo appuntamento di una serie di incontri pubblici, anticipando che il prossimo tema sarà il discusso concorso per i vigili urbani, già oggetto di ricorsi e polemiche.

Rauti: “Dieci anni senza un segno, mentre il paese si svuota”

Giuseppe Rauti ha proseguito sulla stessa linea, parlando di un’amministrazione “che in oltre dieci anni non ha lasciato un solo segno tangibile”. Ha descritto un territorio che perde giovani, popolazione e vitalità, senza che il Comune – a suo dire – abbia saputo mettere in campo misure di contrasto. Il suo giudizio è stato netto: “Un’amministrazione senza visione e senza interventi strategici non può guidare una comunità che invece avrebbe bisogno di tutt’altro.”

Foti, il j’accuse: “Oggi è una ferita per la democrazia”

Il momento più teso dell’incontro è arrivato con l’intervento dell’ex di maggioranza Claudio Foti, che non ha usato mezzi termini. “Quella di oggi è una ferita per la democrazia – ha esordito – perché quando un sindaco evita il confronto democratico, lo fa per paura di vedere riportate in un atto ufficiale le gravi lacune della propria azione amministrativa”. Una dichiarazione che ha scosso la sala e ha segnato il passaggio verso i due capitoli più delicati: il Convento dei Cappuccini e la riscossione coattiva.

Il Convento dei Cappuccini: “Un polo culturale completato, costato 400mila euro, e lasciato chiuso”

Sul Convento dei Cappuccini, i toni si sono fatti particolarmente duri. L’opposizione ha ricordato che il progetto – finanziato con 400.000 euro di fondi FSC 2014–2020 – è stato completato in ogni sua parte: riqualificazione degli spazi, nuova biblioteca, musei dedicati all’arte sacra e alla civiltà contadina, attrezzature moderne, persino uno scanner professionale per digitalizzare i manoscritti. Tutto pronto da tempo, ma tutto chiuso senza spiegazioni. Foti ha gelato la sala con una frase destinata a far discutere: “Il sindaco abbia il coraggio di dichiarare il fallimento del progetto e restituisca i soldi”. Una richiesta che pesa politicamente e amministrativamente: riguarda infatti un attrattore culturale che la Regione aveva considerato strategico per lo sviluppo dell’area.

La bomba politica: la riscossione coattiva affidata con modalità ritenute illegittime

Il dossier più esplosivo resta però quello sulla riscossione coattiva. L’opposizione ha ricostruito il percorso a partire dalla delibera consiliare del 2023, approvata all’unanimità, che prevedeva un affidamento in concessione con aggio massimo del 6%. Secondo Maida, Rauti e Foti, stando alla striminzita documentazione acquisita, ciò che è stato fatto è invece l’opposto: un affidamento diretto – modalità giudicata incompatibile con una concessione –, un contratto che fissa l’aggio all’8%, la possibilità per la società di accedere al conto corrente dedicato dell’Ente e un sistema di pagamento che aggirerebbe le normali procedure giusto-contabili “fattura, verifica e riscontro del servizio reso, atti di liquidazione e mandato di pagamento”. La definizione usata dall’opposizione è stata netta: “Un quadro incompatibile con il Codice dei Contratti e con i principi fondamentali della contabilità pubblica.”

La proposta: revoca immediata di tutti gli incarichi alla società affidataria del servizio

I consiglieri hanno annunciato una mozione che farà certamente discutere: chiedono la revoca dell’incarico alla società esterna e l’introduzione di un piano comunale di saldo e stralcio calibrato su reddito e ISEE, per sostenere cittadini e famiglie in difficoltà. Una risposta politica che mira a riportare la gestione dei crediti in un perimetro di legalità e responsabilità sociale.

La chiusura colpo di scena: “Il sindaco non va in aula perché sa cosa è stato fatto”

La frase conclusiva dell’incontro è stata anche la più dura: “Il sindaco non convoca il Consiglio per paura. Paura di affrontare in aula il punto sulla riscossione, perché conosce perfettamente ciò che è stato fatto”.  Un’affermazione che non ha lasciato la sala in silenzio, ma che al contrario ha acceso immediatamente un’ondata di domande, richieste di chiarimenti e prese di posizione da parte dei cittadini presenti. Una reazione vivace, quasi istintiva, che ha confermato quanto il tema sia sentito dalla comunità. La battaglia ora si sposta nelle sedi istituzionali, ma è ormai evidente che questa vicenda avrà ripercussioni ben più ampie di quanto emerso finora.

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