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10 Maggio 2026
10 Maggio 2026
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Fuori chi pensa in autonomia: a Vibo il Pd firma la purga staliniana per abbattere i ribelli

Espulsioni a raffica in stile sovietico: fuori consiglieri comunali, provinciali e amministratori colpevoli di pensiero autonomo. Chi non si allinea viene cacciato come un traditore. Pulizia interna con metodi da regime

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Altro che democratico: il Pd ripulisce le fila da chi ragiona, premia l’obbedienza cieca e firma l’ennesimo atto di autodemolizione politica. A Vibo, epurazioni in stile sovietico per proteggere il nulla. Se cercavate un esempio da manuale di autolesionismo politico, eccolo: Vibo Valentia, Partito Democratico, o meglio: Partito Defenestrante. Non costruiscono, non convincono, non governano: espellono.

La purga staliniana in salsa calabrese

Si è consumato l’ennesimo atto di purga staliniana, versione calabrese, in pieno stile Soviet: fuori tutti i ribelli, tutti coloro che non si sono genuflessi alla linea del partito, o meglio, alla linea di chi comanda oggi il partito. Perché il Pd, ormai, non è più un partito. È un condominio litigioso dove chi tiene le chiavi del portone butta fuori chi non gli fa l’inchino.

Il reato? Avere pensato. E agito.

Espulsi consiglieri comunali, provinciali, vicepresidenti. Colpevoli di cosa? Di aver sostenuto un presidente della Provincia di centrodestra. Orribile. Inaccettabile. Eretici. E quindi fuori.

Non importa se si lavora per il territorio, se si fanno scelte amministrative. La colpa è di lesa maestà. Anzi: di lesa segreteria.

Chi ha pagato per aver fatto politica

Una raffica di espulsioni, manco fossero mafiosi, per il solo reato di pensiero. Fuori i consiglieri comunali che hanno osato non obbedire al verbo del segretario, fuori il vicepresidente della Provincia, fuori chiunque non reciti a memoria il catechismo del “noi contro loro”, anche se quel “loro” amministra meglio dei “noi”.

E così, via Alessandra Grimaldi, Marcella Mellea, Dina Satriani. E via anche Nicola La Sorba e Vincenzo Lentini. E per non farsi mancare nulla, rigettata pure la richiesta di iscrizione di Domenico Console. Manco fosse un pregiudicato. Forse non aveva allegato la tessera di sudditanza.

O sei soldatino, o sei nemico interno

Eppure, questi amministratori hanno solo fatto politica: quella vera, quella delle scelte, dei compromessi, dei territori. Ma nel Pd, oggi, o sei un soldatino obbediente oppure sei un nemico interno.

Il risultato? Il Pd che si lecca le ferite, perde pezzi, si chiude in se stesso come una setta offesa. E mentre si espelle chi lavora, si resta a braccetto con chi fa disastri. Perché la fedeltà conta più della competenza, l’obbedienza più del merito, il servilismo più del coraggio.

I piccoli Stalin e la clava della Commissione

Ma chi decide le scomuniche in questo partito? I custodi della purezza? I moralisti da assemblea di circolo? No: burattinai con il complesso del piccolo Stalin, che usano la Commissione di garanzia come clava per regolare conti personali e lotte di potere miserabili.

Il partito che espelle i vivi

A furia di cacciare chi lavora sul territorio, resteranno da soli a parlarsi allo specchio, convinti di essere ancora “progressisti” mentre si comportano da feudatari medievali.

Altro che democrazia. Qui si respira solo ipocrisia e rancore. Parlano di valori, ma il primo valore che calpestano è il pluralismo. Parlano di confronto, ma praticano la scomunica. Parlano di democrazia, ma governano con il manganello delle tessere. Parlano di militanza, ma schifano chi lavora sul campo. Parlano di comunità, ma agiscono da tribunale del popolo.

E poi si stupiscono se perdono voti

Poi si chiedono perché perdono voti. Perché nessuno crede più a questa farsa. Perché a ogni elezione si avvicinano un po’ di più all’estinzione. La verità è semplice: il Pd non espelle i ribelli. Espelle i vivi. E tiene dentro solo i morti di spirito. E allora avanti così, espellete pure tutti: resterete da soli, finalmente unanimi… e inutili.

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