C’è una scena che racconta molto dello stato della politica calabrese e forse italiana. A mostrarla è Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, che sui suoi canali social esprime valutazioni politiche. Nel video pubblicato, il primo cittadino mostra il senatore di Fratelli d’Italia — suo concittadino — Ernesto Rapani, intervenire in aula mentre becca lo stesso Stasi per aver indossato la “giubba da sceriffo” — il giaccone giallo fluo della Protezione civile — piuttosto che solidarizzare con la popolazione colpita dall’alluvione.
Quel che sembra colpire maggiormente il sindaco Stasi è che Rapani sottolinei più il suo dress code che la destinazione dei 500 milioni di euro di fondi di coesione che, dice, potrebbero essere riprogrammati. Il senatore in quel suo passaggio aggiorna il bollettino sull’abbigliamento del primo cittadino come se fosse ancora seduto sui banchi dell’opposizione in consiglio comunale.
Quando il fiume esonda
Il 13 febbraio scorso, il fiume Crati ha esondato. Con quella brutalità eloquente che solo la natura conosce: gli argini hanno ceduto in diversi punti ed il territorio ne è uscito — ancora una volta — devastato. In quel crollo c’è scritta, in caratteri fangosi e indelebili, una storia lunga anni di fondi sospesi, come sottolinea il sindaco di Corigliano Rossano.
Stasi, con quella franchezza che ai suoi detrattori piace chiamare polemica ma che in realtà è semplicemente chiarezza, mette i puntini sulle i: “In Senato, così come alla Camera, nessuno si preoccupa del perché circa 500 milioni di euro di fondi di coesione, da otto anni destinati alla messa in sicurezza del territorio, non siano stati spesi da una struttura straordinaria con poteri speciali, l’ufficio del commissario per il dissesto idrogeologico in Calabria“. Fondi che — a detta di Stasi — si rischierebbero di perdere perché “facevano parte della vecchia programmazione”.
Otto milioni che sarebbero utili a consolidare argini, e quindi in un territorio in cui tante famiglie vivono ancora nell’incertezza di sapere se la prossima pioggia intensa sarà solo un temporale o qualcosa di peggio.
Da ottobre 2021 a settembre 2025: quattro anni per aggiudicare un appalto
Qui la storia si fa quasi intricata. Dal 13 febbraio — nella narrazione dei fatti raccontati da Stasi sui suoi canali social — si giunge al 24 febbraio, quando sulla pagina ufficiale dell’ufficio del commissario per il dissesto idrogeologico, compare una nota. Una nota che Stasi definisce “una prima giustificazione, probabilmente per future responsabilità”. Il documento specifica che i lavori di rifacimento degli argini sono stati aggiudicati, ma — secondo Stasi — con una sorta di incongruenza spazio-temporale.
“La settimana scorsa, il 24 febbraio — è il resoconto del sindaco ionico, la cui città è bagnata anche dal Crati — sulla pagina ufficiale dell’ufficio del commissario per il dissesto idrogeologico compare una nota che sembra una prima giustificazione, probabilmente per future responsabilità, con cui si specifica che i lavori sono stati aggiudicati nel settembre 2025, quindi circa cinque mesi fa, e che al momento dell’insediamento dell’attuale struttura commissariale, questo progetto non era stato assolutamente avviato. Eppure se si parla di insediamento della struttura commissariale, bisogna risalire all’ottobre 2021. Ne consegue che per tutto il 2022, 2023, 2024, gran parte del 2025, quella struttura commissariale con a disposizione 500 milioni di euro ed i poteri speciali — sostiene ancora Flavio Stasi — è riuscita miracolosamente ad aggiudicare dei lavori a settembre 2025. In qualsiasi posto del mondo, un responsabile, un dirigente, un presidente, un commissario — avanza Flavio Stasi — si vergognerebbe a scrivere una cosa del genere. Ed invece, quasi quasi, la si vuole far passare come una giustificazione, senza contare che al governo della Regione Calabria e quindi anche dell’ufficio del commissario per il dissesto idrogeologico, dal 2020 c’è il centrodestra”.
Quel che sottolinea il primo cittadino ionico è un concetto semplice: Ottobre 2021, insediamento; settembre 2025, aggiudicazione dei lavori.
La politica dello specchietto retrovisore
In tutta questa storia si insinua, come accennato all’inizio, una sindrome diffusa nella politica italiana che potremmo chiamare sindrome del consigliere comunale: ovvero cambiare scala di lettura quando cambia il livello istituzionale. Nel video pubblicato sui suoi social, Stasi punge a sua volta Rapani. Non lo nomina ma lo mostra nelle immagini: “Fratelli d’Italia in Senato — dice il sindaco di Corigliano Rossano — si preoccupa del mio abbigliamento, ma non è questo che conta”.
Chiedere scusa ai calabresi: un atto radicale
La chiusura di Stasi ha il sapore amaro di una verità detta ad alta voce in una stanza dove tutti preferirebbero il silenzio: “Credo che debbano chiedere scusa ai calabresi per quello che non è stato fatto anche in questo campo (arginare il dissesto idrogeologico, ndr)”. D’altronde, chiedere scusa, in politica, è un atto quasi sovversivo. Il fiume Crati, per ora, è l’unico che ha parlato chiaro. Il resto è ancora tutto da (ri)scrivere.









