La casa, prima degli slogan. Gli affitti, prima delle formule di palazzo. E una parola che Luigi Pantisano non ha intenzione di nascondere: socialismo. “Sì, siamo socialisti”, risponde il dirigente della Linke, figlio di genitori calabresi, nell’intervista di Mara Gergolet al Corriere della Sera. Al centro del colloquio c’è il successo del partito a Berlino e una proposta che tocca gli interessi dei grandi proprietari immobiliari: riportare abitazioni in mano pubblica per contrastare il caro affitti.
Le radici calabresi e l’ascesa in Germania
Nato nel 1979 a Waiblingen, nel Baden-Württemberg, Pantisano appartiene alla generazione cresciuta in Germania da famiglie italiane. La scheda biografica che accompagna l’intervista ricorda le origini calabresi dei genitori, l’elezione al Bundestag nel 2025 e l’arrivo, da giugno, alla guida nazionale della Linke, condivisa con un altro leader. E’ il primo italo-tedesco a guidare un partito in Germania. Un percorso che Pantisano collega a quello di Elif Eralp, la candidata della Linke protagonista dell’affermazione berlinese e figlia di immigrati. Le loro storie, osserva, non sembravano destinate a incrociare i vertici delle istituzioni: “Non era previsto, per persone come lei o me, che diventassimo capi di partito o sindaci di Berlino”.
La sfida ai grandi proprietari: case e affitti al centro
La ricetta illustrata nell’intervista parte da un obiettivo concreto: abbassare gli affitti. La proposta di espropriazione riguarda i grandi gruppi immobiliari che possiedono più di tremila abitazioni, non indistintamente chi ha una casa. Pantisano indica nei costi dell’operazione e nel valore degli immobili due nodi del confronto politico. Si tratta di definire quante risorse destinare al ritorno delle abitazioni nella disponibilità pubblica, attraverso un percorso da discutere con Spd e Verdi. Nessuna operazione immediata, dunque, né una misura già realizzata. Lo stesso leader scandisce i tempi: “Non accadrà dall’oggi al domani”. Il programma dovrà passare dalle scelte legislative e dalla loro attuazione. Il successo elettorale apre una possibilità politica; non equivale all’approvazione degli espropri.
Il modello Mamdani: dai social alle porte delle case
Il riferimento internazionale è Zohran Mamdani. Pantisano racconta il viaggio a New York e gli incontri con il suo gruppo di lavoro, spiegando che tra le due esperienze c’è stato uno scambio di idee sulla campagna elettorale. Il punto non è soltanto come comunicare online. È come tornare a incontrare gli elettori: “Abbiamo bussato a circa 300.000 porte nell’ultimo anno qui a Berlino”. Il porta a porta affianca così i social e i canali utilizzati dai più giovani. Alla comunicazione si aggiunge la composizione del partito: secondo i numeri citati da Pantisano, tra il 30 e il 40 per cento dei 130mila iscritti ha meno di trent’anni. Anche la presenza di candidati giovani, sostiene, contribuisce a rendere credibile il messaggio.
“Riforme che non sono riforme, ma tagli sociali”
Alla domanda se la Linke sia un partito delle minoranze, Pantisano risponde allargando il campo: il riferimento, nella sua impostazione, è a chi subisce politiche favorevoli ai più ricchi. E attacca un governo che, a suo giudizio, promuove “riforme che non sono riforme, ma tagli sociali”. È qui che il profilo del figlio di calabresi incontra la sfida della sinistra tedesca: tenere insieme rappresentanza, lavoro e diritto alla casa. La prova successiva sarà trasformare il consenso in decisioni, costruendo le alleanze necessarie e trovando le risorse. Perché tra una promessa sugli affitti e un affitto che scende davvero c’è la distanza che la politica è chiamata a colmare.













