11 Agosto 2026
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Il Pd di Cosenza visto da dentro, il racconto di un ex militante: “Le persone libere non le vogliono. Vogliono dei servi sciocchi”

L’ex consigliere circoscrizionale Alessandro Grandinetti spiega la sua scelta: "C'è sempre una diatriba interna. Così non puoi portare all'esterno un messaggio di sana politica"

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Dopo anni di militanza nel Partito Democratico di Cosenza, Alessandro Grandinetti ha deciso di lasciare il partito. Una scelta maturata, spiega, davanti a una situazione che considera ormai difficile da ricomporre, tanto sul piano provinciale quanto su quello cittadino. Al centro della sua decisione ci sono la mancata definizione della segreteria provinciale e le divisioni interne al Pd di Cosenza.

“Sono stato iscritto al Partito Democratico da quando è nato – racconta Grandinetti –. Ero un semplice consigliere di circoscrizione con la passione per la politica. Da quella unione tra Ds e Margherita, però, il matrimonio non si è mai potuto realizzare in maniera perfetta, perché le diatribe interne hanno sempre continuato ad alimentare discussioni e divisioni”.

Due motivi alla base della mia scelta

La decisione di lasciare il Pd, spiega Grandinetti, nasce principalmente da due elementi. “Uno è la liturgia asfittica che si sta realizzando per il segretario provinciale, che non arriverà mai perché fra poco verrà comunicato il commissario, sicuramente. E l’altro è la vicenda di Cosenza”.

Secondo l’ex consigliere circoscrizionale, il problema riguarda soprattutto l’incapacità del gruppo dirigente di trovare una sintesi. “C’è un gruppo numeroso che dovrebbe dare la linea politica e amministrativa e invece continua a dividersi e a scindersi. L’opinione pubblica cittadina è sempre più distratta e sconfortata da questa situazione”.

Una contraddizione che, secondo Grandinetti, diventa ancora più evidente quando si guarda al ruolo del centrosinistra nella città: “Non si riesce a capire come mai governi una città eppure all’interno non si riesca a stare seduto uno a fianco all’altro e dialogare. Sono divisi praticamente su tutto”.

Le correnti e il mancato rinnovamento

Per Grandinetti, alla base della crisi del Pd ci sarebbe un problema strutturale, che attraversa il partito da anni: quello delle correnti.

“Sono queste famose correnti che si alternano in continuazione e cambiano il bilanciamento degli accordi e delle alleanze”, sostiene. Un meccanismo che, a suo giudizio, finisce per rendere impossibile qualsiasi reale processo di rinnovamento.

“Tutti quanti, sulla carta, sono propensi a fare il cambiamento, a viverlo e a portarlo, dicendo di essere la vera novità. Poi, quando c’è l’occasione utile per rinnovarsi, non si trova la quadra e non si riesce a fare quel passo che va oltre”.

Il problema, aggiunge, non sarebbe soltanto anagrafico o legato alla presenza di giovani e donne negli organismi dirigenti. “Alla fine vengono scelti sempre gli stessi. Chi è il figlio del dirigente, chi è una persona che ti garantisce il silenzio assoluto o chi sei sicuro che non ti darà mai fastidio”.

Da qui l’accusa più dura: “Le persone libere, quelle che hanno una mente e riescono a ragionare, effettivamente non le vogliono. Vogliono dei servi sciocchi”.

“Le divisioni ci sono sempre state

Grandinetti allarga poi la riflessione alla storia del Partito Democratico. “Da quando si è formato il Pd, effettivamente non ricordo un giorno in cui, a livello nazionale, regionale o locale, ci sia stata una sorta di pace interna. C’è sempre stato conflitto”.

Una dinamica che, secondo l’ex militante dem, ha prodotto un continuo alternarsi di equilibri. “La minoranza non ha mai riconosciuto il ruolo alla maggioranza, mentre la maggioranza non ha saputo cambiare il sistema e innovarlo. C’è sempre stata una lotta, passaggi da una parte all’altra, da una corrente all’altra e gli equilibri continuano a cambiare forma”.

“Il centrosinistra può ancora rinnovarsi

Nonostante l’addio al Pd, Grandinetti non considera esaurita la possibilità di costruire un centrosinistra competitivo a Cosenza. “Il centrosinistra sicuramente è possibile rinnovarlo. La gente ha bisogno di poter votare una novità, un partito o una formazione di cui potersi fidare”. Per farlo, però, servirebbero persone capaci di rompere con gli schemi del passato. “C’è bisogno di persone veramente libere, veramente innovative, veramente forti nelle idee, che possano portare e testimoniare il cambiamento”.

Grandinetti assicura che continuerà comunque il proprio impegno sul territorio. “Nel mio piccolo continuerò la mia attività. Per chi mi conosce sa che sono impegnato nell’associazionismo, nei comitati di quartiere e sul territorio. Questo lo faccio da sempre”. Anche il lavoro quotidiano, aggiunge, può diventare una forma di impegno politico: “Nel mio piccolo, in tutte le attività che svolgo, faccio politica quotidiana, senza ruoli e senza incarichi, proprio perché lo faccio per passione”.

Le telefonate e il futuro politico

La fuoriuscita dal Pd, racconta Grandinetti, ha prodotto una reazione che non si aspettava. “In questi ultimi dieci giorni, dopo che è uscita la mia nota stampa, non pensavo neanche di destare così tanto interesse nell’opinione pubblica”. Sono arrivate numerose telefonate. “Mi hanno chiamato cittadini comuni, iscritti, gente del centrosinistra. Dietro le mie parole hanno trovato una valvola di sfogo, perché effettivamente sono andato a dire quello che tutti pensano”.

E ci sarebbero stati anche contatti con altre forze politiche. “Mi hanno chiamato anche altre sigle partitiche, senza dubbio. In questo momento sto valutando, perché si può fare politica in tanti modi”. Una decisione, però, sembra essere vicina: “Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane sicuramente farò una scelta diversa”.

“Per cambiare servono persone libere

La sua idea per rilanciare il centrosinistra parte dunque dalle persone e dalla loro autonomia. “Le persone devono essere libere, non succubi. Io ho conquistato la mia libertà perché, grazie a Dio, non devo dire grazie a nessuno. Non ho un ruolo o un lavoro che mi faccia sentire in una condizione di subalternità”. Da qui l’appello soprattutto ai giovani: “Devono veramente riprendersi il futuro tra le mani. A volte non è neanche una questione anagrafica, è una questione di volere il cambiamento”.

Grandinetti rivendica di aver cercato di praticare questa impostazione anche nell’ultimo anno, dentro il Pd cittadino: “Ho dimostrato che il cambiamento è a un passo, che tutte le cose si possono fare se c’è la buona volontà”.

E proprio il tema della libertà, conclude, dovrebbe rappresentare la base di chi decide di impegnarsi in politica: “Chi vuole scendere in campo per migliorare le cose, per migliorare il futuro dei nostri figli e la nostra città deve farlo in maniera naturale, semplice e libera”.

Infine, una precisazione sul rapporto con il partito che ha deciso di lasciare. “Ho deciso anche di non parlare male del Pd, perché ci sono tanti amici e tante persone che conosco. Però ho voluto dare l’esempio: se non si è conseguenziali nelle cose, non bisogna stare negli ambienti in cui non c’è il sorriso”.

Un concetto che Grandinetti dice di aver espresso anche durante una riunione di oltre un mese fa, alla presenza del rappresentante organizzativo della segreteria nazionale: “Ho detto che manca il sorriso nel Partito Democratico. C’è sempre questa diatriba interna e, se non c’è il sorriso, non puoi portare all’esterno un messaggio di vera politica e di sana politica”.

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