Il deputato e co-portavoce di Europa Verde è arrivato nella Piana di Sibari dopo l’ennesima alluvione che ha messo in ginocchio i comuni della zona. Una visita di solidarietà, ma anche l’occasione per sollevare domande scomode su scelte politiche che, a suo avviso, condannano il Sud a un’eterna emergenza. Nel pomeriggio e in serata, poi, l’impegno per il No al referendum sulla separazione delle carriere a Cosenza e Corigliano Rossano.
Onorevole Bonelli, lei è tornato nella Sibaritide — e non è la prima volta —. C’è qualcosa di tristemente noto nel fatto che questa sua visita coincida con una calamità. Come si presenta questo territorio agli occhi di chi arriva da fuori?
“Stamattina ho incontrato i sindaci e mi hanno rappresentato un problema molto serio. In tredici anni ci sono state ventisette esondazioni in questo luogo, che è estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico. Idanni ammontano a decine di milioni di euro. I Comuni hanno anticipato risorse proprie — attingendo ai loro bilanci — per fronteggiare l’emergenza nell’immediato e garantire i servizi alla popolazione. Il punto è che se questi soldi anticipati non vengono ristorati dallo Stato, alcuni Comuni rischiano concretamente il dissesto finanziario. E questo sarebbe drammatico, anche perché nel 2018 i fondi promessi non sono mai arrivati. Il rischio di un dissesto finanziario dei Comuni è dunque molto serio”.
Quindi al danno, anche la beffa.
“Per questo presenterò un’interpellanza parlamentare. Sto raccogliendo in queste ore tutti i dati dai Comuni e chiederò al Governo — che sarà obbligato a rispondermi — quali impegni intende assumere nei confronti di questi territori, proprio per scongiurare il dissesto. Questo è il punto principale. Ma c’è anche una questione più strutturale, forse ancora più grave: la carta geologica della Regione Calabria, per il 65% del territorio, semplicemente non esiste. In una regione a elevatissimo rischio idrogeologico come la Calabria, questa è un’assenza che rasenta l’incuria istituzionale. Senza carta geologica non si può pianificare nulla. È come voler costruire una casa senza sapere su che tipo di suolo si posa”.
Lei evoca il presidente Occhiuto. Questa è una regione che sembra avere due volti: quello mediatico, curato, e quello reale, che affiora ogni volta che piove forte.
“Mi domando come mai il presidente Occhiuto non reagisca di fronte a questa grave inadempienza del Governo, che non stanzia le risorse necessarie. Occhiuto ha ceduto parte dei Fondi di Sviluppo e Coesione della Regione Calabria per finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, ma non si preoccupa minimamente di completare la carta geologica, che è uno strumento fondamentale per qualsiasi seria pianificazione territoriale. E mi chiedo anche perché non ci sia mai stata una reale volontà politica di mettere in sicurezza il territorio, di intervenire sul reticolo idrografico minore — che è il principale responsabile degli allagamenti — e di investire davvero nella prevenzione. Perché questo abbandono? Perché tanta attenzione per il Ponte sullo Stretto? Quei 14 miliardi di euro devono essere destinati alle vere priorità del Sud. E la Calabria ha una priorità urgente, anche su questo versante”.
Il sindaco di Corigliano Rossano, Stasi, ripete spesso che esistono 8 milioni di euro stanziati per il rifacimento degli argini, eppure i lavori non partono. C’è qualcosa di kafkiano in questa storia.
“È un governo che ha pensato solo all’immagine di Occhiuto, mentre il territorio è stato totalmente abbandonato. Qualcuno mi dica cosa è stato fatto concretamente. Abbiamo davanti a noi una regione lasciata a sé stessa, con una sanità allo stremo — al punto che sono i medici cubani a svolgere funzioni di assistenza — mentre il Governo italiano sostiene l’amministrazione trumpiana che promuove la fame a Cuba attraverso l’embargo, e su questa contraddizione non spende una parola. Ritengo che si tratti di una giunta politicamente disastrosa, al di là dei risultati elettorali, perché a parlare devono essere i fatti. E i fatti dicono che il territorio dal punto di vista idrogeologico è stato abbandonato, che gli investimenti non ci sono stati, che le procedure accelerate per la messa in sicurezza non sono mai state attivate. Si è invece consentito che oltre due miliardi di euro di Fondi di Sviluppo e Coesione — sommando Calabria e Sicilia — venissero dirottati sul Ponte. Questo è un modo assolutamente fallimentare di gestire una regione”.
Lei ha chiuso la campagna per il No al referendum costituzionale. Se dovesse indicare una sola ragione, la più urgente, per andare a votare No, quale indicherebbe?
“Dobbiamo evitare la concentrazione dei poteri. Dietro questa riforma sulla separazione delle carriere si nasconde la volontà di condizionare un potere costituzionale, delegittimandolo. Si vuole alterare l’equilibrio tra il potere politico — la rappresentanza del Parlamento — e il potere esecutivo. Quando, per esempio, si introduce il sorteggio per accedere agli organi di autogoverno della magistratura, si raggiunge un livello così profondo di condizionamento da rendere evidente la strategia: delegittimare la magistratura come istituzione. Per noi la magistratura è un presidio di democrazia. Va salvaguardata. E bisogna andare a votare No“.
Angelo Bonelli riparte, con la valigetta piena di dati e di storie raccolte lungo il fiume. Fuori, il cielo sulla Sibaritide è ancora pesante, come se non avesse ancora finito quello che aveva da dire.









