Revocata dalla Giunta Murone dopo il passaggio a Futuro Nazionale, l’ex assessore all’Ambiente di Lamezia Terme non cerca rivincite ma rivendica la sua coerenza. Donatella Amicarelli racconta i retroscena della revoca, il tentativo iniziale del sindaco di difenderla e le pressioni politiche arrivate dall’alto. Dalla scelta di aderire al movimento di Vannacci, che definisce frutto di una riflessione profonda e non barattabile con alcuna poltrona, alle voci di una futura candidatura in Parlamento, fino ai temi più divisivi come aborto e diritti civili. Un’intervista a testa alta, senza rancore ma con la lucidità di chi dice di aver pagato volentieri il prezzo della lealtà alle proprie idee.
Come sta, dopo un estromissione comunque non proprio inattesa?
“È vero, la revoca non era del tutto inattesa, perché credo in un principio fondamentale, ovvero che ognuno combatta le proprie battaglie con il carattere e il coraggio che ha. Ed è proprio questo principio che, in un certo senso, mi aveva già lasciato presagire lo scenario che si sarebbe verificato a breve. Detto questo, posso dire con serenità di essere soddisfatta per essere rimasta coerente con una scelta compiuta con convinzione. La coerenza e l’aderenza alle scelte compiute sono valori che non si possono barattare per nessuna carica, per nessuna posizione: e questo è già un risultato importante, ed è a questo che tengo di più. Per me la politica resta un’attività nobile, importantissima, ed è un privilegio poterla esercitare libera da condizionamenti: è questa la fortuna che sento di avere”.
Mi è sembrato che il sindaco Murone abbia tentato di trattenerla, resistendo coraggiosamente alle pressioni che venivano dall’alto. Noi, al riguardo, già a giugno scrivemmo che al primo cittadino fosse stato suggerito di farla fuori
“La mia revoca, certamente, non è caduta come un fulmine a ciel sereno: era, in un certo senso, nell’aria, e rappresentava una conseguenza potenzialmente prevedibile della scelta che avevo compiuto aderendo a Futuro Nazionale. Devo dire, con onestà, che in un primo momento il sindaco aveva cercato di tutelare la mia posizione, e questo l’ho apprezzato. Resta però una domanda alla quale, ad oggi, fatico a dare una risposta pienamente convincente: se a giugno si è riusciti a resistere a determinate pressioni politiche, perché ad agosto, con l’estate ormai quasi conclusa, a quelle stesse pressioni si è invece deciso di cedere completamente? Evidentemente, chi ha esercitato pressioni ad agosto lo ha fatto con un peso politico più forte di chi lo aveva fatto a giugno. Non nascondo che rimuovere un assessore all’ambiente alla vigilia dell’estate avrebbe comportato un peso organizzativo ben diverso. Farlo ora, a stagione quasi conclusa, richiede, ovviamente, uno sforzo di gestione ben minore. Ritengo che di fronte alle note pressioni partitiche non fosse tanto la mia persona a dover essere tutelata, quanto la città stessa: il dovere di consentirmi di portare a termine i lavori avviati, di non interrompere ciò che era in cantiere, di non arrecare danno a Lamezia Terme e ai suoi cittadini. È una riflessione che condivido con serenità, senza rancore, ma con la lucidità di chi guarda alle cose per quello che sono”.
Però l’assessorato se lo poteva pure tenere, considerando che non stava sfigurando. Bastava solo uscire fuori da Futuro Nazionale
“La coerenza e la lealtà sono valori che non sono disposta a svendere per nessuna posizione né per nessuna carica. Mi assumo, a testa alta, le conseguenze di una scelta che ho compiuto con piena convinzione: il passaggio a Futuro Nazionale. Non è stata una decisione presa alla leggera, ma il frutto di una riflessione profonda e di un percorso condiviso con un gruppo con cui, sin da subito, si è instaurato un rapporto di rispetto reciproco e stima. Sono fermamente convinta che la coerenza verso le proprie scelte sia la forza stessa che alimenta il cammino intrapreso: senza di essa, ogni passo perderebbe significato, e ogni parola pronunciata varrebbe meno di un silenzio. Per questo, anche quando una scelta comporta un prezzo da pagare, io lo pago volentieri, perché so di camminare nella direzione in cui credo. È così che intendo la politica: non come un susseguirsi di posizioni da difendere ad ogni costo, ma come un cammino da percorrere con lealtà verso se stessi, prima ancora che verso gli altri”.
Dicono che sarà risarcita con una bella candidatura al parlamento in quota Vannacci
“Credo fermamente nel principio della meritocrazia, e non lo affermo in astratto: ne sono io stessa testimonianza diretta. Ho ricoperto l’incarico di assessore in quanto prima dei non eletti, secondo un meccanismo che premia il consenso ottenuto sul campo e non le logiche di corrente o le appartenenze. Quando mi sono candidata, questo principio mi era stato garantito con chiarezza, ed è stato puntualmente rispettato: chiunque, al mio posto, avesse ottenuto lo stesso consenso elettorale, si sarebbe trovato nella medesima condizione. Non si è trattato di un privilegio, ma dell’applicazione di una regola. Ho vissuto in prima persona cosa significhi essere valutati per i risultati e per il sostegno ricevuto dai cittadini, e proprio per questo so quanto tale principio sia, oggi, purtroppo raro nella politica italiana, troppo spesso ancora governata da logiche diverse. È un valore in cui credo profondamente, e se in futuro dovesse arrivare una nuova opportunità o una candidatura, la vivrei allo stesso modo: come il riconoscimento di un impegno e di un consenso costruiti sul campo, non come una concessione. La meritocrazia, per chi come me l’ha vista funzionare, non è uno slogan: è un metodo che va difeso e applicato con coerenza, sempre”.
Mi dica sinceramente una cosa: ma lei è d’accordo proprio su tutta la linea programmatica del Generale, diritti civili e aborto compresi?
“Credo sia importante sfuggire alle mistificazioni che spesso si leggono attorno a questi temi, e riportare la discussione sui contenuti reali. Per quanto riguarda l’aborto, va detto con chiarezza che non si parte da un vuoto normativo, né da una volontà di sovvertire l’esistente: si parte da una legge, la 194, che esiste da quasi cinquant’anni e che resta il punto di riferimento. L’accento posto sulla fase preventiva, sul sostegno concreto alle donne che si trovano in difficoltà, sull’accompagnamento verso scelte consapevoli, va letto come un rafforzamento di uno degli aspetti già previsti dalla legge stessa, non come un tentativo di comprimerne l’applicazione. Lo stesso approccio va applicato alla lettura delle proposte sui diritti civili. Anche in questo caso, prima di esprimere giudizi, è necessario distinguere tra la sostanza delle proposte e le semplificazioni che talvolta le accompagnano nel dibattito pubblico. Il punto centrale che viene posto non è la sottrazione di tutele già esistenti, quanto piuttosto una loro diversa collocazione giuridica: le facoltà concrete oggi riconosciute, penso, ad esempio, alla possibilità di assistenza ospedaliera, alla rappresentanza legale, ai diritti successori, verrebbero ricondotte a diritti individuali esercitabili da ogni cittadino verso la persona di sua scelta, senza che il vincolo affettivo debba necessariamente essere il presupposto per il loro riconoscimento”.












